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Brian Aldiss 3 - L'intervento al Meeting '83

Noi abbiamo lavorato - con "noi" intendo gli eredi di quella scintilla di ricerca scientifica, che per la prima volta è scoccata nell'antica Atene - per giungere alla comprensione di come particelle fondamentali, abbiano prodotto gli elementi chimici che conosciamo, e di come l'universo è cominciato con il Big Bang, circa 20 miliardi di anni fa…

L’intervento di Brian Aldiss al Meeting 1983

Nel cuore del Meeting 1983, la tavola rotonda sulla Fantascienza “Uomini malgrado tutto: il futuro cosa salverà dell’uomo?”, occupa un posto privilegiato: alle ore 17 di Giovedì 25 agosto, nel Salone principale. Nell’introduzione il prof. Rocco Buttiglione parla di stelle e di Infinito, di tensione all’Oltre e di domande radicali. Presentando i relatori, sostiene: “Essi ci parleranno di questa speranza dell'uomo, ci parleranno del timore dell'uomo che nelle opere di fantascienza trova egualmente espressione, ci parleranno di ciò che il mondo può diventare, ci parleranno di come l'uomo può cambiare, perché la fantascienza, in realtà, tratta meno delle macchine e più dell'uomo, di cosa è veramente l'uomo, dello spessore antropologico di cui l'uomo è costituito”. Ad Alex Voglino il compito di situare con coordinate temporali la letteratura fantastica e fantascientifica; mentre Ion Hobana con ricchezza di citazioni tratteggia gli uomini e i problemi del futuro secondo romanzi e racconti di SF. Tocca quindi a Brian Aldiss. Il suo intervento è spiazzante e sconcertante, e attinge più a categorie filosofiche e religiose, alla propria visione del mondo, che a citazioni letterarie.
“Cosa diventerà il genere umano? Il problema riguarda l'evoluzione e nello stesso tempo è religioso. In primo luogo desidero guardare al passato, e poi al futuro. .. La fattoria, in cui stavo con la mia famiglia, è dominata dalla chiesa vicina. La chiesa di Hickling … si trova lì da sette secoli, vi si tengono tuttora le funzioni religiose e all'interno vi è una lista dei parroci, che risale nel tempo fino al XIII sec. La chiesa di Hickling è un segno della fede inestinguibile dell'uomo in una vita più grande, se non su questo pianeta, altrove. Lungo uno dei muri interni della chiesa, sono poste due lapidi in memoria di quegli uomini che morirono per il loro paese nelle due guerre mondiali…” Aldiss, che partecipò giovanissimo alla Seconda Guerra Mondiale in Estremo Oriente, tratteggia in modo amaramente realistico la situazione mondiale, descrivendo il patriottismo e la pietà (fedi, ideologie) come inevitabili ma negativi elementi divisivi: fonti di conflitti. L’uditorio è sconcertato, le domande si moltiplicano. Ma qui Aldiss introduce una parola-chiave: "Una differenza sostanziale separa l'uomo da ogni altra forma vivente del nostro pianeta, e cioè la sua capacità di essere cosciente di se stesso come entità, e di guardare oltre se stesso per valutare l'universo in cui si trova… Potrebbe essere quell'istintivo desiderio di valutare l'universo, che ci ha indotti a inventare Dio; una figura che sta al di sopra dell'uomo, che tutto vede e comprende. Se è così, allora Dio è la più grande creazione dell'uomo. Se è così Lui, è un segno sicuro che lo seguiremo fino al cielo. Siamo autorizzati a definire il nostro particolare spirito inquisitore "divina curiosità". Certamente né scimmie né robot possiedono la divina curiosità; nessun computer può aspirare a ciò. Lo spirito della divina curiosità, creò la chiesa di Hickling, dove i vasetti di marmellata pieni di fiori, stanno sotto i nomi dei morti. Noi siamo profondamente interessati a quell'oscurità oltre la vita. È la pietra di paragone della nostra coscienza. Forma e soggetto di molti dei nostri capolavori maggiori di arte, musica, in pittura, in letteratura. Naturalmente è strettamente legata ai cicli e alle stagioni del nostro pianeta sul quale la vita ha nella morte, una delle sue condizioni. Questa preoccupazione umana, questa curiosità che si esplicita attraverso la scienza, ci consente adesso di vedere - e di essere ragionevolmente sicuri che vediamo correttamente - come è stata inizialmente squarciata l'oscurità iniziale. Noi abbiamo lavorato - con "noi" intendo gli eredi di quella scintilla di ricerca scientifica, che per la prima volta è scoccata nell'antica Atene - per giungere alla comprensione di come particelle fondamentali, abbiano prodotto gli elementi chimici che conosciamo, e di come l'universo è cominciato con il Big Bang, circa 20 miliardi di anni fa… Cosa c'era fuori prima che avvenisse il Big Bang? Possiamo solo dire che c’era il vuoto, sconosciuto in natura. Lì la scienza basata sulle leggi di questo universo, non può offrirci risposte, e lì entra la religione”.

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