Il "Cool Jazz", Lennie Tristano ma soprattutto Dave Brubeck
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Approfittando di un evento molto interessante che si terrà in quel di New York: un concerto al glorioso Blue Note (131 West 3rd. str.) con il pianista californiano Dave Brubeck nei giorni 26-28 Novembre 2010, vorrei suggerirvi qualche nota su questo pianista. La critica ufficiale, anche contemporanea ha sempre tenuto e mantiene giudizi a dir poco tiepidi nei confronti del suo ”pianismo” che dicono troppo legato ad alcune concezioni prese dalla musica classica europea, che si fondono, si contaminano (bene secondo me) con lo swing e la improvvisazione tipiche del mondo del Jazz. Sto parlando di una strada più morbida, meno rovente e arrabbiata rispetto al ”Bebop” che precede negli anni ’40 questa esperienza, anni dove i grandi nomi sono quelli di Thelonious Monk, Bud Powell, Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Max Roach. Questi grandi artisti hanno rappresentato di sicuro una svolta moderna del Jazz afro-americano, ma non possiamo dire che coloro che sono venuti poi abbiano solo contribuito ad una “commercializzazione” del prodotto originale. Dico questo perché non si può mai prescindere dalla storia ed in quel momento nel passaggio dal Bebop al cosiddetto ”Cool Jazz” in America esisteva una crisi economica profonda,i locali erano meno frequentati, si vendevano pochi dischi e l'intrattenimento era per pochi. Il termine ”Cool Jazz” definisce il Jazz bianco sviluppatosi sull'esperienza del più crudo ”Bebop” ma con sonorità più sofisticate, dove il ritmo può essere anche secondario ed in genere più tranquillo, equilibrato (da Keep cool= stai tranquillo). In questo clima, dicevamo, arriva questo nuovo stile che è pure più ballabile e destinato non più a piccoli club bui e fumosi ma a locali meno esclusivi, più grandi e scintillanti e con il consenso del grande pubblico maggiormente soddisfatto di un genere meno complesso, con sonorità più comprensibili. Gli anni in questione vanno circa dal 1947 al 1953. Si tratta di un periodo breve, ma profondamente incisivo sulla musica afro-americana. Alcuni splendidi album sono venuti fuori da grandi artisti. Due su tutti:
Lennie Tristano e Dave Brubeck. Prima di dedicarmi al mio preferito solo due parole su Lennie Tristano, che è considerato il più carismatico esponente del Cool Jazz, pianista italo-americano nato nel 1919 a Chicago, quasi coetaneo di Brubeck che è invece del 1920. Anche Tristano compie studi musicali classici ed è artefice di una prima rivoluzione nel Jazz del suo tempo: il raffinato Jazz ”tonale", rifiutandosi di seguire scale ed accordi tradizionali, ma improvvisando per esempio su un tema composto in modo molto estremo, radicale, ricordando in questo modo di fare fraseggio certi estremi del classico Johann Sebastian Bach. E' di Dave Brubeck che invece vorrei parlarvi. Quando l'ho ascoltato per la prima volta con attenzione nei suoi brani di solo piano mi ha colpito per il suo suonare fuori da schemi troppo formali, strutturati, come se si volesse lasciare guidare dal suo estro spesso fanciullesco, innocente, che sa tirare fuori musica in forme, ritmi sempre diversi seguendo qualcosa che ha dentro: una bellezza. Non mi è mai parso molto ragionatore intorno alla sua musica, piuttosto uno che ne partecipa spesso divertito, a volte lasciandosi andare verso la sua natura come ricercando ciò che serve. Questo pianista inizia studiando pianoforte e violoncello dedicandosi a studi di musica classica. Raggiunge ottimi livelli anche nella composizione. Diviene presto un pianista molto virtuoso nella tecnica e questo gli permette di esprimersi al meglio sia nel comporre che nelle diverse forme, quali la ricerca dei ritmi, del contrappunto, della polifonia. Si può dire che Brubeck sia dominatore assoluto della scena Jazzistica statunitense degli anni ’50 e dei primi anni ’60. Il suo album storico è ”TIME OUT” del 1959. In questo quartetto è presente un altro grande: Paul Desmond al sax alto che è compositore del brano “Take Five”, di successo internazionale. A proposito, ascoltate questo brano, la purezza di questo sax è inimitabile, la sonorità colpisce anche l'orecchio meno avvezzo ai test d'ascolto, la disinvoltura del fraseggio, la delicatezza ispirativa, la presenza costante dello swing. Il pianoforte di Brubeck è invece eccentrico, ma capace di uno swing potente e poi subito delicato, pieno zeppo di accordi e di ritmo. Sono proprio le sue armonizzazioni a trascinare maggiormente nel suo pianismo; è come essere sotto una doccia di note. Ho recentemente letto su una rivista specializzata che sono quattro i motivi per cui la critica jazzistica negli anni ’50 aveva finito per disprezzare la musica di Brubeck:
1) il suo gruppo guadagnava troppo (più del Modern Jazz Quartet)
2) Dave era finito sulla copertina di TIME
3) Duke Ellington non era finito sulla copertina di TIME
4) il quartetto di Brubeck non assomigliava per nulla a quello di Gerry Mulligan.
Di questo pianista ho visto alcune esibizioni (non dal vivo purtroppo ma in DVD). E' bello guardarlo suonare con intensità accompagnando con lo sguardo i temi svolti ora con forza, poi con pacatezza, poi le riprese ed ancora le brusche sterzate e il tutto tenuto insieme con eleganza. Non perdetevi assolutamente dei 5 DVD di Martin Scorsese sulla storia del blues
quello dedicato al piano con un intervistatore speciale: Clint Eastwood, che fa spiegare a Brubeck prima a parole e quindi in musica quale sia la vera anima del blues! 5 minuti di Paradiso, credetemi! Si tratta di un vero pianista. Vi consiglio di ascoltarlo soprattutto nei CD dove suona ”piano solo". Cosi è tutto più semplice e vi accorgerete che non vi mancheranno altri strumenti. Vi consiglio almeno una tra queste perle della etichetta Telarc: 1) Dave Brubeck, piano solo ”One Alone” 2000; 2)”Just you Just me”, Dave Brubeck piano 1994; 3)”Late Night Brubeck” Live from the Blue note 1994; 4)”Night Shift” 1995; 5)”Time out” The Dave Brubeck quartet, Columbia 1959. Buon ascolto !
Respiratevi questa musica!