Comportamento e responsabilità della Chiesa e dei Vescovi spagnoli
- Autore:
- Curatore:
- Fonte:
Per inserirsi in questo discorso è necessario rifarsi al ruolo rivestito per diversi secoli (dal XV sec.) dalla Chiesa in Spagna. Infatti "Durante il corso dei tempi la Chiesa aveva sempre inciso profondamente sulla storia della Spagna" (29).
Già da prima ma specialmente da quando nel 1492 c'è stata la 'reconquista' sui Musulmani, la Chiesa spagnola è stata sempre il punto di riferimento.
Inoltre durante il periodo napoleonico il clero era stato l'anima della resistenza nazionale.
Tale graniticità era già stata inficiata dal laicismo.
E' ovvio che queste riflessioni non impediscono di vedere anche dei chiaro-scuri nella stessa Chiesa spagnola e nei cattolici. Infatti la Chiesa da parte sua si lasciò più di una volta tentare affinché la religione cattolica occupasse la centralità della vita sociale e non trovò sconveniente per questo stringere alleanze con il potere politico. Purtroppo questo le costò molto caro.
Si deve anche riflettere su un errore, starei per dire di 'prospettiva', compiuto da alcuni cattolici conservatori, da arrivare quasi ad identificare la Chiesa con la Monarchia, come se fossero due realtà storicamente indivisibili (simili a due facce di una stessa medaglia); difendere la Monarchia diventava sinonimo di difesa della Chiesa e la caduta della Monarchia era vista come gravissimo pericolo per la Chiesa. Da qui per costoro il gravissimo dovere di coscienza di parteggiare per il partito monarchico.
Tuttavia non tutti i cattolici facevano propria questa concezione. Parecchi infatti desideravano la Repubblica come unica soluzione ai problemi del Paese. Molti inoltre partecipavano ai sindacati di sinistra per lo stesso motivo senza la minima intenzione di tradire la propria fede.
La Chiesa (mediante l'atteggiamento dei Vescovi) che nel periodo precedente aveva appoggiato la Monarchia, non rifiutò per il bene della Nazione di accettare il risultato elettorale e di far conoscere la propria buona volontà nel collaborare con la nuova forma di governo. Infatti: "Lei adottò fin dal primo momento della proclamazione della Repubblica non solo un atteggiamento di attaccamento sincero ma anche una aperta collaborazione in difesa degli interessi superiori della nazione" (30).
"Fin dalla proclamazione della repubblica, la maggior parte dei vescovi aveva moltiplicato le consegne di adeguarsi agli eventi, il che per il giovane regime costituiva un pegno di successo" (31).
Questo atteggiamento fu evidenziato sulle pagine del giornale cattolico El Debate (15 aprile 1931): "La Repubblica è la forma di governo stabilita in Spagna; di conseguenza è nostro dovere rispettarla" (32).
Circa la posizione del clero "è stato accertato che nelle campagne molti sacerdoti dei villaggi abbiano votato e fatto votare repubblicano" (33).
Inoltre l'ABC del 16 aprile 1931 rendeva noti i commenti positivi dei circoli vaticanisti circa l'atteggiamento sereno del clero spagnolo che ha favorito la totale affermazione della volontà popolare espressa nelle elezioni. Il giornale continua: "Si fa osservare che il clero ha obbedito al principio di astenersi da qualunque forma di partecipazione alla lotta politica. In ogni nazione infatti i cattolici non fanno distinzione tra una forma e l'altra di governo alla condizione che non entri in conflitto con la Chiesa".
