Trattamento dati, o affari amorosi
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Con queste due coppie di parole ho appena definito l’amore. Ma riprendo da capo.
Uno dei miei maestri che più onoro ha detto un giorno:
“Non voglio che mi amino: voglio che mi trattino bene”.
Con questa frase non ha rifiutato l’amore, né lo ha distinto da qualcosa d’altro: semplicemente ne ha dato il concetto.
Invito a far mente, a metterci la testa, a starci con la testa: infatti la parola “amore” resta tra le più oscure o equivoche della storia linguistica, ossia della storia umana: l’Iliade racconta che si è cominciato facendo l’amore e si è (logicamente) finito per fare la guerra; nell’innamoramento si perde la testa, e lucciole e lanterne non si distinguono più; i Greci chiamavano Eros “Dio malvagio”, che colpisce alle spalle. Questa intera pagina non basterebbe a contenere tutti gli esempi di oscurità o equivocità della parola “amore” a partire dall’infanzia.
Ne porto ancora solo uno, piuttosto comune. Un marito non tratta bene la sua sposa, in cento modi: tra questi, non è accurato nel parlarle, e nell’ascoltarla; in particolare non cura il proprio vestire, la propria igiene fisica, fino alla sgradevolezza olfattiva. Ma alla sposa che protesta risponde: “Sì, ma ti amo lo stesso!” Se la sposa non è anche lei abbrutita dall’ideologia amorosa gli replicherà veridicamente: “Non è vero!” E non è questione di buone maniere, benché anche queste rientrino nel buon trattamento.
Ciò che dico riguarda anche i figli e quant’altri.
La tradizione letteraria, filosofica, mistica, distingue “amante/amato”: ebbene, il primato nella competenza quanto all’uso della parola “amore” è del secondo, non del primo: questa parola designa soltanto, in sì o in no, il comportamento o trattamento posto in essere dal primo.
L’amore è l’imputazione dell’amato all’amante.
Ho imparato presto a non dire per primo a qualcuno, anzitutto a una donna, “Ti amo!”
Come dichiarazione di un effetto, l’amore è un sapere dell’amato: finisce così la tradizionale scissione tra sapere e amore.
Certo, l’amante deve proprio sapere il fatto suo, dato che si trova a interpellare il sapere dell’amato cioè il suo pensiero.
L’amato non inebetito guarda sempre in bocca il caval donato, ossia sa pensare “timeo Danaos et dona ferentes”, non prende a scatola chiusa (che significa “sepolcro imbiancato”) cioè non si lascia ingannare.
L’amante deve essere affidabile: ma come fidarsi se non apprezza anche per sé stesso la posizione passionale (passio, passività tradizionalmente connotata anche come femminile) e interessata dell’amato?: i militanti dell’amore non sono bene accetti.
Naturalmente, non è la Scienza a fare sapere sull’amore: trattandosi di sapere in ambedue i casi.
L’amore non è inizio. Io non amo affatto i bambini (diversamente dall’enunciato criminale e pedofilo di Ivan Karamazov). Inizio trattandoli con quel poco o tanto senno che ho: saprò da loro se li amo, e se ho del senno correggerò il mio trattamento (notabene: anche il nostro bambino ci tratta, ma di solito non ci piace osservare ciò perché lo riteniamo incompetente nel giudizio).
L’amore è un secondo tempo (e si potrebbe disquisire se i tempi siano tre). Lo stesso vale per la mia amica, amante, sposa. Tempi significa che è iniziata una stagione di traffici, o affari, e si dice molto bene quando si dice “affari amorosi”: l’amore è una sorta di affari (una volta dicevo una SpA), oppure non è.
Dice bene il 4° Comandamento quando raccomanda di “onorare” i genitori, non di “amarli”. Seguiranno affari (altro notabene: raccomandando di onorarli prende nota che in certi casi meriterebbero il disonore se non la forca).
Ma è l’insieme della Bibbia a illustrare l’amore come un lungo affare amoroso, fin qui contraddittorio e confuso. Per molti è già finito, mentre io coltivo un altro pensiero, ma certo non che Dio ama gli uomini come Ivan “ama” i bambini.
L’amore è un affare, non un programma: nell’era del computer tutti afferrano questa parola.
“Gesù programmatico!” è una bestemmia più di tutte quelle animali, cioè miti, escogitate nei millenni.
Milano, 6 luglio 2009
Giacomo B. Contri
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