Le grandi domande – “Universo” di R. Heinlein 3 – Corrispondenze e dissonanze
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“Orphans of the sky”, Orfani del cielo, è il titolo originale dell’opera di Heinlein. Essa si lascia leggere come una metafora: da una parte il dogmatismo bigotto e fanatico di chi non crede all’esistenza del mondo esterno; dall’altra gli “eretici” che dopo l’esperienza delle stelle, vogliono recuperare l’equipaggio alla sua antica missione. E’ un’immagine della dimenticanza dell’uomo contemporaneo che, distratto dalla “Nave” su cui viaggia (la vita intramondana), dimentica e trascura lo scopo del suo esistere, per affidarsi totalmente al ciclo biologico-materialistico (“Buon pasto!” è il saluto dentro la Nave di Jordan). Tra l’altro i dogmatici sono gli scienziati, anche se la loro conoscenza della realtà non merita il nome di scienza. Numerose sono le corrispondenze che avvalorano questa interpretazione: il Piano originario è stato rotto da una ribellione; chi tenta di riproporre la verità (basata su un’esperienza reale, sulla visione diretta dell’Universo stellato) viene perseguitato, ed il processo-condanna di Hugh Hoyland richiama per certi aspetti quello al giusto innocente. Hugh cerca subito di comunicare ad altri la scoperta della verità da lui compiuta (“La verità, in qualche modo, dovrebbe essere rivelata a tutti, in qualsiasi circostanza!”), usando continuamente il metodo del “Vieni e vedi!”. La paura delle zone senza peso corrisponde ad un desiderio di sicurezza e a un timore del rischio, tipici di chi viene messo in discussione. Hugh cerca subito di stabilire un gruppo di amici, di persone fidate che possano “convincere anche gli altri”; per riprendere la Missione basterebbe “una dozzina di uomini”. Queste categorie (il Piano originario, la Caduta, la dimenticanza, la religione “naturale”, la “Rivelazione” e l’Incontro, la persecuzione, la comunità, la missione...) emergono al di là delle intenzioni polemiche dell’Autore, che nel contrasto dogmatismo/esperienza vorrebbe adombrare lo scontro tra le visioni “mitiche” del mondo (e la religione sarebbe una di queste) e la vera scienza che distrugge i miti in nome dell’oggettivo. Ma il fatto che nel romanzo compaia una “rivelazione” (l’esperienza delle stelle), qualifica le religioni oggetto della polemica come “i tentativi umani per spiegare l’Universo”.
Nel finale, Hugh e i suoi amici sono costretti a fuggire dalla Nave per il tradimento di un Ufficiale-capo. E riescono a raggiungere un pianeta abitabile... con grande fortuna. Ecco la descrizione della loro impresa:
“Fortuna che la Nave fosse arrivata presso una stella dotata di un sistema planetario, fortuna che la Nave vi fosse arrivata ad una velocità bassa al punto da permettere a Hugh di frenarla con i motori di un'astronave da ricognizione, fortuna che Hoyland imparasse a guidarla prima che morissero tutti di fame o si perdessero nelle profondità dello spazio... Fortuna che giunsero vicini al piano della rotazione planetaria, fortuna che, quando Hugh riuscì a inserire il suo veicolo spaziale in un'orbita intorno al sistema planetario, la direzione dell'orbita fosse la stessa della rotazione dei pianeti. Fortuna che l'ellisse eccentrico su cui orbitava l'astronave finisse per incontrare un pianeta così gigantesco vicino e luminoso da permettere a Hugh di riconoscerlo come tale a occhio nudo...La manovra lo portò tanto vicino da poter vedere i satelliti del pianeta. La fortuna fu dalla sua parte ancora una volta. Aveva calcolato di atterrare sul pianeta, non conoscendo niente di esso. Ma quando, avvicinandosi, si fosse accorto dell'immensa forza di gravità che cominciava a schiacciarlo, sarebbe stato probabilmente troppo tardi. Ma i motori erano a corto di energia...Hugh decise allora di atterrare su uno dei satelliti. Ancora fortuna. Fu una coincidenza di proporzioni così colossali da sembrare incredibile: il satellite era adatto alla vita umana. Vi sembra esagerato? Non ci pensate... passateci sopra; d'altra parte quella serie di circostanze fortunate era dello stesso ordine di quella che, qualche miliardo di anni prima, c'era voluta perché si formasse un sistema planetario di quel genere. Il nostro stesso pianeta, quello sotto i nostri piedi, è una eccezione astronomica. Anche la Terra è il risultato di una fortuna assurda. Hugh Hoyland ebbe una fortuna assurda”.
Pare di leggere “Una Terra per l’uomo. I tratti eccezionali del nostro piccolo pianeta”, la Mostra che l’Associazione “Euresis” ha predisposto per il Meeting di Rimini 2001. Fortuna, o...?