Samek Lodovici, Emanuele - Una vita felice
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Ci sono tanti modi per invitare alla lettura di un libro. Per questo testo di E. Samek Lodovici credo che le pagine che riporto siano un potente invito a non lasciarsi sfuggire l'occasione

Considerazioni inattuali
Si impongono alcune considerazioni su alcuni aspetti dell’educazione.
Primo aspetto: perché il compito educativo del genitore è così insostituibile? Perché, per esempio, è più importante generare e crescere un uomo che non fare un libro? Una volta letto, spesso il libro viene chiuso, ma quando un uomo è stato formato parla per tutta la vita.
Un secondo aspetto riguarda l’accettazione. Accettare un figlio non vuol certamente dire che non bisogna correggerlo, ma accettarlo per quello che è, con quella natura, con quel tipo di intelligenza. Accettare non vuol dire lasciare che un figlio faccia quello che vuole, poiché questo non è liberarlo, è anzi lasciarlo in balia di pseudoscelte che lo rendono schiavo di chi in quel momento sulla piazza ha la voce più forte.
Accettare non vuol dire neppure volere che nostro figlio sia, poniamo, quella persona così capace che avremmo desiderato, o volere che faccia ciò che facciamo noi: vuol dire progressivamente portarlo a fare delle scelte libere. Essere educati significa essere condotti alla libertà. Tanti padri, tante madri li ‘rovinano’, tra virgolette, perché pensano che sia meglio, in modo più o meno occulto, far sì che il figlio faccia come loro. L’autorità dei genitori non può essere stupida, deve essere intelligente, deve essere un’autorità autorevole come avviene nelle botteghe artigianali, dove non si insegna direttamente, ma con l’esempio. Se vogliamo che i figli ci amino, non dobbiamo solo e principalmente parlare di amore, ma dobbiamo principalmente amare; se vogliamo che siano sinceri, dobbiamo essere sinceri. Diversamente, le parole assumono un tono fatuo, come “i grandi valori”, “la verità”, e così via.
Un terzo aspetto riguarda la fortezza. Di fronte all’obiezione per cui, agendo con tali princìpi, i figli diverrebbero dei disadattati, ritengo che non omologare i figli in questa società sia un dovere. Occorre abituarli a dire no al predominio dei cretini, abituarli in fondo a capire, come paradosso, che devono essere intelligenti perché soltanto loro capiranno perché gli stupidi fanno carriera. Bisogna insegnare ai figli a fare fronte, a resistere e ad assalire, cioè a essere forti, poiché se sono forti cambiano l’ambiente; certo, questo costa, ma nei tempi lunghi darà grandi frutti. Non dobbiamo perciò preoccuparci se trasmettendo uno stile di vita ne facciamo dei disadattati; non bisogna cedere prima degli altri, se si sa perché si combatte. Un filosofo che amo, Nietzsche, afferma: «Chi ha un perché nella vita sopporta molti come» (molte cose). Pensiamoci: chi ha un perché nella vita sopporta anche molte anormalità, molte delusioni iniziali, ma assicuro che in ultimo la fine dei Proci la fanno gli altri.
Noi genitori abbiamo un capitale che sono i figli: dedicarsi a loro, impegnarsi magari a collaborare a iniziative comuni, alla realizzazione di ambienti educativi, sarà il nostro modo di portare il mattone per il tempio. Ecco la realtà meravigliosa per un genitore: capire questo, che sta facendo il tempio [1], non una festa aziendale o campestre; sta combattendo la buona battaglia e allora egli inizia a dilatare il cuore e a capire perché non può più disperare. [E. Samek Lodovici, Una vita felice, pp. 39-41]
[1] Una parabola proveniente dall’ebraismo orientale esprime in modo significativo la dilatazione del cuore del vero combattente. C’è una persona che, passando per strada, vede tre uomini intenti a costruire un muro; ognuno di loro compie esattamente lo stesso gesto, l’impasto della calce. Il viandante chiede al primo: «Che cosa stai facendo?» E l’altro: «Perché mi secchi, non vedi che sono come uno schiavo alla ruota? Sto lavorando». Il viandante rivolge la stessa domanda al secondo, che risponde: «Ma insomma, non vedi? Sto facendo un muretto, un muro come un altro, tutti lo sanno fare». Infine il viandante si rivolge al terzo uomo; e l’altro, che sta facendo esattamente la stessa cosa dei primi due, con la gioia sul volto risponde: «Non lo vedi? Sto costruendo il tempio, il tempio di Dio».
P.S.: su questo sito, tutti i testi utili di E. Samek Lodovici