Questo fu il risultato dell'opera della S. Sede e dell'Episcopato: ambedue desideravano non solo il bene della Chiesa ma anche della Nazione. Per questo, pur non condividendone le ideologie, la Chiesa cercò di collaborare. Ruolo importante in questa opera di convincimento e tentativo di intesa lo svolse il cardinale di Tarragona Vidal y Barraquer. Con un tatto veramente esemplare cercò di attutire le distanze con i nuovi dirigenti della nazione ed inviò felicitazioni ad Alcalá Zamora per la elezione a presidente del governo provvisorio della Repubblica. Inoltre nel Bollettino diocesano del 5 maggio 1931 inviò una lettera pastorale spiegando i motivi dottrinali che giustificavano l'obbedienza ai nuovi dirigenti ed obbligando i cristiani a modellare la loro condotta pratica a questa dottrina (34).
La Repubblica invece non tenne conto né della tradizione culturale cattolica, né dell'appoggio datole dalla Chiesa.
Si deve tener conto che in questo periodo "il laicismo aveva assunto senza dubbio un significato fondamentalmente peggiorativo... La storia della II Repubblica spagnola dimostra che i partiti politici che la promossero non furono semplicemente secolaristi, pacifisti e democratici, ma soprattutto si caratterizzarono per il carattere offensivo e belligerante di fronte alla Chiesa, di fronte all'Esercito e di fronte all'aristocrazia... Inoltre si deve aggiungere gli stretti vincoli di molti esponenti politici con la massoneria e che l'ideale comune a tutti costoro era di conseguire una separazione totale della Chiesa dallo Stato" (35).
Questa mancanza di considerazione e di sensibilità storica da parte del nuovo Governo è stata all'origine di gravissimi errori.
"Uno dei maggiori errori della Repubblica fu il non aver compreso che la maggior parte degli spagnoli era cattolica e desiderava continuare ad esserlo anche se non praticava assiduamente la religione... La Repubblica assaltò la Chiesa e la religione cattolica anche se non sorse con questa intenzione. Inoltre commise un secondo gravissimo errore nel non rendersi conto o non voler accettare che la Spagna aveva trovato nel cattolicesimo la sua identità storica e la sua unità nazionale. La Chiesa cattolica esisteva in Spagna da prima dello Stato. Aveva dato solidità alla nazione non soltanto mediante la fede cattolica, ma anche e soprattutto per mezzo della lingua e della cultura... Per molti secoli in Spagna l'idea di nazione coincise con l'idea cattolica in quanto tale. Con la Repubblica si ruppe questa armonia plurisecolare... La Repubblica non accettò una libertà religiosa generosa e rispettosa. Questo fu il gravissimo errore della Repubblica, specialmente per tutto il periodo della guerra civile" (36).
Con queste parole Carcel Orti, tra i più grandi conoscitori spagnoli di questo problema, introduce il discorso delle responsabilità.
Ora si può vedere l'assoluta infondatezza della pretesa del Governo repubblicano di attaccare la Chiesa in quanto non si sarebbe 'allineata' con il cambiamento politico e la capziosità di certe espressioni, come: "I nemici più potenti della Repubblica erano la chiesa" (36 bis).
Purtroppo due fattori hanno contribuito al formarsi della drammatica situazione: la gravissima imprudenza politica di Azaña dovuta al suo cieco anticlericalismo e la debolezza del nuovo Governo che non è stato capace di gestire alcune sue componenti: "Appare assai preoccupante che a sole quattro settimane dalla sua instaurazione, il governo sia stato sopraffatto; che si sia lasciato prendere la mano da ogni sorta di torbide forze... Il paese è abbandonato agli estremismi" (37).
Questo atteggiamento, fondamentalmente erroneo, la Repubblica lo dimostrò subito nella elaborazione della nuova Costituzione.
Il suo contenuto anticlericale per le disposizioni in materia religiosa sono stati per la Spagna una pericolosa innovazione, in un momento in cui invece serviva la massima prudenza. "L'introduzione nella Costituzione, di clausole deliberatamente anticlericali, è dal lato politico un vera follia" (38).
