"Vita di Gesù" di Ferruccio Parazzoli
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Ultimo testo di questa prima serie è Vita di Gesù [1] di Ferruccio Parazzoli (1935); lo stesso scrittore presenta così il suo tentativo: “Dopo aver scritto molti libri e molte storie, ho deciso di affrontare il rischio di raccontare, ancora una volta, i fatti e le parole dell’uomo chiamato Gesù… sul racconto di come Gesù è nato, vissuto, morto e risorto, ci sono intere biblioteche, volumi di indagine storica e libri di pietà. Ho provato a dimenticarli per ritrovare quel Gesù uomo e Dio di strada, nostro fratello e nostro sosia, ma dotato del segreto della vita, che da duemila anni ripete a chiunque lo incontri:«Fermati. Sono io colui che tu cerchi»“
Dopo un breve prologo, dove Parazzoli sintetizza i Vangeli dell’infanzia di Gesù, il volume è costituito da due sezioni: Il Redentore e Il Risorto, a sua volte suddivise in numerose brevi capitoletti; ci soffermiamo sull’ultimo della prima sezione Gerusalemme. Processo e morte.
Con acutezza, proprio per rendere concreta dopo duemila anni la morte di Gesù, l’autore segna con date i giorni della Passione, iniziando dal mercoledì 5 aprile (Fra due giorni sarà Pasqua). Il giovedì 6 aprile ha luogo l’ultima cena: tutti i dialoghi del Vangelo sono ritradotto con espressioni a noi più vicine e famigliari, proprio in un moto di avvicinamento e abbassamento che l’autore intende perseguire. Il dialogo è serrato, intenso, le parole di Gesù sono il testamento, il patrimonio di grazia che lascia in eredità ai suoi che, in quel frangente, non capiscono, tanto che, di lì a poco, nell’orto si addormenteranno lasciandolo completamente solo.
Si snoda veloce la narrazione, Parazzoli quasi parafrasa il testo sacro, lesinando per pudore osservazioni e riflessioni proprie… fino alla bella conclusione, in cui viene riportato interamente il salmo che Gesù, nell’atroce sofferenza sulla croce, accenna con il primo versetto “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”
[1] Ferruccio Parazzoli, Vita di Gesù, Milano, 1999