Kuby, Gabriele - La mia strada per Maria. Diario di una conversione
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Di lei così dice l'allora Card. Ratzinger - Benedetto XVI: «Gabriele Kuby è una donna coraggiosa che lotta contro quelle ideologie che, in ultima analisi, conducono alla distruzione dell'essere umano... Nello specchio della sua vita si riflettono i problemi e le pene di tutta una generazione. Attraverso il suo percorso in mezzo a tanta oscurità si apre una porta che conduce a Maria, che a sua volta conduce alla santa Chiesa e all'incontro con Cristo, il Figlio del Dio vivente

Leggere un libro è sempre un’avventura, che lascia un segno nella vita, soprattutto se racconta una storia vissuta.
Avevo letto (e recensito su CulturaCattolica.it) il testo di Gabriele Kuby, In politica da cristiani, e mi aveva colpito l’interesse mostrato a che la fede non fosse staccata dalla vita, ma che diventasse strada di positività e di costruzione, via, cioè, al bene comune. Quello che Giovanni Paolo II ha ricordato con la sua forza di persuasione: «Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta».
Oggi, dopo avere letto “La mia strada per Maria. Diario di una conversione”, penso che questo sia un testo da prendere in considerazione.
E ciò per vari motivi:
1. Si tratta del racconto di una conversione alla fede “cattolica” senza che l’autrice nasconda le domande presenti nel suo cuore, costringendoci in questo modo ad arrivare alla fine per trovare una risposta pacificante e convincente.
2. Leggendo queste parole ci accorgiamo che vengono svelati gli aspetti commoventi e profondamente umani della relazione con Maria Santissima, mostrando che la devozione alla mamma di Gesù, se da un lato consola il cuore, dall’altro sostiene potentemente nel cammino della vita.
3. Senza veli, il libro mostra certi comportamenti di religiosi cattolici proni al mondo, alla sua cultura, ai suoi slogan, che non sostengono un serio cammino di fede. L’autrice, con finezza e carità, mostra i limiti di un certo “modernismo” infiltratosi nei ranghi della Chiesa cattolica stessa.
4. Le figure che aiutano l’autrice nella conversione e nel mantenimento della fede sono autentici esempi di quella “santità della porta accanto” che testimoniano la realtà della provvidenza, come disegno buono di Dio e di Maria per la felicità dell’uomo. E nello stesso tempo mostrano un amore alla ricerca della verità che ha sostenuto, nel contorto cammino dell’autrice, tutti i suoi passi, fino alla pacificazione del cuore.
5. Le tante domande, e i dubbi di Gabriele Kuby, trovano risposta nell’appendice del testo quando, dopo avere terminato la scrittura del libro, ella si trova di fronte alle parole del documento Vaticano “Dominus Jesus” che mostrano la ragionevolezza della sua scoperta della fede cattolica e la giustezza della pretesa di essere e non “una” via, ma “la” via per la verità, e quindi la salvezza, vista anche come felicità e pace dell’anima.
L’esercizio della lettura diventa, in questo modo, l’occasione per un incontro reale con una persona che ci testimonia che la vita è un cammino per la verità e che in questa ricerca il Signore e la Sua grandissima e amorevolissima Madre non lasciano mai solo l’uomo.
«Se c’è una cosa che posso affermare di me è che sono un’anima in cerca di Dio.
Devo esserlo già stata all’età di otto anni, quando chiesi a mia madre: “Vado in paradiso se non sono battezzata?” Mia madre comprese e fece battezzare i suoi cinque figli secondo il rito evangelico». (Pag. 14)