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Una Passione che non smette di far discutere

Autore:
Frenna, Salvatore Maurizio
Fonte:
CulturaCattolica.it ©



Egr. Direttore,

seguo con interesse la Vostra rivista, di cui sono abbonato, e ne ho sempre apprezzato la competenza e l'obiettività, tuttavia nel numero 5 del maggio 2004 ho avuto modo di leggere l'articolo, a firma di Manuela Menghini, circa l'attendibilità storica del film "La Passione" e devo confessare di essere rimasto colpito perché dietro l'apparente bonarietà delle affermazioni fatte si nascondevano dei precisi e inquietanti messaggi atti a scardinare alcune certezze su cui la fede cristiana si fonda. L'articolo infatti partendo dalla contestazione circa l'attendibilità storica di alcuni "dettagli" riportati nel film giunge alla conclusione che il film vuole essere la riproduzione fedele dei Vangeli, i quali tuttavia secondo molti studiosi "non hanno valore storico". Prima di entrare nel merito di tali affermazioni tengo a precisare che il Cristianesimo non si basa su un testo (il Vangelo) la cui autorevolezza e credibilità rientrano in un ordine puramente "morale", bensì il Cristianesimo si basa esclusivamente su una Persona ed un fatto "storico": che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è morto in croce sotto Ponzio Pilato ed è risuscitato. Ben lungi dal proporsi come "visione filosofica del mondo" o "dottrina morale", il Cristianesimo, fin dalle origini, è stato l'annuncio al mondo di "una buona notizia" (Euangelion); pertanto deve essere chiaro che mettere in dubbio la storicità dei Vangeli, e quindi la storicità di tale buona notizia, significa contestualmente scardinare il valore del suo messaggio morale e salvifico. Non per niente San Paolo dice chiaramente che "se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede" (1 Cor 15,14).

Detto ciò vorrei entrare nel merito dell'articolo, esprimendo tuttavia la mia sorpresa sulla necessità di interpellare addirittura due archeologhe americane esperte in storia della Palestina, per formulare alcune obiezioni che francamente mi sembrano poco rilevanti se non proprio assolutamente superficiali; sono certo infatti che anche in Italia non mancano studiosi (credenti e no) che sulla storia della Palestina e sulla storicità dei Vangeli possano dirci cose molto più interessanti. L'articolo comincia con un prologo dal tono molto discreto e remissivo "L'intento delle due archeologhe americane non è quello di denigrare il film diretto da Mel Gibson…" criticando alcuni (e a volte insignificanti) particolari riportati nel film, giungendo poi a conclusioni drastiche mettendo in dubbio la verità storica dello stesso evento evangelico.

1^ obiezione: le archeologhe contestano che Gesù e Pilato possano avere parlato tra loro in latino "considerate le umili origini di Gesù". Tale circostanza ovviamente ha nel film una valore puramente "teatrale" in quanto, non essendo tale situazione riportata in alcun Vangelo, il regista vuole semplicemente esaltare lo spessore "culturale" di Gesù, al quale tra l'altro mette in bocca non un latino "popolare", ma un latino "dotto". Senza volere leggere in chiave miracolistica tale situazione (per chi guariva i malati e resuscitava i morti e non sarebbe stato difficile sostenere un dialogo in latino, pur essendo di umili origini), mi attengo a quanto riferito nei Vangeli, secondo cui Gesù non era certo ignorante, anzi il Vangelo di Luca (2,39-50) ce lo presenta, all'età di dodici anni, pieno di sapienza, a disputare con i dottori del tempio. Gesù inoltre era considerato un "rabbì" (maestro) proprio per la conoscenza profonda della Sacra Scrittura e per la sapienza che manifestava ai suoi interlocutori. Quindi, pur in una chiave di lettura "rappresentativa", il dialogo in latino tra Gesù e Pilato non è poi così paradossale.

2^ obiezione: secondo l'articolo, i giudei non potevano condannare alla Crocifissione, ma eventualmente "alla lapidazione, alla decapitazione o allo strangolamento". A prescindere dal fatto che nelle province di Roma nessuno se non l'autorità romana poteva infliggere la pena capitale (come chiaramente espresso dal Vangelo di Giovanni 18,31), sia il film che i Vangeli sono chiari nel presentare la condanna di Gesù come inflitta ed eseguita dai Romani, seppure dietro esplicita e insistente richiesta dei Giudei.

