Condividi:

Parte Prima: Letture per l'era tecnologica

Autore:
Scacco, Antonio
Fonte:
CulturaCattolica.it
La crisi della letteratura giovanile e la fantascienza



Spesso, nei convegni e nei dibattiti, si fa il punto dell'attuale situazione della letteratura giovanile in Italia e il quadro che ne emerge è piuttosto sconfortante. Si lamenta la costante e progressiva disaffezione del ragazzo verso il libro di lettura; si evidenzia - fatte le debite eccezioni - il tono di superficialità e di appiattimento di molta letteratura giovanile; si constata la situazione di emarginazione e di crisi in cui si dibatte lo scrittore di romanzi per ragazzi, per motivi d'ordine sociale, culturale e - non ultimo - economico (si pensi ai limitati profitti dell'editoria per ragazzi).
Ma quali le cause accertate e i rimedi proposti? I primi ad essere posti sott'accusa sono la televisione ed i videogames, i quali, con le loro mille immagini sfolgoranti, disabituerebbero il ragazzo a fantasticare per proprio conto e non lo invoglierebbero certo ad accostarsi al libro, per l'impegno decisamente attivo che si richiede nel ricreare autonomamente, attraverso la pagina scritta, scene e figure fantastiche. Un'altra causa della scarsa propensione del ragazzo verso il libro di lettura sarebbe individuabile nella diffusione del fumetto. Con lo scarso spazio concesso al testo scritto, con un linguaggio fatto di frasi stereotipate e di onomatopee, con un intreccio che si esaurisce nel giro di poche pagine, come potrebbe il fumetto educare il ragazzo alla complessità espressiva del libro, alla pazienza necessaria a seguire una trama che si sviluppa per più pagine? La scuola, infine, potrebbe avere la sua parte di responsabilità, nel senso che se molti ragazzi non leggono, è forse perché non hanno imparato veramente a leggere; e se uno non ha acquistato, fin dai primi anni di scuola il gusto della lettura (1), tenderà non a vedere il libro come un'occasione di arricchimento spirituale, ma a respingerlo come un'inutile perdita di tempo.
Queste le cause principali. Quanto ai rimedi, si va da una generica esortazione ad aggiornare le tematiche, alla vaga attesa dello scrittore di talento che sappia dare alle sue opere quel tocco di novità e di originalità presente, ad esempio, nel capolavoro deamicisiano. Mai però un riferimento, nella panoramica dei dibattiti e delle iniziative, alla letteratura di fantascienza; mai un accenno ai suggerimenti e alle ispirazioni che potrebbero venire da questo prodotto della cultura di massa (a patto - è ovvio - che lo si guardi con animo sgombro da aristocraticismi adorniani e da pregiudizi "apocalittici"). Eppure la letteratura di science fiction ha, tra gli altri, due motivi estremamente validi per poter assurgere a narrativa moderna, adatta ai ragazzi d'oggi: l'attualità dei temi trattati e la tensione educativa.
Per quanto riguarda il primo punto, oggi - si sa - viviamo in piena era tecnologica, in quell'età cioè che Thomas Carlyle definiva "non: l'età eroica, o religiosa, o filosofica, o morale, ma soprattutto: l'età meccanica" (2). La civiltà tecnologica ha prodotto, nella vita dell'uomo, mutamenti così vasti e radicali, che l'attuale fase storica "deve essere considerata una vera svolta antropologica [...], svolta già registratasi con analoghe conseguenze 'totali' nel passaggio dal nomadismo alla vita agricola (avvenuto all'incirca 10.000 anni fa)" (3).
La manipolazione tecnologica della natura è il cambiamento più significativo che la civiltà delle macchine ha determinato nel modo di pensare e di agire dell'uomo contemporaneo. Per l'uomo dell'antichità classica e medioevale, il mondo era, per l'influsso della filosofia aristotelica, una realtà immutabile. Secondo Aristotele, infatti, ogni sostanza aveva un suo principio interno o forma, che ne guidava l'esistenza e lo sviluppo e agiva sempre in armonia con il suo ambiente esterno. Il compito della scienza era esclusivamente di individuare e capire il modo di operare di ciascuna forma. In un mondo così concepito, gli esperimenti controllati, tipici della scienza moderna, non avrebbero dato buoni risultati, perché avrebbero interferito con l'ambiente esterno di ciascuna sostanza, impedendo all'esperimentatore di capire la vera natura di essa. D'altra parte, gli esperimenti che non interferivano con l'ambiente esterno di ciascuna sostanza non avrebbero fatto ricavare maggiori informazioni di quelle ottenibili dall'osservazione diretta del processo naturale della sostanza stessa. Gli esperimenti erano perciò considerati o di intralcio o, addirittura, inutili (4).
L'uomo moderno, invece, concepisce materialisticamente la natura come priva di forme e di sostanza: eliminate le qualità, solo i fenomeni quantitativamente misurabili e la loro elaborazione matematica vengono presi in considerazione nello studio della natura. La quale, come un'immensa macchina che può "essere smontata nei suoi singoli elementi per essere poi, pezzo per pezzo, ricomposta" (5), finisce così col subire il completo dominio tecnologico da parte dell'uomo. La possibilità inoltre di spostarsi velocemente in treno, in jet, in automobile, ha modificato, nell'uomo d'oggi, la coscienza del tempo, che non è più visto come una realtà assoluta, ma suscettibile di accelerazioni e rallentamenti, di essere cioè manipolata. Tanta potenza, infine, ha indotto l'uomo a feticizzare lo strumento tecnologico, a farsene un dio - il dio delle "technicae artes", come lo definisce il Concilio Vaticano II nel suo documento fondamentale Gaudium et Spes - diventandone schiavo, anziché padrone.

Note

1 La D'Amelio, analizzando gli effetti che il libro di narrativa nella scuola media potrebbe avere sulla formazione dell'abito alla lettura, rileva che "non pochi insegnanti [...] immiseriscono la lettura del romanzo, facendone un repertorio di vocaboli e di svariate notizie" (RITA D'AMELIO, La "giovanilità" del libro per ragazzi, Adriatica, Bari 1976, p. 79).

2 Cfr. VALERIO CASTRONUOVO, La rivoluzione industriale, Sansoni, Firenze 1973, p.114.

3 SILVANO BURGALASSI, Ambiti e momenti dell'educazione: la famiglia, in AA.VV., Il problema della società industriale: progetti di sviluppo e crescita dell'uomo, Vita e Pensiero, Milano, 1979, pp. 360-361.

4 Cfr. EDWARD GRANT, Le origini medievali della scienza moderna, Ed. Mondolibri, Milano 2001, p.239.

5 PAOLO ROSSI, I filosofi e le macchine (1400-1700), Feltrinelli, Milano 1976, p.144.