Educare nell’era di Facebook
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Ho avuto modo di leggere l’allarmato articolo di David Oddone sul pericolo della pedopornografia e degli squallidi interessi che stanno dietro questo turpe traffico.
Non ho ricette a livello politico e giudiziario, salvo chiedere che chi commette simili reati deve essere individuato e punito, con severità, perché si tratta di vite innocenti, che meritano tutto il nostro rispetto.
Da tempo mi occupo di internet (e curo il sito CulturaCattolica.it) e ho avuto modo di affrontare l’argomento dei mass-media dal punto di vista educativo. Ne ho parlato con i giovani, con gli insegnanti e coi genitori. E credo che questo sia un argomento su cui confrontarsi per potersi sostenere nel difficile compito della educazione.
Spesso capita, dialogando tra adulti, di pensare che questo sia un tema difficile da affrontare, dai contorni vaghi, che sembra impedire a coloro che desiderano intervenire di dire la loro perché ritenuti dagli altri o addirittura da loro stessi chiaramente incompetenti. Ed è anche difficile trovare soluzioni adatte per la capacità che ha lo strumento di penetrare le coscienze dei giovani in maniera insistente e misteriosa.
Si invocano leggi restrittive, ci si augura di poter porre divieti insuperabili, leggi ferree, e quant’altro.
Ma ci si trova sempre più spiazzati. E i nostri giovani lasciati soli.
Certo sarebbe bello poterne parlare, e non solo spinti dalla paura, ma anche per renderci capaci di utilizzare uno strumento che non è negativo per definizione, e che può essere occasione di crescita e di buone e positive esperienze.
Ho trovato proprio in rete queste semplici regole, di buon senso. Vediamole insieme: «1) consentire al bambino di navigare in Internet solo se c’è in casa una persona adulta;
2) non collocare, possibilmente, il computer nella camera del bambino e comunque posizionare lo schermo in modo da renderlo visibile a chi entra o soggiorna nella stanza;
3) impratichirsi all’uso del computer quantomeno allo stesso livello del bambino in modo da non dargli la sensazione di poter operare indisturbato senza possibilità di controllo;
4) utilizzare tutti i sistemi di protezione attualmente disponibili per inibire l’accesso ai siti non adatti ai bambini;
5) parlare abitualmente con il bambino circa la sua ‘navigazione’ in Internet, stimolandolo con domande su quanto vede e cercando di rilevare eventuali reticenze;
6) insegnare al bambino che quando si collega nelle chat-line non deve mai dare (né chiedere) indirizzo, numero di telefono, o qualunque informazione che possa identificarlo.
Essere chiari (anche se non allarmistici) sui rischi che possono derivare dal contatto in chat con sconosciuti;
7) evitare che il bambino sia in Internet (e particolarmente in chat) nelle ore serali; (abituarlo ad avvisare sempre i genitori se qualche “amico di chat” si fa insistente con lui e/o gli chiede informazioni personali o abitudini);
8) navigare e ‘chattare’ qualche volta insieme a lui, per indurlo ad una confidenza maggiore con i genitori nel riferire i contenuti delle sue conversazioni in rete;
9) cercare (per quanto possibile) di evitare che il bambino abbia una sua casella di mail di cui sia il solo a conoscere la password di accesso;
10) costruire insieme al bambino “regole condivise” per navigare in Internet, evitando di imporle voi.»
Da tempo con amici abbiamo elaborato – proprio a partire dalla comune esperienza di educatori – queste “linee guida” che, coniugate con le altre, potrebbero essere un utile contributo. Ne vogliamo parlare?
«CONSIGLI AI GENITORI E AGLI EDUCATORI
1. “Cammina l’uomo quando sa bene dove andare”. Internet è uno strumento al servizio di uomini coscienti dello scopo, che usano tutto senza paura.
2. Non lasciare soli i ragazzi davanti a Internet: condividere un cammino educativo aiutandoli con criteri chiari.
3. Educare lo sguardo: sfidare i ragazzi a non accontentarsi di sciattezza o banalità, ma a cercare una bellezza più vera.
4. Non demonizzare Internet, ma mostrare un modo più umano, più avvincente, più affascinante di usarlo.
5. Scoprire i volti che stanno dietro un sito, un blog, ricordando che il virtuale è al servizio del reale e non viceversa.
6. Chiedere conto, non per un controllo, ma per il chiarirsi dei criteri, del cammino fatto navigando.
CONSIGLI AI RAGAZZI
1. Non fare di Internet l’orizzonte della propria vita, ma conoscerlo per metterlo al proprio servizio.
2. Evitare le chat inutili e generiche, le perdite di tempo sciocche e insulse: comunicare è mettere in gioco la propria umanità.
3. Non usare Internet per fuggire la realtà, ma per entrare sempre di più in essa.
4. Non nascondersi dietro l’illusione dell’anonimato per vivere una vita virtuale fittizia.
5. Fare la fatica di verificare ciò che la rete comunica: non essere creduloni solo perché “è su Internet”».
Se è vero che la paura è cattiva consigliera, è pur vero che l’incoscienza e la solitudine individualistica portano a risultati catastrofici.
E se pensiamo che basti un regalo altamente tecnologico per accontentare i capricci dei figli, rendiamoci conto che Facebook, social media, chat e quant’altro sono in agguato per invadere la coscienza dei più piccoli. Apriamo allora un serio confronto. Io, per me, ci sto.