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Un esperimento intellettuale 1 – “Tutto il pensiero al singolo”

Fonte:
CulturaCattolica.it
“Tutto il pensiero al singolo” è il titolo dato da Fausto Capucciati alla sua Tesi di Dottorato alla Facoltà di Teologia di Lugano, oggi trasposta in libro.

“Tutto il pensiero al singolo” è il titolo dato da Fausto Capucciati alla sua Tesi di Dottorato alla Facoltà di Teologia di Lugano (1), oggi trasposta in libro.
Questo titolo è stato preso da una mia Prolusione (2) sulla falsariga del noto slogan di V. I. Lenin “Tutto il potere ai Soviet”. Lascio al lettore di giudicare se il mio slogan sia leninista: certo lo è nel potere di pensare il potere.
Nel passaggio da “potere” a “pensiero” è implicita una critica che svolgo da tempo, precisamente all’uso acritico invalso ovunque della parola “Potere” esclusivamente come sostantivo designante una sostanza, un oscuro e implicitamente violento ipokéimenon, e mai come il verbo “potere” designante una facoltà (ho particolarmente ma non esclusivamente di mira M. Foucault). In tedesco la distinzione è lessicalmente marcata: Macht e können. Il campo di estensione dei due usi una volta distinti è illimitato, fino a distinguere due civiltà.
L’esclusività del primo uso è la paranoia persecutoria derivante dalla censura del secondo.
Si provi, anche solo ad experimentum, ad applicare anche a “Dio” questa distinzione, per poi scoprirne risultati e beneficî: il primo è per “Dio” stesso, cioè per noi, non più pensato nella roboanza del Potere della sua muscolatura spirituale.
Rammento inoltre che quella volta che Gesù è entrato in argomento, ha usato il verbo non il sostantivo, “senza me non potete”: e se proseguissi lo farei con la mia esegesi “senza il mio pensiero non potete”, e non “senza il mio Potere non potete”.
Ben noto è il detto, muscoloso ma illusorio (ci sono anche illusioni sanguinarie), “volere è potere”: da parte mia sostengo che “pensare è potere” verbo modesto in significato e senso. La modestia è una virtù non una misura, così come la prudenza, come in “iurisprudentia”, è una forma del sapere, non una inibizione volontaria.

Nella nostra civiltà il pensiero esiste allo stato di debilitazione, la quale non si esime mai dal trovare formulazione anche come patologia. Non proseguirò ora, come farei in altra sede, a correlare, nella loro distinzione e inconfondibilità, patologia con delitto o peccato.
Aggiungo alla iurisprudentia del Confiteor, che ordina quattro specie di peccato - di pensiero, di azione parlata, di azione non parlata, di omissione -, il peccato contro il pensiero perché è quello dal quale è più difficile la difesa, a partire dalla difficoltà del pensiero a individuarlo. E’ il dolo imputabile del caso più grave di menzogna, quella sull’amore, la cui prima vittima è il bambino.

Non formulerò alcuna valutazione su questa Tesi ora libro, salvo la prima e più importante, che riguarda ciò che questo saggio è: esso è un esperimento intellettuale (3), intendo con ciò che esso è riuscito a esserlo (non tutti i pretesi esperimenti riescono a essere tali, salvo accontentarsi del piccolo chimico).
Esso è l’esperimento inteso alla possibilità, o opportunità, o necessità, della trascrizione di questo pensiero nei termini della o una Teologia.
Come in ogni esperimento si bada ai risultati: li raccolga il lettore.
(continua)

NOTE

1. Discussa il 25 gennaio 2008.
2. Prolusione (18 ottobre 2008) al Corso dello Studium Cartello 2008-09: “La difesa. L’errore del pensiero competente”.
3. Mantengo qui il medesimo equilibrio tra impegno e distacco con cui rispondevo al Prof. Azzolino Chiappini, Preside della Facoltà, a proposito della Tesi di Fausto Capucciati: in quell’occasione distinguevo, metaforicamente, tra sua trama e mio ordito da lui rispettato.

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