Condividi:

Gesù, Figlio di Dio, Figlio di Maria - 2

Fonte:
CulturaCattolica.it

Figlio di Maria

Marco tace i natali di Gesù, sui vangeli dell'infanzia stende un velo e tutto quello che dice di Maria è un'espressione, unica tra gli evangelisti, che chiude il secondo arco narrativo (Mc 6, 3): Gesù è il figlio di Maria. Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Joses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui tra noi? E si scandalizzavano di lui.
Marco, a differenza di Matteo che ha un passo del tutto simile (ma con piccole significative differenze: cfr. Mt 13, 54-58), non nomina Giuseppe ed evidenzia la famiglia di Gesù: fratelli e sorelle nell'antico oriente erano tutti i parenti, specie i cugini. L'appellativo che Marco pone sulle labbra degli abitanti di Nazaret - perché proprio a Nazaret è ambientato l'episodio -, il figlio di Maria, può significare molte cose. Da un lato che, forse, Giuseppe era morto all'epoca dei fatti, dall'altro però, vista la reticenza dell'evangelista a parlare della Madre di Gesù, può indicare una tacita dichiarazione della verginità di Maria. Gesù è davvero, unicamente figlio di Maria e di Dio come attestano gli antichi padri.
E a ben guardare nell'espressione figlio di Maria sono condensati tutti i Vangeli dell'infanzia (Marco non nomina Maria nemmeno sotto la croce). Un dipinto di Caravaggio ci aiuta meglio a penetrare questo mistero di Cristo figlio di Maria.

Nella chiesa di sant'Agostino in Roma all'interno della cappella Cavalletti, troviamo una bella a grande pala che ritrae in modo straordinariamente intenso la Madonna di Loreto (Figura 1). [1] Il dipinto è conosciuto come la Madonna dei pellegrini.
Lo stipite di una porta e un muro leggermente scrostato è quanto, della casa di Nazareth, ci è consentito vedere.
La vergine, bella come una statua greca (la Thusnelda della Collezione del Granduca Ferdinando de' Medici) tiene fra le braccia il Bimbo. Maria, come nel dipinto di Piero, è una regina, lo si vede dal portamento nobile, ma è anche modesta, umile, compassionevole. Non riceve i pellegrini dentro casa, seduta su un trono, mandando i servi ad aprire la porta. No, esce lei stessa, va incontro ai pellegrini e li attende sull'uscio, pronta ad invitarli ad entrare. Anche qui è spinta fuori dalla sua misericordia. In braccio tiene il Figlio suo Gesù: lei stessa è il trono del Divino infante. Lo sguardo verso i due poveri inginocchiati è premuroso e attento. Gesù è nudo: ha la nudità dell'innocenza, la nudità di quel corpo che Maria prenderà in braccio, ancora per l'ultima volta, sotto la croce per deporlo nel sepolcro. Un lenzuolo, infatti, in cui già s'adombra il telo sindonico, avvolge il corpo del Bimbo.
Questo Bimbo, totalmente abbandonato all'abbraccio materno, solleva leggermente il capo per benedire i due fedeli. Benedice, ma pare nel contempo indicare i due. E ci costringe così ad osservarli a passarne in rassegna le fattezze, i costumi. Sembrano due poveretti e certo, a giudicare dai piedi dell'uomo, hanno fatto molta strada. Su questi piedi si sono scritti intere pagine e alcuni critici vicini all'epoca dell'artista (Baglione nel 1642 e l'abate Bellori nel 1672) ci hanno lasciato su di essi note non del tutto benevole, facendo addirittura velatamente credere che per quella scandalosa foggia il dipinto fu molto chiacchierato fino ad essere deriso [2].
Recenti studi hanno invece permesso di identificare i due pellegrini, che sono in realtà di nobile stirpe: il marchese Ermete Cavalletti e sua Madre. Gli stessi committenti dell'opera, dunque, madre e figlio, devoti della Vergine lauretana, vollero identificarsi con i molti pellegrini che, approdando all'umile casa di Nazareth, van cercando da secoli luce e conforto. Essi erano seguaci di quella corrente spirituale nota come il pauperismo borromaico ed oratoriano che, coinvolgendo cardinali e vescovi, nobili e comuni fedeli e persino interi ordini religiosi, si proponeva uno stile di vita umile, avvezzo ai digiuni, alle preghiere e ai pellegrinaggi. A differenza dell'opera di Piero dove tutti sono accomunati da tratti di raffinata nobiltà, qui viene ad essere sottolineata la comune condizione dell'uomo: povero e pellegrino, bisognoso di bussare alla porta della salvezza, rappresentata dalla Vergine santa che è, appunto, la Ianua Caeli, la porta del Cielo, una porta verso il figlio.

Ecco: il Figlio di Maria è Colui che pur essendo di natura divina, spogliò se stesso (proprio come vollero fare i due nobili Cavalletti davanti alla Vergine Madre) assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini (cfr. Fil 2, 6-8).
Questo è il volto del Figlio a cui Marco ci invita a guardare: il volto di un Dio crocifisso, regale nell'amore e nella misericordia, figlio di Dio e di Maria.

Note

[1] Madonna di Loreto 1603-05 Olio su tela, 260 x 150 cm S. Agostino, Roma.

[2] Nella prima cappella della Chiesa di sant'Agostino alla man manca fece una Madonna di Loreto dal naturale con due pelegrini, uno co'i piedi fangosi, e l'altra con una cuffia sdrucita, e sudicia; e per queste leggerezze in riguardo delle parti, che una gran pittura havere dee, da popolani ne fu fatto estremo schiamazzo (Vite de' pittori, scultori ed architetti, Baglione 1642)