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Intervista a Natalia Trauberg su Lewis

Fonte:
CulturaCattolica.it
Natal'ja Leonidovna Trauberg è nata a Leningrado nel 1928. E' nota traduttrice dall'inglese, dal francese, dallo spagnolo, dal portoghese e dall'italiano. E' docente all'Istituto biblico teologico di S. Andrea di Mosca.

D. Perché l'inglese Lewis gode di tanto successo fra i giovani che si avvicinano ala Chiesa ortodossa?
R. Mi sono posta anch'io questa domanda, ma non ho trovato una risposta soddisfacente. Forse perché Lewis si rivolge soprattutto alla ragione. Per il neofita è più facile capirlo. Capita che una persona incomincia a credere in Cristo, ma la fede rimane ancora debole. Recepisce tutto attraverso la ragione; nel medesimo tempo fa esperienza di un certo entusiasmo spirituale, gusta l'esperienza della dottrina cristiana, ma questa non incide ancora adeguatamente sulla sua vita reale. Queste persone, leggendo i libri di Lewis, possono sinceramente godere, pensando di aver capito il cristianesimo.

D. Capita di sentire che non è bene per un ortodosso leggere libri scritti da non ortodossi. Questo lo raccomanda in modo particolare il vescovo Ignatij (Branchaninov).
R. Il vescovo Ignatij avrà avuto i suoi motivi particolari per esprimere questo giudizio. Al suo tempo, a metà degli anni del secolo XIX, fra gli intellettuali era di moda un cattolicesimo rigido, contrario all'ortodossia e alla cultura russa. Oggi, secondo il giudizio degli stessi cattolici, questo atteggiamento è si è addolcito in modo significativo, e del resto la realtà è del tutto diversa… Io ho studiato accuratamente la letteratura cattolica; sono vissuta a lungo in Lituania, un paese cattolico; ho visto di tutto, e se non fossi stata testimone di autentici confessori della fede, avrei potuto anch'io avere la stessa opinione del vescovo Ignatij. Probabilmente lui si è incontrato con un cattolicesimo fiacco.
Naturalmente c'è una grande differenza fra la mistica cattolica e la mistica ortodossa; c'è differenza nella dogmatica e nella ascetica, ma il neofita difficilmente è in grado di capire queste cose per lui complicate. Ma quando si tratta di categorie fondamentali, non vede nessun male nel leggere le opere di qualsiasi autore cristiano.
Sì, ci sono differenze teologiche, ma c'è anche la vita reale. Sono stata educata dalla nonna ortodossa che leggeva le riviste del secolo XIX dove erano stampati testi del vescovo Ignatij (Branchaninov), le poesie di Aleksej Chonjakov e molte altre cose. Mia nonna, tipica ortodossa di Pietrogrado, rispettava tutte le confessioni. Tanto più che in quel tempo, gli anni '20 e '30 del secolo scorso, tutti i cristiani venivano perseguitati. Io ricordo come la nonna amava la mia insegnante di francese che era cattolica, come pure i luterani e quelli che venivano chiamati evangelisti. Io non so neppure chi fossero. Alcuni di loro vennero cacciati da Pietrogrado, altri condannati, e di questi alcuni ritornarono. Del resto Lewis nel suo libro 'Meditazioni sui salmi' dice: "Quando le isole della fede vengono attaccate da un oceano furibondo, le nostre divisioni non tengono".

D. Dell'apologia di Lewis è tutto egualmente apprezzabile?
R. Naturalmente non tutto. Ho già detto della sua caratteristica di appellarsi alla ragione alla logica. Del resto l'apologia, nel suo significato originario, è 'difesa del cristianesimo' e quindi deve essere ispirata dalla ragione. Ma fra dogmatica e apologetica c'è una grande differenza. Lewis non è per niente un teologo. Lui ha scritto un voluminoso libro 'Un cristiano semplice', dove cerca di spiegare ai neofiti i concetti più complessi. Naturalmente per poter esprimere un giudizio qualificato su questi tentativi, occorre essere un teologo professionale, ma io sono convinta che per un intellettuale, sia cattolico che ortodosso, il testo 'Un cristiano semplice' non piace.

