"Mistica della carne" di F. Hadjadj
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Tra i suoi testi, oltre a Mistica della carne, Farcela con la morte (2006), La terra strada del cielo (2010), Che cos’è la verità (2011), Il paradiso alla porta (2013).
E’ intervenuto più volte al Meeting di Rimini e al Centro Culturale di Milano; un suo testo teatrale, Job o la tortura dagli amici, è stato rappresentato in Italia

Un libro interessante, un autore da leggere.
Hadjadj, Fabrice - Mistica della carne. La profondità dei sessi
Medusa 2009, € 17,50
I testi di Fabrice Hadjadj sono tesi alla scoperta che tutto è segno, tutto rivela che l’uomo ha bisogno di Dio, che la terra, in ogni sua virgola, conduce al cielo e che non ci sono altre vie.
Traggo qualche spunto dal suo testo Mistica della carne. La profondità dei sessi. Non riassumo ovviamente tutto il testo, mi limito a riportarne alcune suggestioni per invogliarne la lettura.
L’autore, nelle prime pagine, osserva che, nonostante l’inflazione del sesso, in realtà non si sa più quale ne sia lo scopo, mentre è chiaro lo scopo dei polmoni. In dichiarazioni importanti come quella dell’OMS o di una legge olandese si proclama semplicemente che è piacere. In questo quadro edonistico, per un verso la Chiesa appare contro il sesso: la Madonna è vergine, Gesù è celibe, ecc.; per un altro il sesso si riduce ad una tecnica (intesa come tecnica del godere).
Hadjadj sostiene invece che c’è un profondo significato del sesso, che la carne è dotata di molto spirito, tanto che si può parlare di una vera e propria mistica della carne e ipotizza che il rifiuto della morale sessuale sia in realtà una paura dei sessi, in altri termini che le nostre arti del godere siano una fuga davanti alla sessualità che egli definisce come dramma.
Ecco alcuni motivi per cui il sesso, secondo l’Autore, è profondo ed è dramma; ne scelgo alcuni provocatori e magari discutibili.
Per cominciare: l’uomo chiede una garanzia mistica per i propri amplessi, non fa mai solo sesso, né fa figli solo per continuare la specie; lo scopo del piacere potrebbe bastare ma l’uomo cerca la beatitudine, l’attesa del godimento c’entra con la questione della felicità. Per questo si può arrivare a dire che la preghiera nasce dalla carne stessa, lo stesso piacere non è mai solo questo.
Ma ancora, in un paragrafo intitolato “Umanità dei peli” l’autore nota che se la nudità di una bella donna mi spinge fuori di me, non è perché non è spirituale, ma perché lo è troppo. Nel senso che qualcosa di essa parla al mio corpo dicendogli: sei mio; in questo caso non è il desiderio di possedere che mi prende, ma lo stupore del mio essere spossessato. Ma di certo, dice Hadjadj, noi non chiedevamo tanto e non lo reggiamo, anche se in fondo desideravamo questa nudità più profonda per spezzare il nostro sentimento di soddisfazione di noi stessi.
Siccome non reggiamo la profondità dei sessi, ci difendiamo con la continua esposizione del corpo, infatti il corpo nudo serve solo a nascondere quello che si è in realtà, la vera messa a nudo; il vero e supremo strip-tease consiste invece proprio nel coprire la parti inespressive (cioè appunto il corpo) e nel lasciar vedere le mani e il volto, così che possano offrirsi nella vera luce, ma questo vero scoprirsi fa paura. Se l’attenzione è solo sulla carne, ci si impedisce di vedere la persona, le sue domande, il suo mistero.
Per fortuna il nudo nell’arte ci può aiutare, infatti il corpo nudo dipinto è un’altra cosa (Hadjadj cita Jean Fouquet, che dipinge Agnès Sorel, o Rubens che dipinge Il Trionfo della verità). Nell’arte, cioè, viene certamente mostrato il corpo nudo, in cui sono presenti anche le parti pelose-bestiali, ma a ben guardare non è il desiderio di possedere che domina, bensì lo stupore dell’essere spossessato.
