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Il Cardinale Scalfari 2 - /P S Schizo-frenia cristologica

Fonte:
CulturaCattolica.it

Favola o non favola, se “Dio” si è incarnato è perché anche Lui voleva soddisfazione, papale-papale, un bell’ … egoista, interessato e appassionato:
la salus cominciava da lui:
questo me lo rende affidabile, perché non mi fido di quelli che non ci guadagnano, chissà che cosa hanno in mente:
disinteresse e spassionatezza sono minacciose anche quando gentili e sorridenti, prima o poi sostituiranno la maschera con quella di Gott mit uns.

Insomma, c’è una ragione che potrebbe rendermi desiderabile che una scienza futuribile, piuttosto che “Dio”, mi rimetta in piedi ossia uomo, corpo-io, e un io molto empirico?:
ho già risposto, è la Ragion pratica di Gesù, manifestamente non kantiana (ma è un fatto che il cristianesimo si è kantizzato):
Gesù sarebbe interessante anche se avessimo la fontana dell’eterna giovinezza:
che non ci risparmia l’angoscia e il desiderio di farla finita, perché l’angoscia è di vita non di morte.

Sottolineo che la considero l’unica domanda universalmente pertinente, e qui non c’è inferenza teologica che tenga:
dedurre la risposta dalla premessa teologica equivale all’infantilismo, ossia il peggio, assunto come postulato:
quell’infantilismo pedagogico che predica che non devo nemmeno pensarci, che ci pensa “Lui” perché Lui ci ama-ama-ama-ama-ama-ama-ama-ama …, ossia un pazzo o un perverso:
alla nevrosi ossessiva, o peggio, ho già dato, come tutti.

Questa risposta è stata data positivamente, discorsivamente, e come offerta anteriore alla domanda, dal pensiero attestato di uno che, agli effettidel mio argomento, potrebbe anche non essere mai esistito:
ossia un discorso perfettamente razionale (dico sempre che “Gesù ha ragione”) inclusivo del desiderio di restare uomo con soddisfacimento, corrispondente a ciò che la Dottrina chiama “ascensione”:
diversamente, solo un cretino avrebbe desiderato restare uomo, come correttamente obiettavano i docetisti:
come potrei prestare fede a uno che non ha ragione?:
non ho fede prima di fidarmi (giudizio razionale di affidabilità).

In fondo l’argomento logico docetista obiettava che, se era per tornarsene a fare il Dio “lassù”, poteva anche avere la cortesia di risparmiarci tutto questo teatro propriamente barocco:
“La vita è sogno” ovvero “non è vero niente”:
allora Gesù sarebbe solo il Fondatore mitico del Barocco.

Derivo da Freud questa solida idea di soddisfazione come conclusione di un moto corporeo, senza l’eterno ricatto dell’angoscia che fa dell’io il fuggitivo dal suo stesso pensiero:
nella soddisfazione la parola “salvezza” è legata al corpo, proprio come nella ragione di Gesù nel volersi e tenersi uomo.

Dall’intervista sembra che al Cardinale Martini non riesca di concepire che a Gesù piaceva essere un uomo, e restarlo aldilà di quello che, analfabeticamente, è considerato un breve momento sacrificale per educare con un po’ di “divino” le nostre testacce umane:
infatti, se Scalfari ha riferito esattamente, Martini ha detto che “dopo la morte sulla croce [Cristo] riassume la sua natura divina e immortale”:
protesto per la seconda volta perché, favola o non favola, Cristo ha voluto rimanere affezionatamente uomo tal quale prima, e non “abbiamo scherzato!”

Fede e ragione?, sia pure!, non tiro sul prezzo, ma allora che la fede sia un corollario del giudizio razionale di affidabilità, che definisco logicamente nell’unione di consistenza e innocenza, anzitutto di un pensiero e segnatamente quello di Cristo.

Quando pranzo da amici, desidero che il cuoco o la cuoca sieda a tavola:
che me ne faccio di un “Dio” anoressico? cioè angosciato.

P S Schizo-frenia cristologica

Ho ripetuto “favola o non favola”, ossia alluso alla vessata questione della storicità sia del pensiero di Cristo sia dell’individualità dell’io-corpo che lo ha pronunciato.
Già da ragazzo venivo introdotto alle prove documentarie ma ricordo che, pur accogliendole, non mi bastavano: finiva sempre con 1-1 palla al centro.
Prima o poi proporrò un testo che correla necessariamente (logicamente) quel pensiero-discorso con un io individuale, senza favola né mito.
Ma certo, per farlo bisogna non opporre più resistenza al fatto che di pensiero-discorso si tratta - ripeto la mia formula: “Gesù ha ragione”, non bisogna andargliene a raccattare una -, una resistenza plurisecolare e tenace.
Gesù è un “fatto” - quanto peso ha avuto su di me questa parola fin dalla giovinezza! - soltanto nel suo pensiero-discorso.
Ma quante volte mi sono sentito predicare veementemente che Gesù è un fatto non un discorso!:
dapprima con ingenuità, poi con cattiveria.
Diagnosi di schizo-frenia cristologica.

Milano, venerdì 21 maggio 2010

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