Matrone, Ida - Lettere da un carcere. Racconti e volti di un'amicizia
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Prefazione di don Claudio Burgio. Nota di Silvano Petrosino

Lettere da un carcere di Ida Matrone, Ed. Ares € 14,00 - Epub € 9,99
In copertina nere strisce verticali evocano le sbarre di una prigione, ma la foto a fianco di un giovane detenuto ci fa avvertiti che di persone si tratta, e non di astratte categorie. L’universo carcerario, pur oggetto di una specifica opera di misericordia (“Visitare i carcerati”), è da sempre accompagnato da timori e pregiudizi che alimentano un certo semiconsapevole razzismo (“Saranno come noi?”).
Ida Matrone, già insegnante di Religione, volontaria di “Incontro e Presenza” nel carcere di Bollate, è entrata in questo mondo forte del dono ricevuto nell’incontro con Cristo e con il suo corpo vivente, e armata di un grande alleato: il cuore.
Il cuore, l’esigenza di compimento e di felicità, che ci rende “fratelli tutti” e fa cadere ogni barriera e pregiudizio.
L’occasione materiale per lo scambio intenso e amoroso di lettere e messaggi tra Ida, Pierluigi, Gianluca e i loro amici carcerati, è stato il primo lockdown per il Covid-19 (marzo 2020), l’impossibilità di tornare in carcere a incontrarsi dal vivo. Questo ha fatto venire a galla la verità del rapporto con queste persone recluse, prima sconosciute ma ora parte ineliminabile della propria vita. E ha indotto Ida a raccontare i dieci anni della sua amicizia con tanti volti, allineati nella galleria fotografica finale: una ricchezza di creatività (da Guareschi alla Mostra sui Giusti, da Péguy a Newman, dal Giubileo della Misericordia alla Sacra Rappresentazione natalizia) riversata nei momenti tanto attesi di incontro quindicinale, e in tutta la vita che ne è nata.
“Perdono” e “Speranza” sono le parole chiave che don Claudio Burgio, Cappellano del Carcere minorile “Cesare Beccaria”, nella sua Prefazione fa emergere nitidamente. E risalta nell’Introduzione anche la compagnia che sostiene questo lavoro: l’Associazione “Incontro e Presenza” (fondata nel 1986 da Mirella Bocchini), la possibilità di dire “Noi” e di evitare quindi gli equivoci della generosità eccezionale e individuale. Non il volontario erogatore di un servizio sia pur necessario, ma l’amico protagonista di una comunione reale e radicale: per sempre. Questo libro fa bene al cuore, ci ferisce ma ci apre gli orizzonti della Grazia e della consolazione; è possibile anche a noi vivere così.