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La ragione – “In cerca di Sant’Aquino” di A. Boucher 2 – Il robot santo e il robàsino diabolico.

Fonte:
CulturaCattolica.it
I personaggi-chiave del racconto sono sicuramente i due robot. Boucher con una intuizione geniale mette in scena un “tentatore” che veste i panni del robàsino, contrapposto ad un robot “santo”, Aquino appunto.

Pur presentando alcune incongruenze e qualche passaggio ellittico, “In cerca di Sant’Aquino” è sicuramente un racconto ben congegnato e ricco di spunti stimolanti. Il titolo originale: “The quest for St. Aquin”, rivela il paragone con l’epica medievale: la “quest”, il viaggio avventuroso alla ricerca di qualcosa di grande. Che in questo caso è il corpo miracoloso di un Santo quasi leggendario, grande predicatore e suscitatore di conversioni. Il futuro remoto vede la Chiesa perseguitata senza tregua dalla Tecnarchia, la dittatura al potere; il Papa costretto a nascondersi in California evoca continuamente nuove Catacombe, ma nel contempo non perde la speranza di poter annunciare ancora il Vangelo attraverso la testimonianza di un grande Santo. Thomas, il prete incaricato della missione, è un personaggio molto umano, debole e ricco di difetti (all’inizio il Papa lo paragona a Tommaso l’incredulo), ma educato ad una fede intelligente, che non rinuncia ad interrogare gli avvenimenti e le circostanze. La sua “quest” è ricca, come succede ai cercatori del Santo Graal, di episodi ora spiacevoli, ora vergognosi; Thomas però non si arrende e persevera nel compito affidatogli. Ma i personaggi-chiave sono sicuramente i due robot. Boucher con una intuizione geniale mette in scena un “tentatore” che veste i panni del robàsino, contrapposto ad un robot “santo”, Aquino appunto. Il tono senza inflessioni, meccanico ed ipnotico del robàsino sembra delineare la sua caratteristica di “scimmia di Dio”; la sua logica infatti è deviata, inquinata alla radice da dati fuorvianti. Anziché limitarsi a fare da guida a Thomas, il robàsino tenta continuamente di distoglierlo dalla sua missione, lo invita all’inganno, lo induce ad abusare della prosperosa locandiera (argomentando che il celibato dei preti è solo una norma disciplinare), gli suggerisce di denunciare ai Tecnarchi, per ingraziarseli, il suo salvatore ebreo, mette continuamente in dubbio l’esistenza di Dio, lo tenta con la promessa del futuro potere promettendogli una quasi sicura ascesa al Papato. Il criterio dell’”utile” è ciò che muove i suoi ragionamenti. Thomas lo chiama senza mezzi termini “Satana”, e alla fine lo scaccia, denunciando come “Giuda” il Tecnarca convertito che lo ha regalato al Papa. Nasce a questo punto la domanda su chi e perchè abbia istruito il robàsino, che appare più un ostacolo ed una spia dei Tecnarchi che un fedele ed utile compagno di viaggio (tanto che dice alla fine: “Non credeva davvero no che fossi realmente condizionato a obbedire ai suoi ordini”). Il problema del robot, come insegna su un altro piano C. S. Lewis ne “L’abolizione dell’uomo” è ciò che gli è stato posto dentro: se corrisponde alla legge naturale dell’uomo (da lui chiamata “Tao”), può accadere che il suo comportamento sia “giusto”, altrimenti ci troveremo di fronte ad aberrazioni più o meno terribili. Per questo le “Tre leggi della robotica” formulate da I. Asimov sono una riscoperta della moralità “dall’interno”: senza regole “morali” un robot potrà combinare solo guai. Il robàsino deride Thomas per la sua fede: “In Dio credere. Bah... La mia mente sulla pura logica si basa e commettere simili errori non può”. Thomas gli contrappone l’infallibilità (limitata) del Papa, ed il robàsino ribatte che nessun essere umano è infallibile, esponendosi alla facile critica del prete: “Come può allora un essere imperfetto aver creato un robot perfetto?”. Proprio qui sta il punto. Sant’Aquino, il robot santo, ragiona e si comporta in tutt’altro modo. Ma anche qui, come nel racconto di C. Beaumont “Ultimi riti”, siamo di fronte a un robot che in qualche modo ha superato i confini angusti del suo cervello meccanico ed è diventato un “quasi-umano”.

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