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"Tutto scorre" di V. Grossman

Autore:
Papa, Rosa
Fonte:
CulturaCattolica.it
Ripubblicata, con "Vita e Destino", un'altra importante opera del grande romanziere russo. (Adelphi 2008 € 19,00)

E’ una “non-storia”, incentrata dapprima su due collaboratori del regime sovietico (Nikolaj e sua moglie), in cui si mostra la loro apparente buona fede, che si trasforma poi a poco a poco, quasi insensibilmente, in malafede. Tutto questo si traduce in imbarazzo, quando torna dal gulag in Siberia un loro cugino, Ivan Grigorievic, che viene apparentemente accolto, in realtà lasciato da parte per paura.
Quest’ultimo si affeziona ad Anna Sergeevna, vedova con un figlio ormai non più giovanissimo, e si innamora di lei, ma non riuscirà neppure a dirglielo, perché Anna si ammalerà di tumore e morirà in ospedale.
Possiamo parlare di una “non-storia”, perché sembra che Grossman voglia mostrarci i “tipi” della società sovietica degli Anni Trenta con le loro vicende, e anche perché le parti esclusivamente teoriche, soprattutto negli ultimi capitoli dell’opera, sono numerose.
Attraverso i “flash-back” su Anna Sergeevna, veniamo a conoscere la storia della grande carestia degli anni Trenta soprattutto in Ucraina (Holodomor), come se la stessimo vivendo noi. Prima Anna era a capo del Comitato Comunista, ma poi se ne distacca, dopo tutto ciò che ha visto accadere nel “partito”.
Accanto alla sua storia, Grossman ci fa vivere le vicende di altre persone che muoiono di fame: intere famiglie e interi villaggi.
Non è stato solo lo sterminio dei kulaki, ma “l’ascia s’è abbattuta sulla gente di campagna tutta intera quanta è”. Tutto questo ci è mostrato da vicino, soprattutto attraverso una famiglia che ci viene presentata in uno squarcio di vita e nella sua terribile, lenta fine.
Poi, attraverso un altro “flash-back”, lo scrittore ci narra l’internamento di Ivan Grigorievic nel gulag, introducendoci in questo terribile mondo.
Nei gulag sovietici erano imprigionate persone di ogni tipo: “Nessuno di questi uomini (neanche i persecutori ndr.) morì di morte naturale”.
Il racconto di questi fatti comunica tangibilmente la certezza che non c’è nessuna differenza tra l’Olocausto degli Ebrei e quello che è successo nella Russia stalinista: carestie e gulag; nessuna differenza neppure nel modo di morire, perché la morte per fame è una delle peggiori torture, se non la peggiore.
Il titolo “Tutto scorre” si riferisce al fatto che tutto muta: dopo Lenin c’è Stalin, dopo la fame il gulag, la corruzione, le esecuzioni sommarie...
Purtroppo nell’ultima parte l’Autore insiste, come già detto, quasi esclusivamente su questioni teoriche, la prima delle quali è dedicata all’anima russa, schiava fin dai tempi degli zar e dei servi della gleba; in seguito si descrivono la collettivizzazione forzata, la figura di Lenin, poi quella di Stalin. Di conseguenza questa parte dell’opera offre spunti interessanti, ma è di faticosa lettura, a differenza della precedente.
Uno dei temi chiave di tutto il libro è senz’altro il tentativo del Potere di uccidere la libertà e l’impossibilità di riuscirci, perché la libertà e l’essere uomini non muoiono neanche nel lager e nella fame, in qualunque circostanza, come è accaduto a Ivan Grigorievic, che non viene piegato da anni di lager e si mantiene libero e umano dentro.
Comunque, rispetto al capolavoro di Grossman, “Vita e Destino”, il valore artistico di questo libro, scritto tra il 1955 e il 1963, è senz’altro inferiore, mentre è (forse) superiore il valore documentario e storico su quanto è accaduto in Russia sotto Stalin.