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Le grandi domande - “L’ultima domanda” di I. Asimov 3 - Tutta la vita chiede l’eternità

Fonte:
CulturaCattolica.it
“La morte è il fatto che sta all’origine di tutta la filosofia”.
“L’orizzonte cui l’uomo arriva è come un segno di tomba; la morte è l’origine e lo stimolo a tutta la ricerca, perchè l’insondabilità della domanda umana proprio lì trova la contraddizione più potente e sfrontata. Ma questa contraddizione non toglie, bensì esaspera, la domanda.” (Il senso religioso, cap. V).

L’escatologia laica di Asimov non comporta però né il Paradiso né la fine tragica di tutto; l’ottimismo sulle possibilità della scienza porta lo scrittore a prefigurare una conclusione sorprendente ed inaspettata.
“Verrà un tempo” domandò l’Uomo, “in cui i dati saranno sufficienti, o questo problema è insolubile in tutte le circostanze possibili e immaginabili?”
“NESSUN PROBLEMA E’ INSOLUBILE IN TUTTE LE CIRCOSTANZE POSSIBILI E IMMAGINABILI”, rispose l’AC Cosmico.”

Quest’ultima frase descrive l’ottimismo scientista: se “Ignoramus et ignorabimus” è il motto dell’agnostico, “Ignoramus et NON ignorabimus” è quello della speranza laica nell’indefinito progresso della conoscenza umana. E questo, giocando sul “fattore tempo”, 10 trilioni di anni, si traduce nel racconto in una Nuova Creazione: l’umanità diventa Dio, inteso come Onniscienza ed Onnipotenza, non sicuramente come Spirito personale di infinito Amore. Ritorna l’illusione prometeica di rubare il fuoco agli dei, che riparte dalla frase della Genesi: “LA LUCE SIA! /E la luce fu...” Rimane insoluto il problema di quale sia il significato del NOSTRO Universo, se quello futuro potrà vantarsi di nascere da un Dio creato dagli uomini... E il racconto conferma quello che don Giussani ha raccontato nel suo “Il senso religioso”: il professore di filosofia, ateo, che a un funerale di un collega, affermava: “La morte è il fatto che sta all’origine di tutta la filosofia”.
L’orizzonte cui l’uomo arriva è come un segno di tomba; la morte è l’origine e lo stimolo a tutta la ricerca, perchè l’insondabilità della domanda umana proprio lì trova la contraddizione più potente e sfrontata. Ma questa contraddizione non toglie, bensì esaspera, la domanda.” (Il senso religioso, cap. V). Francesco Grianti, docente universitario e grandissimo studioso dell’entropia, nel suo saggio “Quell’ultima partita” (Jaca Book 1990; il titolo, che ricorda il racconto di Asimov, si riferisce alla morte), sostiene che già esistono possibilità anti-entropiche nel nostro Universo, e sono tutte collegate alla fede: sono i miracoli, il sacrificio, e in particolare la Croce di Cristo, il Libero Arbitrio e la Santità. Ma su questo occorrerà ritornare.

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