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Società “Amici del pensiero” 4 – Commenti 2: una Norma fondamentale

Fonte:
CulturaCattolica.it
Una Norma fondamentale positiva di Primo diritto. Triplice norma: I. amicizia per il pensiero, II. non ostilità per il pensiero, III. non indifferenza per il pensiero.

Il pensiero come fatto può continuare a venire disfatto (esperienza comune) dal trattarlo come antefatto informe, o interiorità non estesa in cui credere come nell’ “anima”, ironico “noumeno”. Oggi viene trattato (psicologia, economia, cultura varia) come quelle interiora spirituali, pancia o cuore, che sono dette “emozioni”.
Esso è un fatto solo in quanto abbia un’estensione come realtà: e ha estensione, benché distinta da quella della realtà fisica, ossia è un fatto, quando ha un Principio costituzionale (“l’albero si giudica dai frutti”) e un’almeno incipiente vita di questo come Ordinamento. Costituzione e Ordinamento sono estesi in quanto tali. Un Ordine legale non è meno reale del territorio che unifica e legifera. “Realtà” è il nome del legame. Non c’è sapere che di legami.
Rammento quel detto di Ubu Re: “Viva la Polonia, perché se non ci fosse Polonia non ci sarebbero Polacchi!”. Basta sostituire alla Polonia il pensiero come forma, Costituzione e Ordinamento, donde: “Viva il pensiero, perché se non ci fosse pensiero non ci sarebbero uomini!” Questo dibattito è attualissimo, il primo se non l’unico (più nomi potrebbero essere qui richiamati, a partire da quello di M. Foucault).
Ho scritto “abbia”: infatti abbiamo un bel dire, con il detto scolastico, che factum infectum fieri nequit: la storia della Polonia fino all’ultima Guerra mondiale ci offre un corposo paradigma per il dramma storico e personale del pensiero fatto-disfatto in permanenza (la patologia ne è un caso).
Si tratta dunque di costatare che tutto viene fatto affinché il factum sia infectum ossia disfatto, e per ottenere ciò lo si infetta, come con un virus informatico (fin dall’infanzia, allorché il factum è sotto gli occhi di tutti).
Scagioniamo però “Dio” dall’essere agente dell’inficere, almeno con Agatone tragico greco del V-IV secolo a. C., cit. da Aristotele in “Etica a Nicomaco”, VI, 2:
“Sol questo pure a Dio non è concesso,
ciò ch’è fatto far che non sia fatto” (10).
Sull’agente infettivo abbiamo già speso estensione (atti scritti e verbali), individuandolo nell’Istituzione dell’Oggetto versus Istituzione del pensiero.
Non imputiamo neppure la Società come tale né di essere un tale agente infettivo, malgrado le sue iniquità, né di non predisporre gli opportuni presidi per la difesa del pensiero: semplicemente non ne ha la competenza.
Con i modesti mezzi di cui disponiamo, fondiamo oggi una Società Amici (11) del pensiero, o per la difesa del pensiero, su una Norma fondamentale tripartita che distingue tre specie di imputazioni:
I. l’amicizia per il pensiero (la “Polonia”), II. l’ostilità per il pensiero, III. l’indifferenza per il pensiero.
E’ solo da osservare che questa Norma è positiva, posta, né naturale né presupposta(12).
Ecco un’occasione, almeno esemplificativa, per mostrare che non disquisiamo su banchi paludati della teorica possibilità di un Primo diritto: semplicemente lo poniamo, come fa ogni pensante il cui atto pone in essere un regime di appuntamento con la sua norma.
In generale: tutto ciò di cui discutiamo sta avvenendo, in un senso o in un altro, nelle strade, nelle piazze, nelle case, in tutti i parlamenti dell’abitare umano. In questo senso aveva ragione il Presidente Mao a dire che il rivolvere umano non è un giro di valzer ossia un teorèin: anche se tutto è fatto per rinchiuderci nella caverna della Teoria, a partire da Platone.
Il factum del pensiero viene così a constare di tre momenti: A. la sua Costituzione, B. il suo Ordinamento (articolo 6°), C. l’Amicizia per il pensiero fondata su una Norma positiva del legame sociale degli Amici del pensiero.

NOTE
10. Mi sono servito di questa citazione in “La questione laica. Ragione legislatrice freudiana e Ordini civili”, Sic, 1991, (con A. Ballabio e M. D. Contri). A partire da “La questione dell’analisi laica” di Freud (1926) vi asserivo l’autonoma giuridicità della psicoanalisi nell’ambito del Permesso giuridico.
Nella sua presa di posizione Freud è stato abbandonato, e neppure preso in considerazione, dal gruppo degli psicoanalisti, anche i più fedeli e “ortodossi”. A colpire era il gruppo. Il gruppo non fa ma disfa l’Amicizia del pensiero.
11. Sono stato messo sulla strada del concepire l’Amicizia come legame sociale, da un’eccezione asserita da S. Romano (1875-1947) in “L’ordinamento giuridico” (1918). Per l’Autore il Diritto nel suo Principio è organizzazione, ed è in quanto organizzazione che è istituzione. Ci vuole poco per comprenderne il conflitto con H. Kelsen. Per noi, organizzazione come Principio non è affatto organizzazione (questione di buon senso), bensì sistematizzazione risultante dall’occultamento di censura e omissione, organizzazione dei buchi.
Che il Diritto non risulti da un Principio organizzativo, risulta palese dal fatto che è giuridico, ossia ha formale cittadinanza, ogni atto che avvenga nell’ambito del Permesso giuridico, che significa tutto ciò che non è espressamente proibito. Ciò che è permesso è giuridico senza sottomissione all’organizzazione. Un uomo è tanto più sano quanto più vive giuridicamente nell’ambito del permesso giuridico, e senza obiezione di principio al Diritto statuito statualmente. Antigone è malata (querulomane) perché neppure concepisce la propria autonomia giuridica , e approfitta della stolidità giuridica di Creonte.
L’eccezione: S. Romano riconosceva qualità di Ordinamento giuridico non solo allo Stato, ma anche alla Chiesa, alla Massoneria, e perfino alla Mafia, però non all’amicizia.
12. E’ da H. Kelsen che prendo l’espressione “Norma fondamentale” che si enuncia “Bisogna obbedire alla Costituzione”. Essa è stata molto discussa, e ai giorni nostri almeno in Italia la discussione si è fatta rovente e per nulla accademica. Il carattere solo presupposto di questa Norma lascia la Costituzione nella debolezza. Osservo che la nostra Norma fondamentale, relativa alla Costituzione del pensiero con il suo Ordinamento, è posta e non presupposta.

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