Per leggere Vita e Destino - 1: Il romanzo
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Grandioso affresco della nazione russa durante la Seconda Guerra Mondiale: in particolare si racconta l'epopea della battaglia di Stalingrado, ma anche il lager tedesco, quello russo, storie di soldati e soprattutto di leaders della guerra sia di parte russa che tedesca. Ma anche la pace, la vita più o meno difficile delle persone in Russia durante la Guerra, soprattutto della famiglia di Strum (Viktor Pavlovic), certamente uno dei protagonisti, ricercatore scientifico nell'ambito della scienza, ebreo.
L'opera ha di solito paragrafi brevi, ma a volte lunghi e anche lunghissimi: il paragrafo segue rigorosamente la concisione o l'ampiezza del contenuto, in questo caso a volte in tempo reale, come avviene ad es. nell' interrogatorio di Krymov, primo marito di Evgenija Nikolaevna, comunista di ferro della prima ora, commissario militare al fronte di Stalingrado, poi caduto in disgrazia e internato alla Lubjanka, carcere di Mosca. L'opera costringe il lettore ad una grande attenzione, perché fino alla fine continua ad introdurre nuovi personaggi senza mai dire chi sono e senza mai esplicitare la parentela con gli altri, con la complicazione dei patronimici e dei diminutivi russi. Forse questa difficoltà è dovuta all'esistenza di un precedente romanzo "Per una giusta causa", in cui i personaggi erano gli stessi. L'autore ha una grande forza di immedesimazione con i personaggi, di cui esprime i punti di vista in potenti "riprese" soggettive, a volte anche con delle specie di "flussi di coscienza" che ne esprimono i pensieri o il subconscio (ad es. a pag. 769 per Krymov sotto interrogatorio). Spesso l'autore si sposta dalla parte dei Tedeschi e si immedesima anche in alcuni loro comandanti, ad es. Liss, Paulus, addirittura Hitler, così come dall'altra parte c'è addirittura ad un certo punto una soggettiva su Stalin (pag. 781).
Colpisce nell'opera la capacità di cogliere sfumature quotidiane accanto ai grandi temi nelle problematiche dei personaggi, così come la capacità di cogliere il bene e il male in ciascuno di loro, anche nei migliori e a volte nei peggiori (salvo forse Hitler e Stalin). Grossman ha una potenza descrittiva che ricorda sia Dostoevskij che Solgenitzin e probabilmente gli altri grandi della tradizione russa, ma non appare secondario rispetto a loro. Sono tanti i passi straordinari: la lettera di Anna Semerova, madre di Strum dal lager prima di morire (è ebrea) (cap.18 parte prima), ma anche il dialogo dei piloti russi prima di un'impresa rischiosa che può essere mortale (cap.38 parte prima); la morte del piccolo David e di Sofia Osipovna nel lager tedesco (da pag. 538 a pag. 550), ma anche la lotta interiore di Strum, che prima si era sentito rinascere come uomo proprio nel momento della persecuzione e del sospetto nei suoi confronti, poi si sta perdendo nel momento del successo dopo la telefonata di Stalin (vedi pag. 827 e seguenti, punti chiave dell'opera).
Forse il tema chiave è quello della libertà, collegato a quello dell'importanza del singolo uomo, che ritorna spesso nel libro insieme a quello del destino. "La libertà consiste nell'irrepetibilità, nell'unicità dell'anima di ogni singola vita" (pag. 551). Grossman rappresenta l'utopia del delirio di onnipotenza dell'uomo anche rispetto a Dio, attraverso la figura del maestro di Strum, Cepyzin, che è modello umano positivo nella capacità di lottare contro le ingiustizie del regime, ma non lo è sul punto del delirio di onnipotenza, e Strum dialettizza con lui (vedi pag. 681 e segg.). Vi è anche l'utopia dello stato che costruisce i gulag per arrivare poi ad eliminarli, ma anche ad eliminare la libertà individuale. Questo è visto attraverso la figura di Katzenelenbogen, che parla in prigione con Krymov: il primo è un detenuto, ma resta un bolscevico di ferro, come forse è anche Krymov, benché la persecuzione subita in proprio gli abbia fatto sorgere qualche dubbio. Comunque Krymov non lo segue in questa utopia distruttiva, quindi dimostra di mantenere un po' di umanità (vedi per questa utopia pag. 829 e segg.).
Per quanto riguarda il tema del totalitarismo, viene molto approfondito quello nazista, soprattutto attraverso la descrizione del lager e delle vittime, e le soggettive anche sugli aguzzini (cfr. per es. pag. 532 e segg.). Per il nazismo vi sono anche parti teoriche all'inizio (pag. 22 e segg.).
Dall'opera tutta, in particolare nella seconda parte, viene sottolineata l'importanza della battaglia di Stalingrado e la sua decisività non solo per la Russia, ma per tutto il mondo. Viene comunque sottolineato anche il totalitarismo russo attraverso la persecuzione di comunisti doc come Abarcuk e Krymov, del protagonista Strum e in generale attraverso la descrizione della genesi del gulag (pag. 829).
Ad un certo punto un ufficiale tedesco, Liss, fa chiamare Mostovskoj per interrogarlo con grande prosopopea e maniacale approfondimento filosofico, sostenendo in modo strano l'equivalenza di nazismo e stalinismo (cfr. pag. 398 e segg.).