Anche un repubblicano puro come Alejandro Lerroux si mostrò critico e nello stesso tempo riconobbe il prudente comportamento della Chiesa: "La Chiesa non ha dimostrato alcuna sistematica ostilità alla Repubblica. La sua influenza è evidente in un paese tradizionalmente cattolico. E il provocare una lotta allorquando il nuovo regime è appena nato, è ingiusto, impolitico, assolutamente insensato" (39).
"Ma disgraziatamente il gabinetto è governato dalla potente personalità di Manuel Azaña. E Manuel Azaña è invasato d'anticlericalismo... Sarà il principale istigatore dei provvedimenti che in pochi mesi andranno moltiplicandosi e accumulandosi per rovesciarsi sulla Spagna" (40).
La dura persecuzione cominciò fin dall'inizio; i primi mesi (14 aprile-14 luglio 1936, data di apertura delle Corti Costituenti) infatti furono terribili. In poche settimane con leggi, circolari e decreti, si scalzò quell'equilibrio tra Chiesa e Stato in Spagna durato per diversi secoli.
A conferma di tale politica si proibì alle autorità civili di assistere ufficialmente alle cerimonie religiose di carattere nazionale, provinciale e municipale.
Come nella vittoria repubblicana l'episcopato ha indicato ai cattolici una linea di comportamento equilibrata: accettare la nuova forma di governo e collaborare con esso per il bene comune del Paese, così anche di fronte all'incalzare della legislazione antireligiosa cercò di non aggravare la situazione.
Questo non deve far credere che l'episcopato condivideva l'ideologia fatta propria dal nuovo governo: collaborazione nella pratica non doveva essere interpretata come accettazione ideologica. I vescovi si resero conto che tale loro prudente atteggiamento di collaborazione poteva essere frainteso dai fedeli come cedimento nella linea dei principi.
I Vescovi sono principalmente pastori e devono evidenziare al popolo cristiano quale sono quelle concezioni della vita che collimano con la visione evangelica.
Sotto questo aspetto si distinsero fin dall'inizio il card. Segura arc. di Toledo e primate di Spagna e mons. Mateo Múgica, vescovo di Vitoria, in alternativa alla linea 'possibilista' capeggiata da Ángel Herrera Oria, Gil Robles ed il card. Vidal y Barraquer.
Di fronte alle immediate repressioni e violenze anche il mondo cattolico spagnolo reagì fortemente.
Non soltanto rimasero scontenti quei cattolici che votarono per la monarchia (il che era ovvio) ma rimase delusa specialmente quella parte dei cattolici liberali che avevano votato per la Repubblica in quanto si sentirono letteralmente traditi. "Le disposizioni anticlericali appena prese, fanno sentire la necessità di una difesa religiosa, intorno alla quale vanno a raggrupparsi dei cattolici, dei monarchici, dei repubblicani liberali" (41).
Il Primate inviò (1 maggio 1931) una lettera pastorale nella quale esortava i fedeli ad accettare i poteri costituiti e di rimanere uniti per difendere i valori religiosi. Lo scritto però contiene anche un saluto riconoscente ed un elogio al ricordo della monarchia e del re Alfonso XIII. Fu proprio questa appendice che non piacque al Governo. Risultato: la sua espulsione dal Paese (15 giugno 1931) (42).
In seguito a questo episodio il cardinale, sempre per evitare nuove questioni, il 26 settembre 1931, preferì rinunciare alla sede episcopale di Toledo e quindi a dimettersi da Primate.
Ma anche gli altri Vescovi fecero sentire la loro voce di protesta contro le vessazioni cui la Chiesa era sottoposta.
Ecco i principali interventi.
Nota dei vescovi metropolitani sull'atteggiamento del nuovo regime ed i timori della Chiesa (9 maggio 1931).
Documento a firma del card. Segura a nome dei metropoliti (3 giugno 1931).
Lettera collettiva dello stesso card. Segura, con approvazione dell'episcopato, sul progetto della Costituzione (25 luglio 1931) (43).
