Se l'ordine è una virtù
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Dopo di lui, destino dei fini osservatori e riflettere su ordine e disordine del mondo, su disordine e ordine dell'amore: da san Tommaso d'Aquino e Dante la tradizione riappare qua e là: Giambattista Vico, Antonio Rosmini, Alessandro Manzoni oppure Kierkegaard o Newman. Riandare alle loro potenti indicazioni verso le origini è un viaggio che somiglia al pellegrinaggio purgatoriale di Dante, e suggerirà un'autentica riconoscenza all'Autore dell'ordine, mediante quella strana operazione sconosciuta ai moderni che si chiama "espiazione".
L'ordine è difficile da riguadagnare perché impone innanzitutto di aderire a qualcosa di apparentemente estraneo, che solo in seguito procura il sollievo della condizione, oggi quasi estinta, definita presso gli antichi "giubilo". L'ordine, ritrovato e riconosciuto attraverso e malgrado il disordine, privilegia il riconoscimento di sé e della realtà e della riconoscenza per il fatto di essere vivi. Prima o poi esso induce alla domanda dolcissima e terribile che tanto assillò, appunto, sant'Agostino sul punto di convertirsi: "Chi stabilisce questa armonia?". Aristotele, in un passo della Metafisica (1078 a), scrisse che "le forme supreme del bello sono l'ordine, la simmetria e il definito" e chiunque le ravvisi, intrecciate nell'imperfezione del proprio viaggio terreno, guadagna all'improvviso la disponibità a lasciarsi condurre da quella che i cristiani chiamano Provvidenza.
Una volta erose le condizioni affinché perduri la consegna di generazione in generazione dei molti modi di riconoscere l'ordine alla luce della verità, la scomparsa del rispetto dell'ordo conduce alla soppressione della realtà: ricordiamo che etimologicamente la parola deriva dal greco orthos cioè "giusto", "retto". L'esaltazione caos, evidente nel nuovo moralismo di costume e arte, ci imprigiona nell'egoismo: che cosa potrebbe accadere a una civiltà che tralasci di tramandare la gioia, il trovare, i motivi per i quali vivere?
La conoscenza umana (san Tommaso dice "adaequatio rei et intellectus") è l'adeguarsi del nostro intelletto alla realtà delle cose, equilibrio tra interiorità e mondo. Il confronto autentico con la realtà, con l'ordine nascosto che ironizza il caos manifesto, diventa via via più difficile ora, ostacolato da "realtà virtuali" postmoderne, da surrogati, da banali esperienze stupefacenti: l'epoca del post-comunismo rovescia l'assioma di Marx, l'oppio è la religione dei popoli.
Nell'epoca del consumismo, la persona diventa consumatrice di benessere e frustrazione: letteratura, filosofia e arte ormai da un secolo tracciano la mappa del disagio dell'uomo contemporaneo. Un esempio grandioso fu l'affresco del tramonto occidentale nella Vienna fin-de-siècle, dove un prodigioso rigoglio artistico raccontò il dissolvimento di un mondo (in quanto l'impero austroungarico e l'Austria felix rappresentavano l'uomo intero): Hofmannsthal, Klimt, Freud, Musil, Kafka, Kraus e molti altri fiorirono come boccioli di serra nella belle epoque fino alle soglie della Grande Guerra, che tutte le Avanguardie spazzò via. Così svaniva la civiltà che, in nome del suo amore per l'ordine, scoprì il disordine del mondo.
Una terapia consisterebbe, oggi, nel riproporre idee ancora inesplose, compiere adesso scelte che si sarebbero dovute fare un tempo, ma che ancora aspettano d'esser compiute, fare esperienze, incontrare persone, visitare luoghi che l'ufficialità volentieri tace, esilia, nasconde e nasconderebbe in perpetuo. L'ordine dell'amore riscopre tutto ciò.