La banalizzazione delle domande – “Guida galattica per gli autostoppisti” di D. Adams
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“Chiamo negazione teoretica delle domande il fatto che quelle grandi domande, quegli interrogativi vengono definiti “senza senso”. Le frasi che esprimono tali domande avrebbero consistenza solo formale. Non hanno senso: come dire, ecco, un asino con le ali, con una Jaguar al posto del piede destro, una ballerina dell’Opera invece dell’orecchio, ecc. Potete moltiplicare l’immagine secondo la vostra fantasia”. (L. Giussani, Il senso religioso, cap. VI). E’ raro che don Giussani si abbandoni ad una serie di immagini così stravaganti... ma l’ultimo suggerimento è stato preso alla lettera da Douglas Adams, scrittore umoristico inglese prematuramente scomparso, nella sua famosa “Guida galattica per gli autostoppisti”. E’ una storia che potremmo definire “demenziale”, se non fosse che per lungo tratto essa appare come una parodia del racconto “L’ultima domanda” di I. Asimov. Anche qui abbiamo un supercomputer, “Pensiero Profondo”, cui viene chiesta “la Risposta alla vita, all’Universo e a tutto”. L’inizio della storia è significativo.
“Ci sono ovviamente molti problemi che la vita ci pone: alcuni dei più noti sono rappresentati da domande quali ‘Perché noi uomini nasciamo? Perché moriamo? Perché passiamo tanta parte del tempo concessoci a portare orologi da polso digitali?’ Molti, molti milioni di anni fa una razza di esseri iperintelligenti e pandimensionali ne ebbero così le tasche piene che il continuo bisticciare a proposito del significato della vita continuasse a interrompere il loro passatempo preferito (che era l’Ultra-cricket Fottazzo...), che decisero di mettersi a tavolino per risolvere una volta per tutte i loro problemi. Finirono per costruire un immenso super computer straordinariamente intelligente...”
“Pensiero Profondo” dice che “la risposta c’è”, ma chiede sette milioni e mezzo di anni per rispondere. Finalmente giunge il giorno della Risposta; una folla immensa è radunata nella grande piazza. Dopo una lunga ed ansiosa attesa, il computer solennemente dà la risposta: “La Risposta alla Grande Domanda è... Quarantadue!”. Alla terribile delusione collettiva il computer risponde: “Il problema sta nel fatto che voi non avete mai saputo quale fosse realmente la domanda”. E chiede di progettare un altro supercomputer, chiamato Terra, che per altri dieci milioni di anni elaborerà la domanda cui 42 è la risposta.
“Guida galattica” era dapprima un serial televisivo inglese popolarissimo, poi adattato a serie di romanzi; del resto Douglas Adams aveva collaborato col famoso gruppo teatrale dei Monty Python, protagonisti di un umorismo surreale e stralunato... questo dovrebbe dare una chiave di lettura per lo stravagante testo appena citato. Ci furono tra i lettori tentativi di interpretare il numero 42, andando a cercare le generazioni della genealogia di Cristo, i codici binari, altre bizzarrie (con un po’ di fantasia si potrebbero trovare in esso i numeri 1, 2, 3 e 7, tutti simbolici), finché molti anni dopo lo stesso Adams suggerì trattarsi di uno scherzo. Ma alcuni particolari della biografia dell’autore, quali il suo stretto rapporto di amicizia con Richard Dawkings, biologo evoluzionista che fa del proprio ateismo una professione dichiarata, e la condivisione totale di questo ateismo da parte di Adams, inducono a pensare che la storia della “Grande Risposta” sia piuttosto una satira irridente delle domande del senso religioso.