Documento dell'intero episcopato (18 ottobre 1931).
Pastorale collettiva (firmata 20 dicembre 1931, pubblicata il 1° gennaio 1932) sulla posizione dei Vescovi di fronte alla Costituzione.
I Vescovi Metropolitani ai fedeli riguardante la legge delle Confessioni e congregazioni religiose (25 maggio 1933) (44).
Dopo l'increscioso episodio del card. Segura, altri due cardinali si distinsero per la loro chiarezza: Ilundain (Siviglia) e Vidal (Tarragona). Si sentirono in dovere di far conoscere al Vaticano la vera situazione religiosa spagnola che si era venuta a creare con il cambio politico. Cosa che fecero nella 'visita ad limina' del 1932 (45).
Se in questi interventi i vescovi evidenziavano ancora qualche speranza, quando fu varata la legge sulle Congregazioni religiose (3 giugno 1933) caddero le illusioni e la reazione dei vescovi fu durissima.
Emanarono alcuni documenti ufficiali:
Dichiarazione dell'episcopato (2 giugno 1933) (46).
Lettera pastorale 'Horas Graves' di mons. Isidro Gomá y Tomás, arcivescovo di Toledo e nuovo Primate (12 giugno 1933), appoggiata dal card. di Tarragona Vidal i Barraquer.
Deliberazioni della Conferenza dei Vescovi Metropolitani celebrata a Madrid (27-30 giugno 1933) (47).
Durante il conflitto ci furono altri interventi chiarificatori:
Lettera del card. Gomá y Tomás, Primate (30 gennaio 1937) (48).
Lettera collettiva dell'episcopato ai vescovi di tutto il mondo (1 luglio 1937) (49).
Cinque vescovi non firmarono questa Lettera collettiva. L'anziano vescovo di Menorca, Torres y Ribas, impossibilitato di comunicare fuori dell'isola, occupata dal governo repubblicano. Il vescovo di Orihuela, Javier de Irastorza Loinaz, che in quel periodo si trovava a Londra; il card. Segura in quanto si trovava fuori della sua sede in seguito alle dimissioni forzate da Toledo nel 1931; quello di Vitoria, Mateo Múgica, anche lui espulso e molto addolorato per la sorte dei 14 sacerdoti baschi fucilati; temeva che il documento provocasse reazioni negative contro la Chiesa. Infine il card. Vidal y Barraquer in quanto temeva danni maggiori di quelli che intendeva evitare, provocando anche più dure rappresaglie.
I vescovi spagnoli si videro nell'obbligo pastorale di emettere un giudizio sulla situazione gravissima della Spagna, la più grave della sua storia moderna. Il loro silenzio sarebbe stato visto come un tradimento alla loro missione.
Questo scritto suscitò una grande impressione in tutto il mondo perché chiarì finalmente come stavano le cose. Fu condiviso dalla maggior parte degli episcopati mondiali. La quasi totalità dell'episcopato mondiale di allora si allineò con quello spagnolo, apprezzandone anche i martiri: 17 episcopati europei, 7 dell'America Latina, Stati Uniti e Canada, 5 dell'Asia ed Australia e quasi tutti i cardinali della Curia Romana: in totale più di 850 vescovi inviarono lettere di solidarietà (50).
Per la grande importanza di questi due documenti riporto in appendice al capitolo ampi stralci per meglio evidenziare la chiave di lettura dell'episcopato di tutto l'intero periodo.
Il contenuto di questa Lettera è stato da alcuni storici abbastanza discusso. Per chiarezza riporto il giudizio di uno dei massimi esperti sulla questione, il già citato Vicente Carcel Orti, richiestogli dalla Postulazione della Causa di beatificazione di Mons. Anselmo Polanco, vescovo firmatario della Lettera ed ucciso il 7 febbraio 1939. Ecco il testo:
"1) Non c 'è dubbio che la menzionata Lettera collettiva è stato il documento più importante nella storia dell'episcopato spagnolo.