3^ obiezione: si contesta il modo in cui la crocifissione viene presentata, in quanto "si muore per asfissia e non per dissanguamento". Ciò però non vale per Gesù che ha subito la flagellazione (con il "flagrum" romano) e l'incoronazione di spine, per cui la morte in croce è avvenuta più rapidamente, probabilmente più per infarto del miocardio che per dissanguamento (vedi P.B. Bollone: "Sindone e Scienza"). Tale evenienza inoltre è testimoniata dai Vangeli per cui all'approssimarsi del Sabato non fu necessario affrettare la morte in Croce spezzandogli le gambe (crurifragium), come fecero con i due crocefissi accanto a Lui, ma gli colpirono il fianco con la lancia per sancirne inequivocabilmente la morte.

4^ obiezione: "nella rara ipotesi che venissero utilizzati i chiodi, questi sarebbero stati piantati sui polsi e non sui palmi". Innanzitutto l'utilizzo dei chiodi non era affatto raro, anzi era proprio tipico della tecnica di crocifissione romana, almeno fino al I sec. d.C., come documentato nella "tabula puteolana" ritrovata a Pozzuoli negli anni '40 e come direttamente riscontrato nel 1968 nei pressi di Gerusalemme, nel ritrovamento dei resti di un crocifisso, tale Jehohanan ben Hagqwl, con ancora la presenza di chiodi infissi negli arti. Per quanto riguarda poi la posizione dei chiodi, non v'è dubbio alcuno che i chiodi andavano piantati sui polsi e non sui palmi, come certamente anche il regista e il suo staff di consulenti storici sapeva, tuttavia (ma qui solo Mel Gibson potrebbe risponderci) ritengo che probabilmente questa scelta sia legata a motivi di ordine puramente iconografico, vista la consuetudine delle immagini sacre di riportare il Crocifisso con i palmi inchiodati. Per inciso c'è da dire che tale rappresentazione è di origine medievale, in un periodo cioè in cui non si era a conoscenza delle tecniche di esecuzione di una pena capitale che da secoli non veniva più praticata. Tuttavia è sospetto il fatto che la Reliquia per eccellenza, la Sindone, da certo mondo "laico" e "scientifico" bollata come falso medievale, riporti inequivocabilmente una ferita da chiodo sui polsi, contrariamente a ciò che nel Medioevo si credeva e si rappresentava nelle sacre immagini.

5^ obiezione: Gesù porta l'intera Croce e non soltanto la trave trasversale, come invece sarebbe storicamente avvenuto. Questo è certamente vero, e sarà stato ovviamente noto anche al regista, tant'è che gli altri due condannati insieme a Gesù portano proprio la "trave trasversale" (patibulum). In questo caso è assolutamente evidente la scelta di Mel Gibson di fare portare a Gesù l'intera croce solo per un fatto puramente simbolico. L'abbraccio di Gesù alla croce, quasi a volerla baciare, è infatti una delle scene più toccanti e al tempo stesso terribili del film, esprimendo con tale gesto, inaudito e sconvolgente, la sua totale adesione ad un progetto di salvezza per gli altri a discapito della propria stessa vita.

6^ obiezione: sull'aspetto di Maria di quarantenne invece che di sessantenne preferisco tacere perché lo ritengo assolutamente insignificante.

A questo punto sono io che faccio una obiezione all'articolo della sig.ra Manuela Menghini.

Le obiezioni sollevate nell'articolo (e credo da me confutate) riguardano aspetti puramente marginali della "vicenda Gesù" e non intaccano la sostanziale verità storica dei fatti riportati nel film e nei Vangeli. Ma allora chiedo: con quale rigore e obiettività si può affermare a conclusione dell'articolo che "Perciò, le due archeologhe suggeriscono di prendere il film per il suo senso morale, per il grande sacrificio di Gesù. Ma certamente non come verità storica". ???

Invito cortesemente il Direttore a darmi, se possibile, una risposta perché ritengo che il confine tra libero pensiero e mistificazione sia molto sottile, ma con conseguenze tuttavia devastanti per le coscienze, specie se certi pareri personali, e magari preconcetti, vengono presentati come verità scientifiche, con l'avallo da parte di autorevoli ed esperti accademici.

Ringraziandola anticipatamente, invio cordiali saluti.