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Nostalghia

Autore:
Sanvito, Samuele
Fonte:
CulturaCattolica.it ©

Nostalghia
(1983)
Fotografia: Giuseppe Lanci
Musica: Beethoven, Debussy, Verdi, Wagner
Produzione: Opera Film per RAI 2, Sovinfilm
colore (Technicolor)
durata 130'

Protagonista è un poeta russo, Andrej Gorcacov, che si trova da giorni in Italia per raccogliere informazioni sulla vita di un musicista russo del '600 (Berezovskij, personaggio storico; visse a lungo a Bologna). Nella prima parte del film lo scrittore è accompagnato da una bella interprete italiana, Eugenia, la quale sfoga su di lui le proprie paranoie affettive.

Il film inizia con la sequenza della Madonna del parto con cui Tarkovskij inquadra la condizione interiore dei due personaggi: il protagonista è stanco di cercare, di vedere cose troppo belle per l'uomo, si rifiuta di entrare per guardare il dipinto; l'interprete invece entra, vede, ma non prega (cioè si ferma ad un atteggiamento da banale turista).
Il loro rapporto, giunto ormai al termine, si intreccia però con il personaggio chiave sia del film che di gran parte dell'opera tarkovskiana: Domenico; è un cosiddetto pazzo che vive emarginato in una vecchia officina di Bagno Vignoni. Il poeta è attratto dalla straordinarietà di quest'uomo e si coinvolge pienamente con lui. Domenico è un "debole" cioè uno che agli occhi della società è un perdente; ma nel suo profondissimo senso di responsabilità verso il mondo si trova la sua grandezza che colpisce Gorcacov. Entrambi, in una sorta di catarsi drammatica, compiranno la propria vicenda; i grandi e pazzeschi gesti dei due deboli e disadattati riportano in qualche modo l'ordine (l'ultima inquadratura unisce l'Italia alla Russia dissolvendo il profondo disagio del protagonista; e i pazzi disposti con ordine rigoroso sulle scalinate?!).

In Nostalghia viene compiuto, quasi celebrato, un gesto liturgico, un rito di purificazione personale del protagonista che attraversa la piscina di Santa Caterina da Siena con la candela in mano; la luce della candela è la luce dell'anima di Gorcacov. A questo piccolo fuoco si lega il grande fuoco che Domenico appicca su sé stesso per "rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace".

Il film è costruito a partire da "quel particolare e specifico stato d'animo che si crea in noi russi quando siamo lontani dalla patria. Volevo parlare del fatale attaccamento dei russi alle proprie radici nazionali, alproprio passato, alla propria cultura, ai propri luoghi di origine, ai familiari e agli amici".

Attraverso le parole di Domenico viene tracciata una visione della vita e della storia assolutamente libera e profonda fino alla esaltazione più sacrale di ogni particolare; nulla sta fuori dall'essenziale! L'insieme di tutto questo costituisce una delle opere più geniali di tutta la cinematografia.