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Tolkien, J. R. R. - Lo Hobbit

Autore:
Chiavenna Galbiati, Chiara
Fonte:
CulturaCattolica.it
Adelphi - La Nuova Italia
Milano, 1993

Il testo è corredato da introduzione sull’autore, schede ed esercizi per la comprensione testuale, spunti di approfondimento.
Grazie alla riduzione cinematografica della sua opera più famosa, “Il Signore degli Anelli”, il nome di J.R. Tolkien è in questi tempi sempre più - ed esclusivamente - associato al genere “fantasy”. Definire però Tolkien un autore “fantasy” non rende giustizia alle caratteristiche fondamentali della sua scrittura: l’ampio respiro e la grandiosità epica di tutti i suoi prodotti, la completezza “enciclopedica”, il mondo della fantasia scaturito dal mito su base realistica sono solo alcuni elementi che negano tale riduzione di giudizio (tanto più che ogni riduzione di giudizio non è mai sinonimo di libertà).
Evitando, così, una presentazione riduttiva de “Lo Hobbit”, opera dal semplice ed accattivante impianto narrativo, adatta anche al lettore pre-adolescente (ma non meno adatto al lettore adulto, che ne saprà cogliere la ricchezza di messaggi e di spunti di riflessione) proponiamo ora i punti più interessanti che il testo ci offre.

1. LA VITA E’ UN’AVVENTURA: la vicenda narra delle diverse avventure e peripezie che il pacifico hobbit Bilbo Baggins si trova ad affrontare in compagnia di tredici nani e dello stregone Gandalf per la riconquista del tesoro custodito dal drago Smog. La dimensione avventurosa viene immediatamente colta dal ragazzo, fin dalle prime pagine: è, infatti, l’elemento che più lo riconduce alla caratteristica della vita umana, simile ad una grande avventura, fatta di bene e male, speranza e desideri, fatica e desideri, scopi ed illusione. Il processo di identificazione con i protagonisti risulta spontaneo e costituisce un’importante esperienza per il ragazzo, che percepisce l’importanza di uno scopo e di un senso all’interno del proprio agire.

2. LA COMPAGNIA: il protagonista Bilbo vive l’avventura non da solo, come la sua natura solitaria lo porterebbe a fare, ma in compagnia, scoprendo l’importanza della condivisione delle circostanze e l’utilità che l’altro può avere da me e viceversa.

3. LA GUIDA: di fronte alle difficoltà delle circostanze di cui il quotidiano è intessuto, ognuno di noi ha bisogno di una guida, di un’autorità che ci prenda per mano nel cammino: tale è la misteriosa figura dello stregone Gandalf, che spesso scompare per riapparire, poi, improvvisamente, nel momento del bisogno, simbolo del bene e della saggezza, vera guida verso il destino.

4. MITO E TRADIZIONE: il mito per Tolkien serve a capire e ad accettare il presente, ma è anche consegna (“traditio”= tradizione, consegna) di verità dal passato all’oggi. L’importanza della “traditio” è presente in più punti del testo e guidare il pre-adolescente a cogliere questo aspetto risulta perciò facilitato dal racconto stesso.

5. L’AMBIENTE E LA REALTÀ: Tolkien è stato criticato dai suoi detrattori per scarsa capacità descrittiva, ritenuta essenziale e “fumettistica”: tali detrattori non capiscono - o meglio, non vogliono capire - il vero fine della descrittività tolkieniana, cioè il ricreare letterariamente la realtà, naturale o antropizzata, “sic et simpliciter”, eliminando ogni elemento esornativo. È forse il proprio realismo la caratteristica più evidente della scrittura di Tolkien, che non è solo fantasia, ma soprattutto oggettività ed impersonalità, elementi che la rendono vicina ai grandi modelli classici dell’epica occidentale. Ed è proprio questo realismo oggettivo che rende la lettura del testo tolkieniano un’“avventura”, a cui si prende parte con la lettura, uscendo da essa più ricchi nelle emozioni e con un’esperienza nuova convissuta con i personaggi creati dall’autore.