"2) Tuttavia oggi è considerato un documento polemico perché in esso i vescovi hanno preso una posizione ben definita di fronte alla tragedia della persecuzione religiosa spagnola e degli errori del conflitto armato nella zona repubblicana. Molti storici lo hanno criticato perché dicono che compromise definitivamente la Chiesa con il regime del generale Franco.
"3) A mio parere, i Vescovi non poterono fare altra cosa, poiché non si trattava di dimostrare nessuna tesi ma di riportare fatti concreti, con lo scopo di evitare le tergiversioni della propaganda repubblicana, che negava fatti tanto evidenti come l'uccisione indiscriminata di sacerdoti e religiosi come di semplici cattolici, solo per motivi di fede.
"...5) I Vescovi non vollero la guerra né la cercarono. Le vere cause di questa vanno ricercate nei cinque anni di laicismo repubblicano, caratterizzati dalle limitazioni della libertà religiosa, dai disordini sociali, dalla decomposizione della vera democrazia e dalla infiltrazione comunista.
"6) I Vescovi esposero la persecuzione contro la Chiesa e spiegarono il sollevamento militare rispondendo alle più grandi accuse rivolte sia dall'interno come dal di fuori della Spagna alla Chiesa, presentandola come aggressore, come favoritrice delle ingiustizie sociali, come partitaria e sottomessa allo Stato.
"7) I Vescovi con la suddetta Lettera non intesero vincolare la Chiesa al futuro regime, anche se, di fatto, ne rimase vincolata.
"8) La Lettera contiene dei limiti, limiti che oggi vediamo con maggior evidenza perché la recente storia spagnola condiziona tutti. Per esempio, detti limiti si riferiscono all'applicazione dell'aggettivo comunista senza nessuna sfumatura, il riferimento a questioni politiche come il complotto o cospirazione rossa, che non esistette, la minimizzazione delle omissioni sociali della destra e della stessa Chiesa. Però tutto questo non offusca il valore al contenuto fondamentale della Lettera...
"La Lettera collettiva fu una denuncia molto valida, che svegliò la coscienza cattolica mondiale di fronte agli orrori della guerra di Spagna. Molti ignoravano quello che realmente stava succedendo in quando paese di tradizione cattolica ed anche perché in altre nazioni predominava l'influsso della propaganda repubblicana, che occultava sistematicamente la verità dei fatti negando l'evidenza più chiara. Per questo è comprensibile che 'i rossi' cercarono di discreditare i firmatari chiedendo loro di ritrattarne il contenuto" (51).
L'episcopato non si 'buttò' subito dalla parte dei generali insorti ma solo quando si resero conto della cessazione della persecuzione religiosa nei territori da loro occupati (52).
La Chiesa fin dall'inizio si mostrò molto scettica di fronte a quanto accadeva.
Oggi buona parte degli storici sono d'accordo nel ritenere che la Chiesa è stata colta di sorpresa dal movimento militare nazionalista contro il Governo della Repubblica, il 18 luglio 1936 (53).
Neanche un mese dopo la sollevazione, 13 agosto 1936, il card. Gomá inviò un Rapporto al card. Pacelli, Segretario di Stato vaticano. Presentava una cronistoria degli avvenimenti, parlava della complicità del Governo con le bande di sediziosi che avevano in mano la situazione pubblica ed evidenziava una programmata rivoluzione comunista che avrebbe dovuto prendere il potere il 20 luglio dello stesso 1936.
