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La Samaritana: uno sguardo profetico - 1

Fonte:
CulturaCattolica.it ©
Il pozzo dell'incontro
Sieger Koder, La samaritana

Giunse pertanto a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti erano andati in città a fare provvista di cibi (Gv4,5-8).
Il luogo e il tempo in cui si realizza l’incontro tra Cristo e la donna di Samaria sono emblematici: Sicar, il pozzo di Giacobbe e l’ora del mezzogiorno.
Per addentrarci nella fitta simbologia di queste annotazioni giovannee, teniamo sullo sfondo un’opera – altrettanto simbolica- di Köder, sacerdote tedesco e affermato artista contemporaneo.

Sicar era l’antica Sichem. All’orizzonte di questa località si stagliano due monti: da un lato Garizim, il verdeggiante monte sacro ai samaritani dove ancora oggi si celebra la pasqua e dall’altro lato l’aspro e brullo monte Ebal. In mezzo il pozzo di Giacobbe, generoso di acque. Nei due monti il simbolo della benedizione e della maledizione e in mezzo l’acqua viva della Parola che domanda una scelta: chi volete servire?
Proprio a Sichem, dopo la morte di Mosé, il popolo sotto la guida di Giosuè rinnovò il patto di Alleanza con il Signore. La domanda che era risuonata allora è la stessa di sempre: scegliete oggi chi volete servire.

Gesù siede sull’orlo del pozzo a mezzogiorno, stanco del viaggio. Köder si pone in una particolare prospettiva ad osservare la scena, quella del pozzo stesso.
Il pozzo, nella storia dei patriarchi era il luogo dell’innamoramento, dell’incontro dello sposo con la sposa. Giacobbe stesso incontrò Rachele ad un pozzo, così Isacco incontrò Rebecca, così Mosé Zipporah.
È; strano qui però vedere una donna attingere acqua a mezzogiorno, quando il sole è allo zenit e l’acqua dovrebbe essere già in tavola o in cucina. A quell’ora, infatti, tutte le massaie sono intente ai fornelli. Solo le più sprovvedute o quante desiderano evitare la folla dei curiosi si recano al pozzo ad attingere acqua in pieno mezzogiorno.
Dietro l’annotazione temporale possiamo dunque già intuire un disagio da parte della donna, un qualcosa di cui vergognarsi che la fa agire di nascosto. Sapremo poi dal racconto che la sua situazione irregolare la rendeva probabilmente oggetto di chiacchiere e di critiche da parte degli abitanti del villaggio.
Allora, come sapientemente sembra suggerire la narrazione pittorica di Köder allo zenit del sole terrestre corrisponde un nadir dell’anima della donna, avvolta nell’oscurità di una vita disordinata, di un’affettività confusa, di una fede incerta.
Köder la ritrae così mentre, avvolta da un alone di luce, si sporge a guardare dentro il pozzo delle sue oscurità.
Gesù le chiede da bere. La stanchezza di Gesù e la sua sete rimandano a un altro mezzogiorno, quello della croce in cui Gesù seduto sul patibolo, luogo della rivelazione del suo amore per il popolo, proclama la sua sete. Una sete «altra», la sete della fede del suo popolo.
La donna, di certo, coglie nella domanda di quel Giudeo un desiderio che va oltre la sete materiale, ma non vuole assecondare questa intuizione. Non vuole incrociare lo sguardo del suo interlocutore: è uno sguardo scomodo che la obbliga a guardare nel fondo della sua anima.
Pertanto di fronte alla richiesta di Gesù la donna si ritrae:
La Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei, infatti, non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore», gli disse la donna, «dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua» (Gv 4, 9-15).
Il comportamento di Gesù è sorprendente, infrange tutte le regole. La samaritana cerca di mantenere le distanze e riporta la situazione entro i canoni del pensare comune: lei è una samaritana, Gesù un Giudeo. Ma Cristo non si arrende: se tu conoscessi il dono di Dio! A questa donna, forse desiderosa di verità, ma chiusa nei suoi schemi Cristo rivela se stesso, rivela il dono del suo Spirito. Egli ha fatto sua la domanda dell’uomo: Cristo ha domandato dammi da bere per far comprendere alla donna che era lei ad avere sete.
Köder intuisce questo e dipinge la samaritana che, mentre si sporge sola dall’orlo del pozzo, vede riflessa nella desiderata acqua non solo la sua immagine ma anche quella di Cristo
Cristo è l’acqua per la sua sete, Cristo è il volto che rivela all’uomo il suo destino. Scriveva sant’Ignazio di Antiochia ai cristiani di Roma: Un’acqua viva mormora in me: vieni al Padre! L’acqua viva è il dono dello Spirito Santo offerto da Cristo ai credenti perché siano spinti verso il Padre, verso cioè la verità di loro stessi e del loro misterioso destino.
Nello specchio d’acqua, in fondo al pozzo, si realizza infatti l’incontro vero. Lì la samaritana non è più sola, Cristo è con lei, lì incontra il suo sguardo, quello sguardo che ha sfuggito e nel quale ora vede riflessa la sua vera identità, vede il dono di Dio per lei.