Polemica: Lo scienziato impettito... 3 - Un confronto strabico tra Bibbia e scienza
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4. Secondo Asimov, “dal punto di vista scientifico non ci sono prove sull’esistenza di un’anima” (p. 102 e 107). Invece, la scienza scopre nella natura una razionalità fanatica, anche nei minimi particolari, ma tutte le volte in cui un uomo ha l’esperienza di avere a disposizione una capacità di scelta dei fini e dei mezzi indipendente anche dalla razionalità, cioè ha esperienza di libertà, egli sa che la causa di questa libertà non è solo fisico-chimica e biologica, ma è anche non fisica, non chimica e non biologica, cioè è spirito.
5. Asimov, che è un biofisico, dà al problema della natura e delle origini della vita una sbrigativa soluzione di “complessa organizzazione” (p. 102), trascurando il lato biofisicamente oscuro e paradossale della dinamica della vita.
6. Il fatto della Caduta (p. 112 e ss.) è ridotto dall’autore ad un comizio pseudo-femminista, anche se dice che “può darsi che il serpente sia qualcosa di più che un serpente” (p. 127). Inoltre, e sorprendentemente, egli nega che la Bibbia contenga una promessa messianica (p. 135).
7. Il secondo travisamento del messaggio religioso della Bibbia consiste nel far credere che la Bibbia sia il frutto di un’abile manipolazione di miti shumerici e babilonesi, come quello della creazione operata spartendo il cadavere della dea Tiamat, o il noto mito di Gilgamesh. Ma ogni regione geografica, connessa dalla storia dei popoli che vi abitano, ha un patrimonio culturale comune, nonostante le lingue diverse ivi usate. Così ci fu la cultura mediorientale, mentre in Israele si formava la Bibbia, mentre ora in Europa c’è la cultura occidentale. Ma l’esistenza della cultura mediorientale non elimina, anzi accentua, l’originalità del pensiero biblico, come si può vedere comparando la rozzezza dei miti babilonesi con l’elevata ideologia del pensiero biblico.
8. In conclusione, questo libro arruffone e ingannevole opera un confronto strabico tra Bibbia e scienza, e non è opera che aiuti nell’edificare una seria cultura.