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Ceriotti Migliarese, Mariolina - Padri e Figli. I sentieri della paternità

Autore:
Mariolina Ceriotti Migliarese
Fonte:
- Edizioni Ares
Leggere (sapendo scegliere gli autori) è un esercizio necessario per capire la realtà e se stessi. Facendo sempre il paragone con la propria «esperienza elementare» (don Giussani). Questo testo ci aiuta a riscoprire l'autentica paternità.
Ecco l'Introduzione a questo testo prezioso

Anche per i non credenti, l’inesauribile riflessione sul paterno non può che avere come riferimento ultimo il rapporto tra il “Padre” e il “Figlio” per eccellenza. È dunque lecito domandarci quale sia lo stile di vera paternità che i Vangeli ci suggeriscono, e come far sì che la riflessione non si limiti a costruire belle teorie, ma possa invece guidare i nostri passi verso sentieri pratici e percorribili a ogni padre.
Questo piccolo libro nasce accompagnato da diverse domande.
La prima è questa: davvero c’è ancora qualcosa che valga la pena scrivere (e venire letto) sulla relazione tra padri e figli? Sul tema ci sono molti libri esaurienti, scritti da validi specialisti; non è quindi facile poter trovare qualcosa che ancora non sia stato detto.
In secondo luogo: può essere compresa ed espressa dal femminile la realtà più profonda della paternità? Non sarebbe meglio lasciar parlare i padri?
E ancora: il rapporto del Padre con il Figlio è argomento “alto”, che certo mal si adatta a letture psicologiche; è possibile collegare tra loro la relazione Padre/ Figlio e quella padri/figli che noi conosciamo? È lecito mescolare una lettura spirituale con quella delle dinamiche psicologiche? Non si rischia di semplificare eccessivamente sia l’una che l’altra?

Se mi sono decisa a scrivere, è perché credo che l’invito rivolto a ciascun cristiano sia quello di contribuire in modo personale alla lettura concreta del messaggio evangelico, ciascuno secondo il proprio carisma: una psicoterapeuta, dunque, non può che domandarsi come mettere insieme ciò che conosce attraverso la sua esperienza umana e professionale con ciò che emerge dalla lettura del Vangelo.
Per un credente non può esserci contraddizione se non apparente tra le verità che scopriamo sull’umano e ciò che la Scrittura ci guida a conoscere. Le parole di Gesù «la Verità vi farà liberi» sono un invito costante a non avere paura di cercare a tutto campo con libertà e sincerità, e ci assicurano che il benessere psichico e quello spirituale non possono essere in contraddizione tra loro.
Si tratta di continuare a cercare, di continuare a capire, perché il disegno di Dio sull’uomo è un disegno di felicità di cui Lui stesso ci indica la strada. Ciascuno di noi deve portare la sua piccola pietra, se vuole contribuire a quella grande costruzione che è la Chiesa.
Se vogliamo assomigliare nella vita reale al Padre, come Gesù ci chiede, credo sia importante riflettere a tutto campo sull’essere padri, proprio a partire da ciò che ricaviamo dal Vangelo: credo tra l’altro che a Dio-Padre, come a ogni padre, non possa che fare tenerezza un figlio che si chiede come può fare per assomigliargli.

Il rapporto padre/figlio è parte integrante dell’esperienza umana di Gesù: il Dio-Gesù era anche l’Uomo-Gesù, e il Padre celeste nel relazionarsi con lui ha certamente tenuto conto di tutte le esigenze della sua umanità.
Come essere padri secondo lo stile del Padre?

Non ho, naturalmente, una risposta che possa essere esauriente, ma questo libro vuol essere un contributo alla riflessione, un invito a comprendere che amare secondo il cuore di Dio non è qualcosa di teorico e non passa dai massimi sistemi, ma è una realtà molto concreta che richiede una piccola e costante educazione del cuore.
Questo passaggio dai vertici della spiritualità alla concretezza della vita quotidiana può essere considerato un contributo specificamente femminile al pensiero maschile, che tende piuttosto all’astrazione: il pensiero femminile sente le necessità e il compito di tradurre le meraviglie del pensiero astratto in concretezza, nutrendo non solo la mente ma anche il cuore. Come dice Edith Stein, anche quando si occupa di idee o cose, la donna sa che ogni cosa serve a una persona [E. Stein, La donna. Ed. Città nuova, 1968, p. 52 «Ciò che non ha vita, la cosa, la interessa solo in quanto serve al vivente e alla persona, non in sé stessa»] ed è questo ciò che risveglia il suo principale interesse, rendendola potenzialmente rivoluzionaria, perché capace più dell’uomo di sfuggire alle ideologie e di mantenersi aperta a più punti di vista.

