Le nozze di Cana in Giotto e il vedere di Maria - 3
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Nella bibbia il vino è detto sangue dell’uva e nell’acino d’uva è racchiusa la benedizione di Dio. Un rabbino non sciuperebbe mai un acino d’uva, perché il suo nettare ricorda il patto d’amore fra Dio e l’uomo. Il vino è anche la bevanda della festa, appunto, e dunque è simbolo di gioia e di quelle realtà spirituali cui l’uomo anela. Qui, due sposi, non hanno più vino, non hanno la gioia. Hanno, sì, l’amore ma un amore svuotato del suo significato più recondito.
Lo sposo che siede accanto a Gesù è l’apostolo Giovanni, senza aureola però. Come vuole l’antica tradizione è lui lo sposo e le nozze si celebrarono quando non era ancora discepolo di Cristo. Il viso è sereno eppure distante, sembra guardare nel vuoto più che verso la sposa. Le mani sono conserte, inattive. Forse Giovanni guarda verso l’antro buio che si apre alle spalle della Vergine Madre.
La sposa, vicina a Maria, è seria, quasi presaga del dramma. Si tratta della Maddalena, identificata con la Maria sorella di Marta e di Lazzaro. Quando Giovanni l’abbandonerà per seguire il Maestro, ella non si darà pace, per questo verrà simbolicamente invasa dai sette demoni. Sarà cioè in balia di quei sette vizi capitali che Giotto raffigura attorno alle pareti della Cappella, insieme con le sette virtù corrispondenti. Benché la leggenda aurea (che riporta tali fatti) contesti l’identificazione tra la sposa di Giovanni e la Maddalena essa ha tuttavia influenzato l’iconografia cristiana attorno alla santa. In ogni caso quello che Giotto vuole dirci è che il cammino di Giovanni e della Maddalena è anche il nostro cammino, un cammino che, dietro a Cristo, trasfigurerà i nostri vizi nelle virtù di cui il Figlio riveste i suoi.
La Maddalena porta l’abito rosso, come il vino che manca, come la tappezzeria della sala, come l’abito di Gesù, di Maria, del Maestro di Tavola, dell’altro discepolo con l’aureola, forse Andrea. (Andrea fu discepolo del Battista e questo apostolo è lo stesso presente al Battesimo di Gesù e possiede lo stesso volto e lo stesso abito dell’Andrea che siede in trono nella schiera dei dodici che attorniano Cristo giudice).
L’abito rosso della Maddalena dice il suo legame con l’amore che solo può dar senso al miracolo, ella però è ancora imbrigliata dentro le strettoie delle sue prospettive umane, non è capace di vedere oltre l’amore per Giovanni. Con la mano destra compie un gesto singolare. Non si comprende bene perché, pare che regga qualcosa. Forse un fior d’arancio, come le porrà in mano Caravaggio secoli più tardi? Forse traccia con le dita una sorta di scongiuro per il presentimento della tragedia imminente? Non sappiamo. Resta un gesto misterioso che non sembra sfuggire allo sguardo attento della donna accanto a lei. Questa donna potrebbe essere la sorella Marta.
C’è Maria di Magdala, c’è Marta ma dov’è Lazzaro? Lazzaro è oltre la porta buia, come intuirà anche Vermeer - probabilmente ispirandosi proprio a Giotto - secoli più tardi. Non a caso, infatti, Giotto colloca al di là di quella porta buia, nell’affresco successivo, l’episodio della risurrezione di Lazzaro. A questo affresco è rivolto il gesto della Maddalena, della Madonna e quello benedicente di Gesù.
Gesù benedice tre volte nello stesso modo in questa parete: nelle nozze di Cana, nella risurrezione di Lazzaro, nell’ingresso trionfale di Gerusalemme. Tre gesti uguali che mettono in correlazione le scene. La gloria che si manifesta a Cana è quella stessa che si rivela con la signoria di Cristo sulla morte nella risurrezione di Lazzaro e quella che si compirà in pienezza nell’ultima settimana della sua vita a Gerusalemme, iniziata appunto con l’ingresso trionfale di Cristo nella città santa.
Dunque per Giotto, come per l’evangelista Giovanni, l’ultima settimana di vita del Cristo e la prima settimana del suo ministero sono dunque in stretta correlazione.
Lo sguardo triste della Maddalena non è allora semplicemente presago dell’imminente abbandono da parte del marito, ma è lo sguardo miope di chi si sente in balia degli eventi, di chi è incapace di una lettura di fede della storia. Nel vino esaurito ella rischia di vedere semplicemente e superstiziosamente il segno tragico di un destino avverso. La vita le darà peraltro ragione perché Giovanni l’abbandonerà e Lazzaro morirà. Ma lo sguardo fatalista e ottuso, oggi purtroppo ancora così diffuso, viene come interrotto e chiamato a conversione dallo sguardo di Maria la quale, incurante della resistenza del figlio dice ai servi: fate quello che vi dirà.
In greco abbiamo qui un presente storico. Non «disse ai servi» ma «dice». Non lo disse solo allora in quella determinata circostanza, ma lo dice continuamente in forza di quella comunione di amore e di sguardo che ella vive con il Figlio. Ancora oggi Maria dice a noi di fare secondo la parola del Figlio.
Gesù l’aveva chiamata con uno strano appellativo: «donna», appellativo che suona scortese in bocca a un figlio. Eppure Gesù - come sottolineò anche Giovanni Paolo II in diverse occasioni - attraverso questo appellativo vuole ricondurre tutti noi a quel principio che vide la creazione uscire integra e immacolata dalle mani di Dio. La donna che era stato l’ultimo atto creativo del Creatore, la donna da cui era partita la tragedia del peccato, qui ritorna come riscattata dall’antica schiavitù, capace di vedere.
Giovanni anche sulla croce registrerà questo medesimo titolo sulle labbra di Gesù morente. La prima settimana di ministero pubblico di Gesù, l’ultima settimana della sua vita (quella in cui si consuma il suo mistero pasquale) e la prima settimana della creazione vengono così ancora una volta intimamente legate dalla narrazione giovannea.
Nella Genesi il logos divino, la dabar di Jahvè, si era rivelata capace di operare ciò che esprimeva: Dio disse: sia la luce e la luce fu. E dopo ogni atto creativo Dio vide che ogni cosa era tov, era bella e buona, esisteva nel suo senso pieno e definitivo. Il peccato aveva drammaticamente interrotto questa armonia. Tra parola, senso delle cose e visione si era introdotta una apparentemente irreparabile frattura. Qui Maria riconduce tutto all’unità, dimostrandosi veramente quella donna che doveva essere un aiuto all’uomo nell’amministrazione dei beni creati.
Fate quello che vi dirà. Nella parola di Gesù c’è inscritta la verità della storia, per quanto assurda essa potrebbe sembrare. Non la superstizione di un vino mal calcolato la farà da padrona nella vita dell’uomo, ma l’acqua umile della provvidenza di Dio.