La ragione – “In cerca di Sant’Aquino” di A. Boucher 3 – San Tommaso e l’asina di Balaam.
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Non sono pochi i racconti di FS in cui il robot cerca in tutti i modi di “umanizzarsi”; ad esempio nella brevissima storia “I robnik” di Vladlen Bachnov (pubblicata in Italia sulla rivista “La collina”, n. 1) si narra di un college dove gli studenti umani diventano sempre più meccanici, mentre gli androidi provano sentimenti, si innamorano e desiderano diventare veri e propri uomini. E Sant’Aquino è uno di questi “quasi-umani”. Così Thomas, dopo aver scoperto il “corpo” del robot santo, apostrofa il robàsino:
“Questo è il tuo sogno. La tua perfezione. E cosa deriva da questa perfezione? Questo cervello perfettamente logico... questo cervello capace di tutto, non funzionalmente specializzato come il tuo... questo super-cervello, insomma, sapeva di essere stato fatto dalle mani dell'uomo, e la sua ragione lo costrinse a credere che l'uomo fosse stato creato da Dio. E capì quale fosse il suo dovere verso il suo creatore, l'uomo, e, oltre a lui, al Creatore del suo creatore, e cioè Dio. Il suo dovere era di convertire l'uomo, aumentare la gloria di Dio. Ed egli convertiva in virtù della pura forza della sua logica perfetta!”
L’argomento apologetico diventa una sorprendente indicazione di metodo (il racconto risale al 1951!):
“Ora capisco perché scelse come nome Aquino,” continuò tra sé. “E’ vivo ancora il ricordo di Tommaso D'Aquino, il Dottore Angelico, il ragionatore perfetto della Chiesa. I suoi scritti sono perduti, ma certamente, da qualche parte del mondo, potremo ritrovarne una copia. In questo modo potremo insegnare ai giovani, ai nuovi cristiani, come sviluppare sempre più le loro capacità di ragionamento. Abbiamo creduto per troppo tempo alla sola fede: questa non è un'epoca fatta solo per la fede. Dobbiamo assumere al nostro servizio la ragione... e Aquino ci ha dimostrato come la perfetta ragione possa condurre a Dio e a Lui solo.” Al di là della inesistente contrapposizione fede-ragione, l’insistenza sul recupero della ragione è per lo meno singolare e merita di essere segnalata.
Boucher è un cattolico senza complessi, e lo dimostra nella trama di citazioni bibliche e di rimandi alla fede che corrono come in filigrana nel racconto; oltre a una rivisitazione in chiave futuristica della parabola del Buon samaritano (Thomas lacero e pesto, abbandonato nel fosso, viene evitato da un cristiano pavido e salvato da un ebreo), oltre ad una profezia sul futuro incontro tra ebrei e cristiani (“Abbiamo una grande fiducia reciproca. Gli ebrei potranno essere odiati ancora, ma non più, sia resa lode al Signore, dagli adoratori dello stesso Dio”), vi è un’ampia citazione dell’episodio dell’asina di Balaam, che può costituire un’altra chiave di lettura del racconto:
“Se il profeta Balaam parlava alla sua asina, anch'io posso conversare con il mio robàsino. Balaam mi ha sempre disorientato. Non era un israelita; era un moabita, adorava Baal e combatteva contro Israele; e fu pur sempre un profeta del Signore. Quando gli comandarono di maledire gli Israeliti, li benedisse tre volte; e per tutta ricompensa gli Israeliti lo passarono per la spada, quando ottennero la vittoria su Moàb. L'intera storia non ha un carattere preciso, né una morale; sembra quasi che ci ammonisca, per farci comprendere che nel Piano Divino vi sono cose che non potremo mai comprendere...”
Una morale c’è invece: Dio, che induce il nemico profeta Balaam a profetare in favore di Israele, può trarre figli di Abramo anche dalle pietre; in questo racconto le pietre che gli rendono gloria sono i chip al silicio di una “Artificial Intelligence”. Con tutte le riserve del caso.