Esiste un Occidente cristiano? Oh, yes... please
- Autore:
- Fonte:
Tra quanti liberamente, ma profondamente, a lui si rifanno c'è un poderoso scrittore e pensatore politico del Michigan, Russell Kirk.. E poi la grandissima, scandalosa scrittrice del sud, Flannery O'Connor: una pellegrina sicura e incolume nel "territorio del diavolo".
Russell Kirk (1918-1994, di origini scozzesi) esibisce un'opera ricchissima e completamente ignorata presso gli intellettuali nostrani: nei decenni scorsi solo Mario Marcolla ne ha parlato, prima che uscisse Le radici dell'ordine americano. Docente universitario di Dottrine politiche, abbandonò l'insegnamento per dedicarsi completamente al progetto di andare alle radici del pensiero conservatore e di riproporlo nel presente, quale alternativa agli errori delle rivoluzioni. Redigerà pagine fondamentali: il volume The Conservative Mind - from Burke to Eliot (1953) è caposaldo che conferma il motto francese "tout conservation est un acte de sauvetage".
Spetta alla tradizione fare salvataggio di ciò che di buono sia nel passato, offrirlo al presente in vista del futuro. Kirk fece una ricognizione intellettuale tra i nemici delle verità perenni e della naturale costituzione della persona, per mostrare che costoro, negando la natura creata dell'uomo, introducono l'oppressione benché in nome di "Libertà, Uguaglianza e Fraternità".
"Lo Stato romano non dimentica mai che la famiglia era il fondamento di tutto l'ordine sociale civile. Questa attività di salvaguardia e sostegno della famiglia passa dal morente Stato romano alla Chiesa universale emergente. Roma è il potere che trattiene, scrisse il cardinale Newman; il potere che, nei tempi antichi e anche ai giorni nostri, frena gli uomini e le donne dall'indulgere verso quegli appetiti che, se si realizzasse la loro supremazia, distruggerebbero il genere umano. La famiglia è un'istituzione di controllo, di un controllo portatore di vita (contro quanti) in nome dell'emancipazione, vorrebbero renderci tutti orfani. Quando il potere frenante di Roma verrà spezzato, dichiarava Newman, allora giungerà l'Anticristo. Fulberto di Chartres, nei tempi medievali, dichiarava che noi moderni siamo nani in piedi sulle spalle di giganti: vediamo più lontano di quanto facciano i giganti, ma solamente perché siamo saliti sulle loro spalle. Quei giganti sono gli uomini sapienti delle epoche classica e cristiana primitiva. Da loro ereditiamo l'ordine dell'anima e l'ordine della cosa pubblica. Se pensiamo di liberarci del passato saltando giù dalle spalle di quei giganti, cadremo nel fossato dell'irrazionalità". (da Stati Uniti e Francia: due rivoluzioni a confronto)
L'autobiografia di Russell Kirk segue l'avventura attraverso il Novecento di un uomo "giunto a concludere che una civiltà non può sopravvivere a lungo alla morte della fede in un ordine trascendente": parlando di sé settantaduenne, lo scrittore ammetteva che "nessuna dottrina è più confortante dell'insegnamento sul Purgatorio, in parte dono di Gregorio Magno alla Chiesa: la via purgativa concede l'opportunità di espiare quanto si sia lasciato scorrere via, una parte preziosa della vita, valorizzando l'attimo presente".
E l'attimo presente è anche il regno di una statunitense che non fu yankee, la scrittrice Flannery O'Connor (1925-1964), di tempra vivissima, sudista di origini irlandesi in un universo protestante ("Proprio perché cattolica, non posso permettermi di essere meno di un'artista"), morta giovane di malattia inguaribile: lascia due romanzi e due dozzine di racconti, graffi indelebili di narrativa. Esigente, soprattutto con i propri limiti, finì per sancire che "chi è senza speranza non solo non scrive romanzi ma, quel che più conta, non ne legge. Non ferma a lungo lo sguardo su nulla, perché gliene manca il coraggio. La via per la disperazione è rifiutare ogni tipo di esperienza". Chi leggesse la O'Connor tenga conto del suo stile deciso, reciso, indelebile, poiché "lo scrittore di narrativa spiega il meno possibile".
A far sobbalzare è il libriccino Nel territorio del diavolo (Theoria,1993) nel quale l'autrice ricorda che la miniera dell'arte è il tessuto dell'esistenza circostante: un bagno di realtà per gran parte degli artisti contemporanei, vittime dell'irreale.
"Argomento della mia narrativa è l'azione della grazia in un territorio tenuto in gran parte dal diavolo e l'astuzia più grande del diavolo, ha detto Baudelaire, è convincerci che non esiste".
Ma tra le visioni del mondo tradizionale e modernista, la verità delle cose sta con la prima: compito della narrativa è dunque incarnare il mistero (del senso della vita) attraverso le maniere (del vivere di tutti i giorni). Al volgere del secolo, Henry James scriveva che la giovane donna del futuro, pur condotta a spasso su una macchina volante, nulla avrebbe saputo del mistero o delle maniere. Non si può certo dargli torto. Il mistero di cui parlava è il mistero della nostra posizione terrena, e le maniere sono quelle convenzioni che, nelle mani dell'artista, rivelano quel mistero centrale. Dunque, "meglio un posto che niente. Meglio maniere tradizionali, per squilibrate che siano, che nessuna maniera".
La O'Connor pone finalmente il dilemma al livello giusto, non sul piano basso e soffocante della coscienza individuale, ma sulla scena del destino: "il romanziere cattolico crede che il peccato distrugga la libertà; il lettore moderno crede che sia quello il modo di ottenerla. Non c'è molta possibilità di intesa tra i due". Ora come sempre si tratta di acconsentire o di cedere, nessuno deciderà al nostro posto, e la scrittura deve esasperare la scelta, non edulcorarla: "il romanziere di impegno cristiano troverà nella vita moderna storture che lo disgustano e il suo problema sarà di farle apparire come storture a un pubblico abituato a considerarle naturali". Flannery O'Connor conclude così, con amore severo e indulgente verso il lato grottesco del nostro essere uomini.