Cristiani e mass media: il caso russo 6 - Intervento di Evgenij Genrichs, sacerdote dell’Archidiocesi cattolica di Mosca
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Evgenij Genrichs, sacerdote dell’Archidiocesi cattolica di Mosca
La cosa principale che oggi dovrebbe attrarre l’attenzione di tutti coloro che non sono indifferenti al destino della Russia è il problema dell’educazione. Con più precisione, la definizione di un bene personale e sociale, fondato sulla comprensione di una tradizione comune, nel confronto reciproco di un lavoro formativo ed educativo. E qui i rappresentanti delle comunità religiose potrebbero collaborare insieme ed offrire alla società un aiuto sostanziale. Penso che il massimo successo possibile oggi potrebbe essere raggiunto dalla collaborazione responsabile, benevola e creativa di tutte le forze russe della società, di tutti gli uomini di buona volontà.
In una intervista, relativamente recente, data da un noto laico ortodosso è stato detto della necessità di “collaborare nella sfera comunemente accettata”. Si parlava anzitutto della collaborazione fra cattolici ed ortodossi nel campo della formazione e della educazione, della scienza e della cultura, della preoccupazione comune nel sostenere i valori cristiani nel continente europeo. In seguito questo pensiero ha ottenuto un largo consenso ad un alto livello della direzione ecclesiastica.
Penso che questo pensiero possa stare a fondamento anche per le comuni iniziative nel campo della educazione e nel rafforzamento della moralità sociale. Fra tutte le differenze che esistono fra le varie confessioni cristiane, in una visione più larga, fra le varie religioni, in una visione ancora più larga, fra le differenti opinioni degli uomini di buona volontà, resta pur sempre un vasto campo di comprensione reciproca e, conseguentemente, di collaborazione nella sfera che permetta di costruire insieme la società sul fondamento dei valori tradizionali. Si capisce che in Russia, paese formato sotto l’influsso del cristianesimo ortodosso – cattolico (kafolicheskij) non possono non essere tenute in primo conto, per la comprensione del bene sia personale che sociale della moralità, le radici cristiane.
Dal momento che noi ci siamo messi a sognare sul tema di progetti di legge, perché non pensare ad un progetto di legge ed in seguito ad una legge, che sarebbe molto utile, la quale a nome dello stato incentivi programmi formativi ed educativi. E proprio qui sarebbe particolarmente richiesta la collaborazione di esperti indipendenti, operatori religiosi capaci di attirare la gente, famosi umanisti, scrittori, compositori capaci di esprimere un loro giudizio su questo problema. Penso che sarebbe utile un Consiglio sociale cui affidare il compito di denunciare il male morale che teme molto di essere chiamato con il proprio nome, e sempre sottilmente si nasconde sotto una maschera di bene.