L'alba di tutto 1 - Le reazioni a "Il padrone del mondo"
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Le reazioni a “Il padrone del mondo”
Gettando nel suo romanzo “Il padrone del mondo” (1907) uno sguardo preoccupato ma non disperato sul possibile futuro della Chiesa nel XX e nel XXI secolo, Benson aveva previsto che molti cristiani sarebbero rimasti sconcertati e anche sconvolti.
“Questo libro produrrà senz’altro sensazioni di sconforto e sarà (per ciò e per altri motivi) oggetto di ogni tipo di critica; ma mi è sembrato che il mezzo migliore per esprimere valori e princìpi che mi stanno a cuore e che io credo veri e infallibili fosse quello di tradurli in avvenimenti che possano commuovere. Non ho inteso fare la voce grossa e ho sempre trattato con deferenza e con rispetto, per quanto possibile, le opinioni opposte alle mie. Non sta a me dire se abbia conseguito l’intento o meno”. (5)
Così, accanto ad entusiastici elogi, come quelli del fisico Sir Oliver Lodge (“Ho letto il tuo libro come una parabola dei nostri giorni, non come una profezia; è l’enciclica anti-modernista più efficace che sia mai stata scritta, inclusa quella emanata recentemente da Roma”, (6) riferimento alla Pascendi di Pio X), vi furono reazioni pesantemente negative. Il clero protestante si sentì accusato di scarsa consistenza dottrinale, i sacerdoti cattolici videro con sfavore la prospettiva presentata nel romanzo di un’apostasia generalizzata del clero; molti fedeli si sentirono demoralizzati da un eccessivo pessimismo, fonte di sconforto.
Dalla distopia all’utopia (?): “L’alba di tutto” (1911)
A questo punto Benson decide di scrivere un secondo romanzo: L’alba di tutto (The dawn of all) (7) che pubblica nel 1911. Nella Prefazione è esplicitato palesemente il nesso coll’opera precedente, Il padrone del mondo:
“In un precedente libro, intitolato Il padrone del mondo, ho cercato di
tratteggiare gli sviluppi che, penso, ci potremmo ragionevolmente attendere da qui a un centinaio d’anni, se solo le linee attuali di quello che viene definito “pensiero moderno” si prolungassero abbastanza; e sono stato ripetutamente informato che l’effetto del libro era eccessivamente deprimente e scoraggiante per i Cristiani ottimisti. Nel presente libro cerco – anche in forma di parabola – non certo di ritirare alcunché di quanto ho detto nel precedente, ma di seguire invece le altre linee, e di tratteggiare – sempre in forma di parabola – il tipo di sviluppi che, di qui a sessant’anni, ci potremmo ragionevolmente attendere se dovesse innescarsi il processo inverso, e il pensiero antico (che ha superato la prova dei secoli, ed è oggetto di “riscoperta” notevole da parte di persone anche più moderne dei modernisti) venisse invece prolungato. Ci è stato detto talvolta dai moralisti che viviamo in tempi molto critici, con la qual cosa intendono dire che non sono certi che la loro parte vincerà. In questo senso, nessun tempo può essere critico per i Cattolici, dato che i Cattolici non hanno mai alcun dubbio sul fatto che la loro parte vincerà. Ma da un altro punto di vista, ogni periodo è critico, perché ogni periodo ha in sé il conflitto di due forze irreconciliabili. E’ stato per il gusto di ricostruire il tipo di effetti che, mi sembrava, ciascuna delle due parti avrebbe sperimentato nel caso che l’altra diventasse dominante, che ho scritto questi libri…” (8)
NOTE
5. ROBERT HUGH BENSON, Il padrone del mondo, Jaca Book 1997, Prefazione alla prima edizione, pag. 1.
6. T. G. HOLT, Un convertito d’alto rango, in “30Giorni” n. 1, gennaio 1988, pag. 69.
7. ROBERT HUGH BENSON, L’alba di tutto (The dawn of all, 1911), Fede&Cultura 2010.
8. Id. Ibid., pag. 5.