D. Si tratta forse di un rischio del missionario professionista? Egli cerca di parlare a persone impreparate di cose complicate con un linguaggio estremamente semplice e cade nella trappola della sua semplificazione.
R. Certamente, ma questa trappola non è solo per il missionario, ma anche per chi lo ascolta o lo legge. Io stessa ho frequentemente notato come alcuni lettori di Lewis si immaginavano di essere grandemente esperti in teologia, 'Un cristiano semplice' non è un opera teologica, ma una proiezione estremamente semplice della dottrina cristiana. A volte semplificata all'inverosimile.

D. La maggior parte della gente conosce Lewis perché ha letto 'Le cronache di Narnia' e 'Le lettere di Berlicche'. Perché questi testi sono così attraenti per l'uomo moderno?
R. Posso rispondere con le parole del vescovo Antonij (Blum): "Il fascino dei due testi consiste nel fatto che le semplicissime verità dell'ascetica cristiana vengono presentate dalla parte contraria, vengono dette dalla persona di un vecchio ed esperto diavolo tentatore, il quale suggerisce al suo giovane nipote i consigli più efficaci per tentare gli uomini. Un metodo inaspettato, un insegnamento al di fuori degli schemi, viene recepito con più forza. Con molto acume vengono smontate le tentazioni normali dell'uomo comune. Spesso le persone che si sono convertite al cristianesimo sono convinte che, fatto il passo, tutto si metterà automaticamente a posto. Fa molto bene a loro se, dopo aver letto 'Le lettere di Berlicche' comprenderanno che il testo è stato scritto anche per loro, che anche loro sono continuamente esposti agli stessi uncini dell'eroe del libro, il giovane inglese tentato dal diavolo.
Per quanto riguarda 'Le cronache di Narnia' devo dire che sono molto belle. E' vero che a Tolkien questo libro non piace in modo assoluto, ma, a mio modo di vedere, è scritto molto bene. C'è anche da dire che nella letteratura mondiale non si trovano molte fiabe per bambini con un soggetto attraente che serva alla scoperta delle verità cristiane. Altra questione è che le parole di Lewis sono spesso fortemente gonfiate. Molti credono che 'Le cronache di Narnia' siano quasi un manuale cristiano per i credenti e che servano ad ogni ragazzo a credere in Dio. In realtà la questione è più complicata. Forse le mie parole sembreranno strane se affermo che i ragazzi siano molto peggiori di quello che normalmente pensano gli adulti. Tutti i ragazzi, nel loro sviluppo, attraversano terribili tunnel, periodi assai difficili. A superare queste difficoltà, Lwis non sarà di molto giovamento

D. Secondo lei quale è il libro migliore di Lewis?
R. Una breve favola 'Il grande divorzio'. In essa non si presenta come mentore; nessun spirito studiato di edificazione. Lo scrive nel 1943, quando infuria la guerra. Immaginatevi: un'oscura e grigia città, una fermata di un autobus. La gente in fila è arrabbiata, giunge l'autobus, alcuni riescono a salire, altri no… e improvvisamente appare che la grigia città è l'inferno, mentre l'autobus porta gli abitanti del luogo in paradiso. A qualcuno il paradiso piace e ci resta, a qualcuno non piace e ritorna. In seguito la situazione matura, stupendamente nella sua profondità spirituale, chiarezza e veridicità. E' un libro che dovrebbe essere rappresentato sulle scene; un sceneggiato che Lewis avrebbe voluto riprendere con una camera cinematografica! Tutto gira attorno all'egoismo umano. Si potrebbe benissimo restare in paradiso; nessuno viene allontanato, ma occorre superare il proprio egoismo che entra nel profondo dell'essere e si deposita nell'anima. E quasi nessuno riesce a liberarsene, né la madre egoista, né il nonno egoista…c'è anche un teologo liberale, un vescovo di una straordinaria bellezza, il quale fa sfoggio di un sorriso 'un dolce sorriso clericale', e ritorna nella sua cittadina infernale perché s'è impegnato in problemi sociali; deve tenere una conferenza su Cristo morto troppo giovane; ed è per questo che ha confuso un po' tutto, mentre avrebbe potuto vivere a lungo felicemente, e avrebbe potuto inventare qualche cosa di liberale… Vi è un umor indescrivibile… è il migliore di tutti i libri di Lewis: persone, passioni, autogiustificazioni… tutto molto realistico.

