Parte terza. I "juveniles": aspetti educativi della SF
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Dalle tematiche fin qui accennate, l'attualità della letteratura di fantascienza è fuor di dubbio, attualità del resto confermata dalla "enorme fortuna dei romanzi di anticipazione e di fantascienza" presso i ragazzi d'oggi che, rispetto a quelli di ieri, "sono più informati, respirano l'epoca più a fondo, [...] assistono a conquiste scientifiche vere e proprie, conoscono spesso dati scientifici con molta precisione". [ANTONIO CIBALDI, Storia della letteratura per l'infanzia e l'adolescenza, La Scuola, Brescia 1979, pp. 66-67.]
Passiamo adesso ad esaminare l'aspetto educativo della narrativa di fantascienza. Accogliendo la distinzione che M. Valeri fa tra i vari tipi di narrativa avventurosa, vediamo se i romanzi di anticipazione indirizzati alla gioventù appartengono all'avventuroso creativo, cioè a quel tipo di avventuroso che contiene elementi "di stimolazione alla disponibilità, all'impegno sociale, di incoraggiamento[...] alla propria realizzazione". [Cfr. MARIO VALERI, Letteratura giovanile ed educazione, La Nuova Italia, Firenze 1981, pp. 156 e 161.]
Diciamo subito che tra gli scrittori di science fiction c'è la coscienza di avere un compito educativo da svolgere nei confronti delle nuove generazioni. Scrive Isaac Asimov, un maestro della fantascienza americana: "Per curare i mali del presente, e nello stesso tempo conservare quanto possediamo, occorre non già meno scienza, bensì più scienza e scienza più intelligente. Come realizzare questa necessità? O meglio, come persuadere i giovani a dedicarsi ai campi di studio che possono condurre alla soluzione dei nostri problemi? [...] Orbene, la fantascienza è per sua natura uno stimolo efficacissimo" [ISAAC ASIMOV, L'odierna funzione della fantascienza, in "Clypeus", VIII, 1, 1974]. Inoltre, la particolare attenzione rivolta dagli scrittori di fantascienza al mondo giovanile, è testimoniata dalla produzione di tutta una serie di romanzi dedicati esclusivamente ai ragazzi - anche nella veste editoriale - e che nel gergo letterario vengono detti "juveniles".
Ci sembra quindi un'indebita generalizzazione affermare che "nei moderni libri di avventura avveniristica, qualcosa di astratto regna sull'uomo [...]: è la scienza questo gelido impersonale sovrano, che sembra frantumare gli eterni valori in cui l'uomo ha creduto per secoli" [ANTONIO LUGLI, Letteratura per la gioventù, Sansoni, Firenze 1967, p. 252.] Certo, esistono romanzi di anticipazione in cui è presente una "ideologia individualistica, dicotomica sino al razzismo" [M. VALERI, op. cit., p. 158], ma questo giudizio non è estensibile a tutte le opere di science fiction.
Qualche citazione? La fiducia verso gli altri e l'apertura all'atteggiamento collaborativo sono, ad esempio, valorizzate nel "juvenile" (NB.: Essendo "juvenile" un termine inglese, l'articolo va collocato non tenendo conto della consonante iniziale, ma della effettiva pronuncia che è "giuvinail" - cfr. A. GABRIELLI, Si dice o non si dice?, Oscar Mondadori, 1978, pp. 139-140) di Inìsero Cremaschi, Prigionieri degli Otrix, dove degli extraterrestri che hanno avuto il pianeta d'origine distrutto dal loro sole trasformatosi in Nova e hanno scelto come provvisorio rifugio le nostre fosse oceaniche, hanno bisogno che gli umani tendano loro una mano amica. Tre ragazzi offriranno il loro aiuto, e tra terrestri e alieni (rivelatisi, nel frattempo, ragazzi anch'essi) inizia una collaborazione spontanea che non avverte il minimo disagio per le diversità fisiche e psicologiche delle due razze.
