Tanto rumore per nulla - Porgere l’altra guancia
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A questo Sito al quale collaboro, è pervenuta una lettera a mio riguardo in cui trovo scritto:
“Se quel Cristo lo togliamo di mezzo dal suo [di Contri, ndr] sistema di pensiero non cambierebbe nulla. Lui è uno psicoanalista bravo ed acuto, altezzoso ma simpatico. Punto. Poi ci ficca dentro Cristo. Potrebbe cambiargli nome o non tirarlo in ballo affatto e nulla cambierebbe. Quindi avverto una disonestà e una autoreferenzialità […]”
Osservo che questa non è un’obiezione o una ob-famazione, perché questa si sarebbe associata al lavoro sul merito di ciò che scrivo:
in assenza di esame del merito, si tratta tecnicamente di diffamazione, perché è sì vero che chiunque può venire imputato di qualsiasi cosa, ma purché se ne adducano prove o almeno indizi, altrimenti imputato diventa il locutore.
Inoltre non mi va di venire definito “simpatico” o “bravo” e “acuto”, apprezzamenti che non apprezzo, e soprattutto neppure “psicoanalista”:
perché tale sono soltanto quando sto dietro un divano, mentre per il resto io sono, come tutti, semplicemente un parlante o uno scrivente nella lingua degli uomini, e non mi trincero e meno ancora mi occulto dietro la parola “psicoanalista” (un errore pluridecennale degli psicoanalisti stessi).
Neppure mi trincero, ma diversamente, quando mi denomino cristiano (messa, papa, dogmi …), perché come tale valgo come tutti e per tutti secondo quello che dico o scrivo, senza avvalermi della denominazione come premessa e meno ancora come presupposto di alcunché.
Tuttavia porgo l’altra guancia ossia perdono senza pietà, perché invece di denunciare giudico (il perdono è giudizio non seguito da condanna o pena), al punto da invitare il diffamatore a ripetere l’atto di aggressione, ma questa volta entrando nel merito:
è ciò che significa “porgere l’altra guancia”, senza masochismo:
conosco pochissimi casi di perdono, meno che miracoli a Lourdes.
Nel merito da cui non esco mai, ricapitolo in forma di semplici appunti:
Gesù chiunque fosse, in ogni caso un ebreo, è uno che ha fatto più rivoluzioni (nel significato tecnico di rinnovo della costituzione, intendo almeno la costituzione del pensiero), collegabili tra loro in una sola:
ne menziono alcune.
1° Rivoluzione sul padre.
ha abolito la patern-ità come predicato di un ente, asserendo che c’è padre solo perché c’è figlio, così che è il figlio a definire il padre:
lo stesso Gesù afferma: “Chi vede me vede il padre”, ovviamente non in senso percettivo né dispercettivo o visionario:
il pensiero di Gesù spiazza tutto il pensiero monoteistico precedente (per non dire il pensiero psicologico odierno, anche riguardo alla matern-ità):
alludo appena a quel passo evangelico in cui tra Gesù e altri si svolge una disputa sul padre dai toni durissimi e all’ultimo sangue:
a sua volta il figlio è tale perché e solo perché erede (“generato non creato o fatto”, e San Paolo ne ha preso e fatto lezione), così che il concetto di padre è quello di fonte dell’eredità:
nell’eredità il figlio è uguale al padre già in fasce:
infatti i Re magi hanno regalato oro incenso e mirra, regali da re, non orsetti di peluche:
consegue una rivoluzione anche nell’educazione.
2° Rivoluzione sull’amore.
Gesù non ha introdotto l’amore, una vecchia storia che nella forma mentita dell’innamoramento aveva già prodotto tutti i possibili danni (l’“Iliade” canta il “fate la guerra” che segue e consegue al “fate l’amore”):
della rivoluzione dell’amore di cui si tratta (non la distinzione tra amore umano e amore divino, equi-voco) ho già scritto e riscriverò, non ora.
3° Rivoluzione dell’ontologia.
“L’albero [l’ente] si giudica dal frutto [non dall’albero.]
4° Rivoluzione giuridica, o dell’imputazione.
“A chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”:
qui Gesù l’ha detta particolarmente grossa, infatti come non impiccarlo sulla pubblica via salvo afferrare e condividere il senso della frase?
5° Rivoluzione del corpo.
Lo ha trattato non come una perdita ma come un profitto:
è l’“ascensione” ben oltre la resurrezione, un’asserzione logicamente valida anche per non credenti o non cristiani.
6° Rivoluzione dell’autorità.
Gesù è capo come caput, non come capo-Fűhrer sia pure buono e filosemita, e non cattivo e antisemita:
Gesù non è cristiano, diceva la sua, e i cristiani sono quelli che stanno con la sua:
sto poi scrivendo un articolo sul Papa, sul pensiero che c’è nella sua invenzione.
Senza queste rivoluzioni (e altre che non ho menzionato) non cambia nulla da nessuna parte, solo tanto rumore cristiano per nulla.
POSCRITTO
Conviene restare impressionati - in senso tipografico, affettivamente sì ma senza emozione - dal fatto della mancata registrazione, per venti secoli, di questo pensiero come pensiero a pieno titolo.
Moltissimi pensatori della modernità, almeno dal Settecento in poi, lo hanno preso a oggetto di trattazione (in genere morale), ma nessuno lo ha preso come Collega di pensiero, neppure quelli che si sentivano sganciati da obbedienze confessionali:
Gesù è rimasto s-collegato, senza legame, sconnesso come il computer da Internet.
Ma in fondo si sono limitati a restare tradizionali, infatti andava già così da milletrecento anni:
in cui era sempre stato impedito di constatarlo (censura) almeno come un forte intellettuale, collegabile con ogni intelletto.
Ecco il senso dell’antiintellettualismo in era cristiana, un senso che ha letteralmente ossessionato la mia giovinezza ma che ho inteso molto lentamente:
non ne ho però tratto la conclusione che il tempo serve soltanto a perderlo, salvo poi perderne altro per andare alla sua recherche (e la psicoanalisi non è una tale ricerca).