Jarunkova, K. - Il vento sull'erba nuova
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Questo libro, narra, con molta delicatezza e profondità, il passaggio dall’età dell’infanzia alla preadolescenza di un ragazzo slovacco, Juro, che vive in un rifugio dei monti Tatra gestito dalla sua famiglia, alla fine degli anni ‘60.
Il testo si presenta come la narrazione in prima persona di diversi episodi che vedono coinvolto il protagonista, la sua famiglia, gli ospiti del rifugio.
Perché leggere questo libro con i propri figli? Perché permette ad entrambi di comprendere meglio la complessità della psicologia di un preadolescente, senza ricorrere a schemi o a luoghi comuni, come tanta cultura attuale, ma dal CONFRONTO CON LE ESPERIENZE DI UN COETANEO.
Tantissime sono le occasioni di riflessione, delle quali le più importanti sono le seguenti:
- Il rapporto tra il protagonista e il fratello adolescente: lo sguardo del fanciullo che non capisce i “grandi”, ma nemmeno le tipiche fasi adolescenziali del fratello (come la ricerca della solitudine, le grandi domande esistenziali, il diario segreto, le poesie, la storia d’amore con la sua fidanzata, etc.);
- Le caratteristiche della preadolescenza emergono chiaramente nel protagonista: il non riconoscere i propri sentimenti e la fatica nell’esternarli, la forte pretesa sugli altri -specie se adulti-, la gelosia familiare, il non saper riconoscere le proprie colpe o mancanze, le reazioni molto forti ed intemperanti, la rabbia che scoppia improvvisa, la difficoltà a domandare (il ragazzo di quest’ età non domanda, “chiede” o “pretende”!);
- I genitori, che sono per Juro, unitamente al resto della famiglia, il punto di riferimento: affettivo la madre, autoritario il padre; ciò che permette al protagonista di crescere è l’atteggiamento di APERTURA CON LA REALTA’, di DIALOGO con i genitori: solo così egli scopre che la consapevolezza della crescita non può essere data da sé, ma necessita di un altro che ti fa cogliere il cambiamento nella tua persona, attraverso un dialogo che resti aperto.
- Il destino: Juro giunge alla consapevolezza di essere cresciuto attraverso un fatto tragico, la morte della fidanzata del fratello sotto una slavina; nel dolore emergono più forti le domande ontologiche dell’uomo, è più consistente la presenza del Mistero. Questa considerazione, solo accennata e non sviluppata dall’autrice (si ricordi che il libro è stato scritto in Cecoslovacchia nel 1970, quando ogni forma di pensiero religioso non era concesso dallo stato comunista), permette riflessioni molto profonde, tanto da costituire una vera e propria esperienza educativa, se affrontate con una lettura “a quattro occhi” tra genitori e figli.