Gesù Cristo, Figlio di Dio
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Nel Vangelo di Marco la passione occupa la maggior parte della narrazione. Con la professione di fede di Pietro (cap 8, 29): «Tu sei il Cristo» inizia la seconda parte del vangelo, dominata dall’evento della croce. I tre annunci della passione anticipano l’esito della vita di Gesù che si consumerà in concomitanza della Pasqua. Così, infatti, si legge al cap. 14, v.12: il primo giorno degli azzimi, quando si immolava la pasqua. Nel momento in cui il lievito vecchio veniva eliminato dalle case e le vittime venivano immolate nel tempio, verso sera, Gesù a mensa annuncia la sua fine imminente. L’ora della passione coincide per Marco con l’ora della manifestazione della vera identità di Cristo e insieme della vera identità del discepolo.
Nei capitoli 14-16 ritornano quasi tutti i titoli attribuiti a Gesù e che Marco ha disseminato nel suo Vangelo, ritornano e si precisano. L’addensarsi delle tenebre attorno alla persona di Gesù e alla sua vera identità, permette alla luce della sua gloria di rivelarsi. La narrazione chiaroscurale di Marco raggiunge qui il culmine e nella trama a volte confusa degli eventi, egli gioca continuamente il contrasto tra l’identità del Maestro e l’identità del discepolo.
Già nell’Ultima cena, venuta la sera, egli annuncia che uno dei dodici - uno che mangia con lui, nel suo piatto - lo tradirà. Il Figlio dell’uomo tradito da un altro figlio d’uomo, uno di quelli scelti per essere discepolo: Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito!
Marco durante l’ultima cena non rivela l’identità del traditore. Lo farà solo nell’ora dell’arresto. Qui vuole semplicemente sottolineare che il traditore è uno dei dodici e che in questo “uno” tutti sono potenzialmente coinvolti. Questo contrasto tra maestro e discepolo, tra la libertà sovrana di Dio a manifestarsi e la libertà dell’uomo di negare o accogliere tale rivelazione, come vedremo, si intensificherà lungo tutta la passione, tra luci e ombre.
Anche nel maestoso ciclo di affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova, Giotto dedica dodici pannelli agli ultimi giorni di Gesù, contro 12 per l’intera vita di Gesù e 12 per la vita di Maria. Analoga attenzione alla passione abbiamo anche nella bella Maestà senese di Duccio da Buoninsegna, che abbiamo già avuto modo di considerare, nella quale ben 25 pannelli sono dedicati alle scene della Passione, contro le 9 tavole della vita del Signore e le 19 dedicate alle storie di Cristo dopo la risurrezione e alla vita della Vergine. Nel ripercorrere la passione secondo Marco terremo sullo sfondo queste due straordinarie testimonianze di arte e fede, operando tuttavia un confronto con altre espressioni artistiche più vicine a noi, nel tempo.