Come terapeuta donna, suggerisco perciò sommessamente all’uomo di ricordare che la paternità buona, sulle orme del Padre, non passa da cose speciali o difficili, ma piuttosto da atteggiamenti e scelte concrete che si declinano, giorno dopo giorno, nella normalità e imperfezione delle nostre relazioni.

Il libro si compone di nove capitoli: non dieci, come un decalogo, e questo perché nessun decalogo potrebbe esaurire l’argomento. C’è un capitolo dieci non scritto, non definito, aperto alla ricerca personale di ciascuno.
I nove punti mi si sono manifestati praticamente da soli, come un’evidenza, e questo può solo indicare la presenza di un segno, o una grande presunzione. Spero si tratti della prima ipotesi.
In quasi tutti i capitoli ho inserito delle brevi storie, selezionando volutamente episodi che non hanno niente di eccezionale: sono solo spunti scelti tra i tanti possibili, proprio per suggerire che il nostro compito è cercare di tradurre in quotidianità buona le indicazioni profonde che ci arrivano dalla Parola di Dio. Gli episodi che racconto non riguardano solo il rapporto con i figli piccoli, ma ho preso spunto anche da relazioni con figli già adulti, perché credo si rifletta ancora troppo poco sul valore che il rapporto con il padre continua ad avere anche a una maggiore età.

Elenco qui brevemente l’argomento trattato in ciascuno dei nove capitoli:
1. Il riconoscimento del Figlio (il battesimo di Gesù: «Tu sei mio Figlio»). Anche la paternità umana prende il via dal riconoscimento del figlio.
2. Il compiacimento: riconoscimento di bellezza e di valore (il battesimo di Gesù: «Tu sei il mio Figlio diletto; in te mi sono compiaciuto»).
Ciò di cui un figlio ha bisogno in rapporto al padre è lo scambio di stima: essere stimati da chi stimiamo.
3. Indicazioni di rotta: il padre introduce il figlio ai valori (le tentazioni di Gesù). Il padre aiuta il figlio a comprendere la realtà, a rinunciare all’onnipotenza, a dare il giusto ordine alle cose.
4. La vocazione del Figlio (Gesù perduto e ritrovato nel tempio).
Il figlio ha bisogno che il padre abbia a cuore la sua libertà, che lo incoraggi a capire dove va il suo vero desiderio.
5. Il credito (la trasfigurazione: «Questo è mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!»)
Il figlio ha bisogno di sentire che il padre gli fa credito, gli riconosce sempre da capo la possibilità di farcela, apprezza i suoi sforzi ancora più dei suoi successi. Il padre è contento che il figlio possa superarlo in capacità.
6. Il tempo insieme (il colloquio personale Padre-Figlio: la preghiera).
Il figlio ha bisogno di spazi e tempi di relazione personale, diversi a seconda dell’età: per il gioco, per la condivisione di attività, per la confidenza spontanea rispettando i tempi del figlio.
7. L’ascolto (resurrezione di Lazzaro: «io so che Tu sempre mi ascolti»).
Il figlio ha bisogno di ascolto. Deve potersi allenare a esprimere il proprio pensiero liberamente, nella certezza che il padre abbia vero interesse per lui.
8. La tenerezza («Abbà, Padre»).
Il figlio desidera poter contare sulla tenerezza rispettosa del padre.
9. Il Padre non toglie al Figlio il confronto con il dolore e la morte, che sono contenuti nella sua vocazione alla vita (l’orto degli ulivi).
Il codice materno e il codice paterno: due approcci indispensabili alla relazione.

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