Nicodemo: lo sguardo rinnovato - 3
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Il serpente di rame
L’ostensione del Cristo quale Vero Serpente di rame l’aveva messa in luce ancor di più Michelangelo Buonarroti che, nella Pietà Bandini, ha racchiuso il gruppo marmoreo entro una struttura conica. Al vertice, lui il maestro-scultore, Nicodemo, regge il corpo del Signore. Un corpo che certo non a caso mantiene la caratteristica forma a esse del serpente affisso su un palo (si veda il pannello bronzeo di Otto Munch nei portali della chiesa di Grossm”nster Zurigo).
L’innalzamento del Figlio dell’uomo offre però non un giudizio di condanna, ma di misericordia. La legge di Mosé trova il suo compimento nella legge evangelica di un amore che si dona senza calcolo fino all’estremo. In questa luce ha bagnato lo sguardo il nostro Nicodemo, i cui occhi Michelangelo ha saputo render lacrimosi nella pietra. E forse avrebbe desiderato dire ancora di più se è vero, come è vero, che in un impeto d’ira il genio fiorentino, insoddisfatto del risultato, fece a pezzi la scultura creata appositamente per la sua tomba sepolcrale, per poi donarla a un servitore.
Il giudizio non viene dalla legge, ma dalla coscienza dell’uomo: per questo chi fa la verità viene alla luce e chi ama la verità non teme il giudizio.
La notte che avvolgeva Nicodemo nel dialogo notturno con Cristo non è scomparsa. LA notte rimane anche per chi crede, ma ora Nicodemo ha rinnovato lo sguardo nella luce che irradia da Cristo:
Il giudizio della Luce
Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.(Gv 3,19-21).
Nella tela del Caavaggio, infatti, una luce conica, radente colpisce vivida i colori: c’è tutta la gamma dell’arcobaleno: il blu dell’omophorion della Vergine, il verde della tunica di Giovanni, il rosso del suo mantello e l’arancio dell’abito di Nicodemo e di Maria di Magdala. Nella gamma dei colori la gamma dei sentimenti e delle situazioni umane tutte, lì radunate attorno a quel corpo che testimonia quanto Dio ha amato il mondo.
Sta a ciascuno scegliere da che parte stare: dentro l’abbraccio della Madre-Chiesa o nelle mani levate in preghiera di Maria di Cleofa si rimane nella luce del Cristo, fuori si è confinati nel buio inospitale e nel vuoto.
Rimane un particolare inesplorato nella tela. Un particolare che collega idealmente la tela del Merisi con la pietà di Firenze del Buonarroti: il braccio inerte di Cristo. Sembra il braccio dello scultore-testimone che ha terminato il suo compito e forse tale fu nell’intento di Michelangelo, visto che qualcosa di analogo realizzò nella Pietà Rondinini, ultimo lavoro della sua lunga vita. Non lo stesso possiamo dire di Caravaggio che visse altri 6 anni dopo la realizzazione di questa tela, morendo peraltro improvvisamente di malattia sulla spiaggia di Porto Ercole, in Toscana. Tuttavia possiamo senz’altro scorgere in questo particolare dal sapore così evidentemente Michelangiolesco un potente valore simbolico.
Il braccio inerte del Cristo scivola con il telo sindonico verso il basso e sembra quasi indicare la pietra tombale. La vediamo meglio ora e ci accorgiamo di quanto sia in bilico sulle pietre e quale contrasto si realizzi con i piedi ben saldi e forti di Nicodemo. C’è in quel masso sepolcrale tutto il dramma umano della finitudine e della morte, dell’incertezza del vivere. Eppure stanno ugualmente saldi coloro che transitano nel mondo ancorati alla vera roccia che è Cristo. La morte e il dolore sono vinti, le dita della mano del Cristo segnano il numero tre: la Trinità che è vita trionfa già sul quell’oscurità che lascia trasparire il sepolcro aperto.
Dalla testa di Nicodemo, lo scultore - colui che ha visto nella concretezza della materia il miracolo della grazia-, si passa alla testa dell’evangelista - colui che ha visto e ne dà testimonianza- per giungere poi al capo e al braccio di Cristo colui che fu in pensieri parole ed opere Testimone fedele e verace del Padre.
A questa immagine ci vuole portare lo sguardo di Nicodemo: quella di Cristo che pur nella umiltà della materia visibile ci può condurre a quelle verità eterne che facendoci rinascere dall’alto ci rinnovano lo sguardo.