Polemica: E' possibile parlare di "senso religioso" per l'ateo Asimov?
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Salve,
come appassionato di fantascienza non ho potuto fare a meno di imbattermi nella sua recensione del racconto "L'ultima domanda" (http://culturacattolica.it/default.asp?id=238&id_n=6837) dato che compare tra i primi risultati di Google alla ricerca "l'ultima domanda Asimov". Recensione che ho letto e che mi ha lasciato basito.
In quanto accanito lettore di Asimov mi offende profondamente vedere fraintesa la sua opera associandola in qualche modo ad una tematica religiosa dalla quale è completamente priva. E il fatto che a farlo sia un insegnante di lettere non fa che aumentare il mio stupore.
....si è sempre definito agnostico, anche se nella sua opera sono presenti spesso richiami biblici, e ben tre libri della sua sterminata produzione letteraria sono stati dedicati in qualche modo alla Bibbia. Ne “L’ultima domanda” il divino è tragicamente assente come memoria (sembra di percepire che secondo Asimov l’umanità dal 2061 in poi farà a meno di Dio), ma è costantemente presente come senso religioso e come livello della domanda.
Il divino è tragicamente assente perchè Asimov considera la religione solo esclusivamente come fenomeno antropologico e sociale che scompare con l'evoluzione della specie umana. Così come è falso che il divino è costantemente presente come senso religioso. Inoltre l'opinione di Asimov per la bibbia è che sia un testo prodotto dalla mente umana, in nessun modo trascendente. Sue stesse parole:
"The Bible is a human document. Much of it is great poetry, and much of it consists of the earliest reasonable history that survives. Samuel I and 2 antedate Herodotus by several centuries. A great deal of the Bible may contain successful ethical teachings, but the rest is at best allegory and at worst myth and legend. Frankly, I don't think that anything is divinely inspired. I think everything that human beings possess of intelligent origin is humanly inspired, with no exceptions."
Non ho intenzione di mancarle di rispetto, bensì spero di convincerla del fatto che interpretare Asimov in un'accezione religiosa costituisca un forte disaccordo con le intenzioni dell'Autore. Penso che sia un errore involontario, dettato più che altro dall'abitudine tipica di ogni uomo di vedere le cose come ci piacerebbe che siano piuttosto che come sono veramente.
everything that human beings possess of intelligent origin is humanly inspired, with no exceptions: Questo pensiero è profondamente radicato nelle sue opere.
Sperando che anche lei rispetti l'autore, la saluto
Giovanni
(qui trova un'interessante intervista sull'argomento: http://www.sullivan-county.com/id3/asimov2.htm)
Ecco la nostra risposta:
Gentile Giovanni, anzitutto la ringrazio per avermi scritto e per il suo desiderio di non lasciar cadere un tema estremamente importante come quello che sta sullo sfondo del racconto di Asimov.
Penso abbia notato che la scheda critica su “L’ultima domanda” è divisa in tre parti di cui il link che mi ha inviato è la seconda, le accludo i link delle altre due:
http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=238&id_n=6827
http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=238&id_n=6839
Il tutto sta all’interno di una sottosezione della area “Science Fiction” la cui introduzione fa ulteriore chiarezza sullo scopo dell’impresa.
http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=238
Mi pare che le sue obiezioni alla lettura del racconto vertano sulla inconciliabilità tra posizione personale di Asimov e tematiche religiose (la ringrazio per il link alla lunga intervista che esplicita molte delle convinzioni dello scrittore, anche se non sempre nel modo perentorio che gli viene attribuito).
Sarebbe sicuramente arduo pretendere di arruolare Asimov sotto le bandiere di una implicita posizione religiosa (come dire: “sei un credente anonimo anche se non lo sai” ). Quando uscì in Italia il saggio di Asimov sulla Genesi “In principio” (era il 1981) proposi al settimanale “Il Sabato”, con cui collaboravo, di stendere una scheda critica, che fu affidata al sacerdote scienziato Carlo Borghi; in essa non vi fu nessuna indulgenza né condiscendenza per il lavoro del nostro autore. Spero di trovare tale articolo e di ripubblicarlo. Allora, come è possibile dire che nel racconto “L’ultima domanda” vi è la presenza del senso religioso?
Bisogna intendersi sui termini. Sulla scorta della trilogia di don Luigi Giussani, intendo per “senso religioso” “…quella natura originale dell’uomo per cui egli si esprime esaurientemente in domande “ultime”, cercando il perché ultimo dell’esistenza in tutte le pieghe della vita e in tutte le sue implicazioni…in tal senso la dimensione religiosa coincide con la dimensione razionale e il senso religioso coincide con la ragione nel suo aspetto ultimo e profondo… coincide con l’urgenza di un raggiungimento totale e di una esauriente completezza…” (All’origine della pretesa cristiana, pag. 4)
“Natura originale dell’uomo” significa che l’uomo è fatto così, non può fare a meno di porsi le domande ultime per il semplice fatto di impattare la realtà esterna.
Da 30 anni sto investigando questo aspetto nella fantascienza, e mi sembra che l’orizzonte cosmico faciliti l’emergere di tali domande più che non avvenga in molti romanzi “mainstream” . Il racconto di Asimov mi pare un esempio di questa “inevitabilità”, “inestirpabilità”, “irriducibilità” delle domande sull’origine e sul destino, sulla vita e sulla morte, sul perché del cosmo e sul senso di tutto.
Stiamo parlando di domande, non di risposte, infatti Asimov ipotizza un’umanità diventata Dio che ricrea l’Universo. Mi trovi dei racconti non di SF che pongano con altrettanta radicalità la questione.
Del resto anche Leopardi si proclamava ateo, ma poesie come il “Canto notturno” o “La sera del dì di festa” sono sature, intrise di senso religioso (nel senso detto) più che molte poesie devozionali o devote.
Spero di aver chiarito un po’ meglio il “di che si tratta”.
La saluto cordialmente, a presto.
Enrico Leonardi