L'invito alla pace e alla tolleranza viene offerto ai lettori in un altro "juvenile", Il pianeta degli dei di André Norton, dove il rifiuto del razzismo costituisce un valore che va tenacemente difeso, anche a costo di rinunce e sofferenze. Su un pianeta non segnato su nessuna mappa stellare, apparentemente selvaggio e abbandonato, fanno naufragio due astronavi: una è della Pattuglia Stellare, un corpo di tutori della legge al servizio dell'Impero Centrale, in cui si distinguono gli umani Kartr e Rolth e i rettiloidi Zinga e Fylh; l'altra trasporta dei civili, in maggioranza umani. I due gruppi trovano rifugio in una città abbandonata da secoli, ma dalla tecnologia elevata e perfettamente funzionante. Quando però gli umani, che per la prevalenza numerica hanno preso il controllo della città, mostrano dei pregiudizi razziali nei confronti delle creature non-umane della Pattuglia, Kartr e i suoi compagni decidono di abbandonare la città con tutta la sua tecnologia e i suoi abitanti e di vivere in mezzo ai boschi, a contatto con la natura.
Dai pregiudizi razziali a quelli sessuali. La condanna dello stereotipo femminile che mortifica nella donna ogni spirito d'iniziativa in concorrenza con quello maschile, è il motivo dominante di Extraterrestre alla pari di Bianca Pitzorno, dove Mo, una bambina denebiana invitata a trascorrere un periodo di vacanza presso una famiglia terrestre, constata i condizionamenti, le discriminazioni e le umiliazioni a cui vengono sottoposti sulla Terra gli esseri umani che hanno la ventura di nascere donne.
Lo stimolo, infine, a liberarsi dalla dipendenza dalle macchine e a valorizzare le forze interiori e creative, le sole capaci di conservare all'uomo la sua umanità, è presente nel "juvenile" Ru-Ghine di Luciano Nardelli. La vicenda ripercorre alcuni temi tipici della narrativa di science fiction. Il robot Bethon che impazzisce e vuole sottomettere ai suoi voleri gli ultimi uomini rimasti sulla Terra, richiama alla mente il tema della paura che l'uomo ha per l'intelligenza artificiale - si veda Vulcano 3 di Philip K.Dick - e che Isaac Asimov definì complesso di Frankenstein. La glaciazione che colpisce la Terra e fa crollare la civiltà umana, si riallaccia al filone catastrofico, di cui John Wyndham, John Christopher, James Ballard ed altri ci hanno lasciato magistrali esempi narrativi. La riscrittura in chiave fantascientifica del pantheon greco - Bethon, nella sua follia, crede di essere la reincarnazione di Zeus e sceglie come sua dimora la vetta del monte Olimpo - ricorda l'operazione tentata da Roger Zelazny con Io, Nomikos, l'immortale. Ma è l'avventura il tema dominante di Ru Ghine. È essa la molla che spinge i protagonisti a sfidare l'ignoto, a percorrere gli spazi siderali, a lottare con tenacia contro il dominio dei robot.
Come si vede, c'è nei "juveniles" l'invito al lettore di mettere in moto le proprie forze interiori per non essere spettatore passivo, ma protagonista della realtà; c'è l'intento di promuovere nel giovane una coscienza comunitaria nei confronti dei problemi che agitano il mondo d'oggi. Certo, il fatto che spesso le vicende dei romanzi di anticipazione si svolgano su galassie remote e abbiano per protagonisti uomini-sfera, androidi, rettiloidi, un mondo, cioè, lontano dalla concreta esperienza del lettore induce qualcuno a giudicare la letteratura di fantascienza una "fantasticheria improduttiva e sostanzialmente diseducativa". [LUIGI SANTUCCI, La letteratura infantile, Fabbri, Milano 1958, p. 323]. Ma allora come si spiega che diverse invenzioni (l'elicottero di Igor Sikorsky, il sottomarino di Simon Lake) e imprese scientifiche (gli ardimentosi voli sull'Antartide dell'ammiraglio Byrd e le esplorazioni sotterranee dello speleologo Norman Casteret) sono state ispirate o stimolate dalla lettura di romanzi di science fiction? [Cfr. JAMES GUNN, Storia illustrata della fantascienza, Armenia, Milano 1979, pp. 118-119.]
La verità è che un racconto si qualifica realistico o meno non per la sua corrispondenza, come dice F. De Bartolomeis, "a fatti esterni, ad avvenimenti accaduti, ma per la qualità della sua invenzione, per i sentimenti 'veri' che riesce a racchiudere". [Cfr. MARIO VALERI, Critica pedagogica dei linguaggi narrativi, Guanda, Parma 1967, p. 46.]