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Parte seconda. SF: un passaporto per la civiltà delle macchine

Autore:
Scacco, Antonio
Fonte:
CulturaCattolica.it
La crisi della letteratura giovanile e la fantascienza



Con il mito della tecnocrazia che finisce col considerare le cose infinitamente più importanti delle persone, ombre minacciose cominciano a profilarsi all'orizzonte della civiltà delle macchine. A partire, infatti, dalla prima metà del secolo scorso fino ad oggi, l'uomo "tecnologico" vive in uno stato di smarrimento e di angoscia per l'incombere di catastrofi ecologiche, terroristiche, nucleari, sociali, e diventa preda di quella malattia che il sociologo americano Alvin Toffler chiamò, in un suo famoso saggio degli anni Settanta, lo shock da futuro.
Tutti questi problemi sono ampiamente trattati dalla narrativa di science fiction, talvolta con un realismo che manca alla narrativa generale o "mainstream" e che è dato dallo "spostamento [delle vicende] in un 'altrove' sconosciuto e immaginario, ma ombelicamente legato al presente" [INÌSERO CREMASCHI, Cronistoria della fantascienza italiana, in Universo e dintornì, Garzanti, Milano 1978, p. 6].
La concezione, ad esempio, del mondo ridotto a macchina e suscettibile di un'integrale manipolazione da parte dell'uomo, è presente nel romanzo di Robert A. Heinlein, Pionieri dello spazio. Un ragazzo tredicenne, Bill Lermer, poiché la Terra è sovrappopolata, emigra assieme al padre su Ganimede, la terza luna di Giove. Varie sono le peripezie di Bill: l'impatto, durante il viaggio, con un meteorite che fora lo scafo dell'astronave Mayflower; la lotta per farsi accettare dai nuovi compagni; la scoperta, nel fondo di una caverna, di un veicolo alieno... Ad esse fa da sfondo la gigantesca opera di ingegneria planetaria che ha reso abitabile Ganimede: la calotta polare del satellite infatti è stata disciolta e il ghiaccio e la roccia che ne ricoprivano la superficie sono stati frantumati, è stato costruito un impianto atmosferico che, automaticamente riscaldando e raffreddando l'aria, permette l'alternarsi delle stagioni.
Ma il desiderio d'un sempre maggiore benessere materiale e la conseguente corsa al più sfrenato consumismo hanno spinto l'uomo d'oggi a manipolare e a sfruttare la natura oltre ogni limite ragionevole, col rischio di provocare la morte ecologica. A tale tema della s'ispira il romanzo di Michel Grimaud La città senza sole, amaro quadro dell'idolatria del benessere, spinta fino all'autolesionismo, dove la convivenza civile è minacciata, oltre che da una pesante cappa d'aria inquinata, dal deteriorarsi dei rapporti umani: padri che per egoismo negano il loro affetto ai figli; giovani che, dovendo lottare per sopravvivere, si vedono dolorosamente costretti a rifiutare la loro simpatia ai coetanei delle opposte fazioni.
Ben più grave di quella ecologica, è però la minaccia nucleare: l'uomo moderno, infatti, nei confronti dell'energia atomica, sembra comportarsi come l'apprendista stregone della ballata, solo che, "con la sua forza di demistificazione, la scienza [gli] fa scoprire che non c'è un maestro stregone" [MARC ORAISON, L'apprendista stregone, Cittadella Ed., Assisi 1977, p. 25] che rimette tutto a posto. Un brutto giorno potrebbe quindi accadere che la nostra civiltà venga spazzata via dalla faccia della Terra da un conflitto atomico, com'è ipotizzato nel romanzo di Poul Anderson La città perduta, dove i pochi sopravvissuti al "dopobomba" conducono un'esistenza barbarica, la scienza degli antichi è diventata sinonimo di maleficio ed è punito con la morte chi osa accostarsi ad essa. Ma l'inventiva e il coraggio di un gruppo di ragazzi, guidati dal giovane Carl, permetteranno la rinascita della civiltà. Conclusione, tutto sommato, ottimistica. Ben più tragica è invece la fine della nostra civiltà prospettata da Gianni Padoan in Attacco alla Terra, dove gli insetti, per un'improvvisa mutazione genetica, letteralmente sommergono, in un brulichio di forme e di colori, la razza umana.
Dalla manipolazione della natura alla manipolazione dell'uomo. Il tema del controllo del comportamento dell'individuo, dello spegnimento d'ogni sua capacità critica, del suo totale asservimento alla "megamacchina" dello stato, è svolto magistralmente da John Christopher in Il confine nella metropoli. Nel 2052 una ristretta élite costringe - con la persuasione occulta - sessanta milioni di londinesi a vivere confinati dentro la città e a non desiderare altro che cibo, "holovisione" tridimensionale, macchine elettriche, divertimenti, come la plebe ai tempi dell'impero romano che chiedeva solo panem et circenses. Il gruppo dominante ha riservato per sé tutta la Contea, dove vive a contatto con la natura, lontano dalla massificazione e dall'inquinamento dell'ambiente urbano. In un mondo così diviso, si svolge la vicenda di Rob Randall, un ragazzo del suburbio londinese, che dall'introversione della fase adolescenziale passa gradatamente ad una visione più matura della realtà sociale e spirituale che lo circonda.
Come abbiamo detto, lo sviluppo dei mezzi di trasporto ha alterato, nell'uomo occidentale, la coscienza della dimensione temporale; da qui la nascita, in seno alla fantascienza, di un elemento fondamentale: i viaggi nel tempo, che rivelerebbero il desiderio di "liberarsi dalle costrizioni d'un tempo divenuto troppo rapido, o ritrovare quel ritmo temporale che negli ultimi anni è andato sconvolto" [G. DORFLES, La fantascienza e i suoi miti, in Nuovi riti, nuovi miti, Einaudi, Torino 1977, p. 210]. Il numero di romanzi basati sulla macchina del tempo è grandissimo; tra essi citiamo Il pianeta dei mostri di Massimo Grillandi, in cui due ragazzi americani, George e Simon, viaggiano nel "continuum" spazio-temporale a bordo di un oggetto a forma di cabina metallica, e fanno la conoscenza di Genghiz Khan, di mostri repellenti, di mondi futuri dominati dal calcolatore.... in un susseguirsi di invenzioni fantastiche e di visioni oniriche.