A riguardo dell'alzamiento militar scrive che: "fu provvidenziale, perché è cosa comprovata, con documenti che si trovano in mano degli insorti, che il 20 luglio u.s. doveva realizzarsi il movimento comunista per il quale si erano preparate con abbondante materiale bellico le città ed i paesi di una certa importanza. Sarà sensazionale la pubblicazione dei piani che dovevano portarsi a termine per il trionfo del regime comunista... Tutto questo, così come l'intervento della Russia mediante la stampa, con denaro, con invio di agenti, inclusi i soldati mercenari russi che hanno combattuto in Aragona insieme ai comunisti catalani, denuncia il carattere internazionale del movimento nel quale doveva soccombere la Spagna ed al quale provvidenzialmente si è opposto l'intervento civico-militare" (54).
La lettera prosegue rimarcando la persecuzione nella zona repubblicana e, di contrasto, la serenità di cui gode la Chiesa nella zona nazionalista: "Si è abolita ogni legislazione laica o antireligiosa ed in ogni località si è restituito, quasi sempre con grande solennità, il Crocifisso nelle scuole" (55).
Il cardinale termina il rapporto dicendo che se il movimento nazionalista avesse fallito il futuro per la Chiesa sarebbe stato ancora più buio perché si sarebbe impiantato nella Spagna il regime della Russia sovietica con tutte le conseguenze delle sue persecuzioni. Se invece avessero vinto i nazionalisti la Chiesa avrebbe goduto di maggiori libertà. Il cardinale tuttavia non nasconde i problemi che la Chiesa dovrà affrontare per la sua ricostruzione. Però accennava anche alle contraddizioni interne ed alle diversità tra i nazionalisti sia in campo politico come in quello religioso (56).
Il card. Gomá inviò al card. Pacelli un altro rapporto (12 maggio 1937) nel quale tra l'altro esprimeva il suo dispiacere riguardo ad una campagna antispagnola da parte di una certa stampa cattolica straniera (57).
Ci fu una vera programmazione di un complotto comunista? Anche nella Causa di Anselmo Polanco si parla "di una programmata rivoluzione comunista che avrebbe dovuto prendere il potere il 20 luglio 1936, l'esistenza di liste di persone da eliminare iniziando da tutti i sacerdoti e il fatto comprovato che questa rivoluzione era appoggiata dal comunismo internazionale" (58).
Come è stato detto, quei documenti che parlavano di questo in seguito sono stati ritenuti 'un falso': "più tardi si è dimostrato che i supposti documenti del complotto comunista erano falsi, però è un dato di fatto che la maggior parte dei cattolici alloro li ritennero come veri" (59).
Tuttavia tenendo conto della importanza delle fonti, il rapporto tra il card. Gomá ed il card. Segretario di Stato, l'analisi e l'incidenza di tutta una politica seguita da Mosca, mi sembra molto difficile pensare che nell'aria non 'girasse' niente. Può anche essere che si siano costruiti apposta documenti falsi; forse documenti 'espliciti' non ci sono mai stati. Ma da questo non è necessario concludere che non fosse coinvolta la 'longa manus' di Mosca, molto abile, come si è verificato in altre situazioni nei decenni seguenti, nel mandare avanti altri senza ufficialmente apparire e compromettersi lei in prima persona.
Del resto da tutta l'esposizione precedente si avverte l'operato di questa presenza non sempre visibile ma reale.
Note
29) G. Roux, p. 26
30) V. Carcel Orti, La persecución religiosa en España, o.c., p. 97
31) G. Roux, o.c., p. 19
32) Per la posizione di questo giornale cfr. J. M. García Escudero, El pensamiento de 'El Debate'. Un Diario católico en la crisis de España (1911-1936), B.A.C., Madrid 1983.)
33) G. Roux, o.c., p. 15
34) Cfr. Archivio Vidal y Barraquer, o.c., vol. I, p. 38 s.
35) V. Carcel Orti, La persecución religiosa en España, o.c., p. 142 s.
36) V. Carcel Orti, La persecución religiosa en España, o.c., p. 30-32
36 bis) P. Preston, La guerra civile spagnola 1936-1939, Mondadori, Milano 1999, p. 34.
37) G. Roux, o.c., p. 22 e 44.