Se è vero che il nocciolo profondo dell’amore è lo spossessamento, esso è già presente nell’atto sessuale. Poiché ciò non è, come detto, sempre evidente, Hadjadj non esita a fare questi esempi, certamente un po’ arditi:
-con gli organi genitali siamo al di là della volontà, l’erezione non dipende dall’uomo, poi nel caso della donna c’è la duplice impotenza delle mestruazioni e del concepimento. In sintesi: le nostre volontà vengono umiliate dai nostri sessi.
-anche quando l’unione sessuale frontale, che è tipica solo della specie umana, vuole arrivare al senso di questa unicità, cioè aprirsi all’intesa, c’è sempre qualcosa che si mette di mezzo, anche la vanità di far godere l’altro. Per riconoscerlo, al di là di una certa idea cattolica secondo cui il piacere sessuale non è egoista se procura piacere all’altro, bisognerebbe ammettere una sconfitta.
-un altro elemento di scacco da riconoscere è che l’istante del godimento si rovescia in spoliazione, la decomposizione del volto nell’orgasmo è un reciproco richiamo a riceversi in maniera duratura sino alla decomposizione: mia cara, mia carne, mia carogna. Come nell’amore-godimento vi è una decomposizione dei volti, così vi è amore nell’annuncio di questa decomposizione.
-un altro scacco: l’unione sessuale frontale, che è solo della specie umana, permette l’unione delle bocche nel bacio; esso allude al significato del mangiare, ma proprio per questo è anche scacco: non posso mangiare l’altro.
In forza della spoliazione contenuta nel sesso (che è un aspetto della sua drammaticità) Hadjadj, utilizzando espressioni forti, dice che abbiamo dunque un abisso in mezzo alle gambe e che la ribellione tra le nostre cosce vuole insegnarci l’umiltà, è un castigo, nel senso vero del termine: etimologicamente castigare vuol dire rendere casti.
Come si può notare, siamo invitati a non trascurare, anzi a scoprire, il valore del particolare. Su questa linea, interessanti le osservazioni inerenti la dimensione tattile, implicata nell’atto sessuale.
Citando Aristotele, l’autore osserva che, mentre per altri sensi come la vista e l’udito siamo inferiori agli altri animali, nel tatto noi li superiamo. E perché mai?
L’autore comincia col dire che il valore di questo senso è che determina meglio il vicino e il lontano, infatti una cosa mi è vicina solo quando posso raggiungerla o esserne raggiunto.
Il prossimo, osserva Hadjadj, è dunque colui che ho voglia di schiaffeggiare o che ha l’alito pesante, cosa ben diversa da generici amori per l’umanità o per la difesa dei diritti umani. Queste sono cose che “conducono l’uomo a lotte igieniche e inoffensive”. Infatti: “la filantropia si accontenta di una foto e manda un assegno; la carità esige la prossimità fino al pugilato”. Ancora più in profondità: quando tocco, vengo io stesso toccato, perché nel tatto si percepisce sia se stessi che l’oggetto; la vista non ha questo potere perché vediamo le cose senza vederci contemporaneamente. Con il tatto si sente contemporaneamente l’oggetto e il nostro corpo come nostro, e lo si sente interamente perché il tatto non è localizzato in un organo, ma in tutto il corpo. Se con la vista io posso vedere la mia mano come la vedono gli altri, nessuno può sentire la mia mano come la sento io. Dunque il tatto ci permette di sentirsi e sentire il mondo più radicalmente di tutti gli altri animali e di poter godere più di loro della presenza delle cose, il tatto ci procura la gioia di essere che poi, a sua volta costituisce la base del conoscere cui presiedono, a livello sensoriale, la vista e l’udito.
Torniamo al tatto nel sesso: nell’amplesso “Anche la carne che sento e per mezzo della quale mi sento, mi sta sentendo e, pertanto, si sta sentendo… L’amplesso modella la nostra creta a immagine di quel giorno in cui uscì dalle dita di Dio. E’ come se ricevessimo una seconda volta il nostro corpo l’uno dall’altro, ce lo restituiamo l’un l’altro per intero.”
Ci fermiamo qui ma il testo continua, per esempio sulla procreazione.