D. Quando ha incominciato a tradurre Lewis?
R. Nella festa di Pentecoste. Io ero a Novaja Derevnaja, vicino a Mosca, dove celebrava padre Aleksandr Men'. Dopo la Divina Liturgija venne da me padre Zheludkov e mi diede un piccolo 'The problem of pain' (poi venni a sapere che gli era stato dato da Nadezhda Mendel'shtam e mi chiese se valeva la pena tradurlo e diffonderlo tramite il samizdat. Periodicamente si rivolgevano a me per chiedermi consigli sulla letteratura straniera cristiana. Di norma si trattava di libri molto specialistici che potevano interessare a pochi.
Ritornando a Mosca, in treno incominciai a leggere questo libro e alla fine ne rimasi entusiasta. Dopo alcuni mesi avevo terminata la traduzione e consegnai la 'Sofferenza' (così avevamo intitolato il testo) al Samizdat. In seguito mi facevano avere le edizioni straniere di Lewis e io traducevo tutto. Mi ero prefissata una norma: ogni anno un libro oppure 25 articoli.
In seguito, alla fine degli anni '80 incominciarono a pubblicare ufficialmente i testi di Lewis. L'opera omnia il cui primo tomo uscì nel 1998 e l'ottavo nel 2004. Ora si sta preparando l'edizione del suo testo 'L'allegoria dell'amore', opera scientifica considerata un classico della filologia inglese.

D. Lei ha detto che Lewis era amico di Tolkien.
R. Ambedue studiavano ad Oxford, ed ivi si conobbero. La conoscenza poi divenne amicizia. Inoltre Lewis deve a Tolkien la sua conversione al cristianesimo. Tolkien fu per lui come un padrino di battesimo. Discutevano molto fra loro sui problemi della fede. Lewis gli diceva che il suo cristianesimo era semplicemente un mito; e Tolkien redarguiva che il mito è semplicemente un modo per esprimere quella realtà che altrimenti non si potrebbe descrivere. Un giorno, precisamente il 19 settembre 1929 passeggiavano, discutevano e improvvisamente Lewis ebbe come una illuminazione e vide il mondo in modo completamente nuovo. Da quel giorno incominciò la sua conversione. Lo racconta lui stesso nella sua autobiografia "Sorpreso dalla gioia".

D. Col tempo è cambiato in lei il giudizio su Lewis?
R. Indubbiamente è cambiato. Quanto più andavo leggendo le sue opere, comprendevo sempre meglio che in lui combattevano il testimone ed il mentore. Inizialmente non lo notavo; mi sembrava che lui fosse anzitutto un testimone della verità cristiana, e che, grazie ai suoi libri, le persone potessero cambiare profondamente. Ma poi mi accorsi che non era così semplice. La gente legge Lewis, ripetono le sue teorie, primitive rispetto alla teologia, straordinarie da un punto di vista apologetico, che possono portare a oltrepassare la soglia della fede, altrimenti non servono a nulla… ripetono… e tutto rimane come prima. Se ne deduce che servire a due padroni è molto confortevole, perfino dolce… In ogni caso Lewis non lo impedisce. Mentre Chesterton, per esempio, non lo ammette. Questo è un mio giudizio personale e non intendo dire che debba essere giusto incondizionatamente.
Con questo non vorrei essere intesa come una che dicesse che non vale la pena leggerlo. Forse è meglio incominciare da altri e in seguito, leggendo Lewis, comprendere che è ben lontano dall'essere tutto. Lewis agisce sulla ragione, ma l'azione sul cuore è di gran lunga più forte.