H. Thomas, o.c., vol. I, p. 98.
Cit. da G. Roux, o.c., p. 29
G. Roux, o.c., p. 27
G. Roux, o.c., p. 30.
42)Cfr. V. M. Arbeloa, La semana tragica de la Iglesia en España (1931), Madrid 1976, p. 15. A questo punto si può vedere quanto sia capziosa l'interpretazione di uno storico circa questa lettera: "Il cardinale Pedro Segura dichiarò guerra alla Repubblica con una pastorale nella quale invitava i cattolici a imbracciare le armi contro i nemici della religione" (P. Preston, o.c., p. 34).
43) Sul contesto di questo documento cfr. Q. Ardea - E. Cárdenas, o.c., vol. X. p. 104-114.
44) Tutti questi documenti si trovano in: Documentos Coletivos del Episcopado Español 1870-1974, a c. di Jesús Iribarren, B.A.C., Madrid 1974, p. 130-219.
45) Il Codice di Diritto Canonico - can. 395, § 2- e can. 400 - esige che i Vescovi ogni 5 anni facciano visita al Pontefice per riferire sull'andamento della diocesi. Su questo punto: J. Ordonez Marquez, La apostasia de las masas y la persecución religiosa en la provincia de Huelva - 1931/1936, CSIC, Madrid 1968.
46) Cfr. A. Montero Moreno, o.c., 656-675.
47) Testo in Actas de las Conferencias de Metropolitanos Españoles, a c. V. Carcel Orti, B.A.C., Madrid 1994, p. 300-310. Per una inquadratura globale di questi interventi: cfr. Q. Aldea - E. Cárdenas, o.c., vol. X, p. 188 - 243.
48)Testo in A. Montero Moreno, o.c., p. 708-725.
49) Testo: Ibidem, p. 726-741. Cfr. Q. Ardea - E. Cárdenas, o.c., vol. X, p. 293 - 328. Da notare che questa lettera fu pubblicata ben un anno dopo l'inizio della guerra quando erano già stati uccisi circa 6.500 sacerdoti ed esisteva ancora il grosso rischio dell'annientamento definitivo della Chiesa nella zona 'rossa'.
50) Cfr. Q. Aldea- E. Cárdenas, o.c., vol. X, p. 302; inoltre l'opera del contemporaneo: C. Bayle, El mundo catolico y la carta colectiva, Burgos 1938.
51) Questo Giudizio di Vicente Carcel Orti è datato 25 ottobre 1991. Il testo si può consultare in "Positio super martiyrio servorum Dei Anselmi Polanco et Philippi Ripoll", Congregatio de Causis Sanctorum, P.N. 728, Città del Vaticano, 1992, p. 6 s dell'Appendix
52).Cfr. H. Raguer, El Vaticano y la guerra civil española (1936-1939), Cristianesimo nella Storia, 1 (1982), p. 141-143.
53) Cfr. Positio Anselmi Polanco, o.c., p. 36.
54) Il testo completo si trova in M. L. Rodriguez Aisa, El Cardenal Gomá y la Guerra de España, C.S.I.C., Madrid 1981, p. 371-378. La cit. è a p. 372. Cfr. Anche Q. Ardea - E. Cárdenas, o.c., vol. X, p. 280 - 293.
55) M. L. Rodriguez Aisa, o.c., p. 376.
56) cfr. anche Vicente Carcel Ortì, "La denuncia degli orrori della guerra civile e della persecuzione religiosa", in L'Osservatore Romano, 30 giugno-1 luglio 1997, p. 8.
57) M. L. Rodriguez Aisa, o.c., p. 442- 445.
58) Cfr. Positio Anselmi Polanco, o.c., p. 37.
H. Raguer, art. c., p. 145 e nota 15.
59 bis) Cfr. L. Salvatorelli, Pio XI e la sua eredità spirituale, Torino 1939, p. 107-116.