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Incontro con Pedro Sarubbi

Autore:
Riva, Sr. Gloria
Interprete del personaggio di Barabba nel film "The Passion".

Può la musa della settima arte divenire un angelo foriero di bene? Può la finzione influire sulla realtà fino a determinarla?
La risposta è sicuramente affermativa se l'opera filmica è un capolavoro, degno di entrare a pieno titolo nella storia della cinematografia e l'attore, che la interpreta, è una persona vera, capace di mettersi in questione, di porsi, con sincerità e franchezza, quei grandi interrogativi della vita che fanno, di un essere umano, un uomo nel senso più autentico del termine: padrone di sé e della propria esistenza ma aperto, al contempo, a quella dimensione spirituale trascendente che lo differenzia da qualunque altro essere vivente, costituendolo "immagine di Dio".
Sì, dunque, se la pellicola presa in considerazione è The Passion di Mel Gibson e se l'attore in questione è Pietro Sarubbi che, nel suddetto film, ha interpretato il ruolo di Barabba.
Questa, almeno, è stata l'impressione suscitata, in noi, dall'incontro che la nostra Comunità ha avuto con Pietro Sarubbi il 15 giugno scorso.
Il film The Passion aveva, fin da prima del suo apparire nelle sale cinematografiche, sollevato innumerevoli e disparate opinioni: si era andati dall'ovazione più entusiasta alla critica più accesa: nessun giudizio escluso. C'era stato, infatti, chi l'aveva classificato degno dell'empireo Hollywoodiano e chi, all'opposto, l'aveva ferocemente attaccato, bollandolo di antisemitismo, crudezza eccessiva scadente nel macabro…
Di fronte a questo film, le discussioni si erano, dunque, susseguite accendendo gli animi e i lasciando il campo ai pareri più disparati.
Per questo, è stata per noi una grande occasione quella di poter accostare chi, il film, l'aveva "vissuto" in prima persona, sulla sua pelle, vivendone non solo "le scene sotto i riflettori", ma anche, e soprattutto, i "retroscena", quei piccoli grandi accadimenti del "dietro le quinte" che costellano e costituiscono la composizione e la messa in opera di una pellicola cinematografica.
Ascoltare la sua testimonianza è stato di fondamentale importanza per comprendere, una volta di più, come l'opera di Gibson avesse un unico, preciso, intento: trasmettere, attraverso la ricostruzione storica dei patimenti delle ultime ore di vita di Gesù, l'amore infinito che Cristo - e in Lui tutta la Trinità - ha per l'uomo, ogni uomo, in qualunque condizione interiore si trovi.
Il nostro colloquio con Pietro Sarubbi è stato informale, decisamente familiare, come conversare con un carissimo amico che, incontrandoti, ti rende partecipe della sua vita, aprendoti il suo cuore: un incontro stupendo, un grande dono di cui non possiamo che essere riconoscenti.
Il clima di empatia che si è venuto a creare sin dalle prime battute, ha permesso una comunicazione vera, profonda ed interiore, veicolando sentimenti ed emozioni che la semplice "parola detta", non è in grado di trasmettere.
Pietro Sarubbi ci ha narrato, col cuore in mano, ciò che questo film ha significato per lui, come ne sia rimasto "coinvolto", grazie anche alla sapiente regia di Gibson che ha disposto tutto in modo da condurre tutti gli attori a vivere questa esperienza come una "full immersion" nella storia della vicenda narrata: parte viva di ciò che si andava realizzando.
Pietro Sarubbi ci ha così spiegato come, immersi in un tale "clima" intriso di spiritualità ed in cui era fortemente avvertita la Presenza del Trascendente, il lavoro non poteva non toccare nell'intimo, scuotere nel profondo, coinvolgere e segnare la vita: non si poteva rimanere "neutrali": era giocoforza necessario "prendere posizione" di fronte a Cristo, chiedersi "Chi è Egli per me?" e accorgersi che, di fronte a Lui, che ha amato sino a dare la vita, non è possibile non "aprirGli la propria esistenza". La Sua Presenza interpella la vita: non si può non "compromettersi poiché - come testimonia l'Apostolo amato dal Signore - "Da questo abbiamo conosciuto l'amore: Egli ha dato la sua vita per noi" e "quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli". (1 Gv 3,16)
È nata e si è dipanata così, in un dialogo aperto ed intenso, la testimonianza di Pietro Sarubbi, il quale, con umile e gioiosa spontaneità ci ha resi partecipi dei mutamenti interiori operati in lui da Cristo mediante il film che andava interpretando.