La Samaritana: uno sguardo profetico - 2
- Autore:
- Curatore:
- Fonte:

Il dialogo a questo punto cambia registro. Cristo adesso agisce più scopertamente e si rivolge alla donna come a un tu preciso,entrando nella sua storia personale.
(Gesù) Le disse: «Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene: Non ho marito; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio su questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le disse: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunta l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo» (Gv 4,16-26).
Alessandro Bonvicino detto il Moretto ci offre un’immagine bellissima di questo dialogo. La prospettiva è totalmente diversa rispetto a Köder, siamo all’esterno del pozzo, ma nulla è concesso al paesaggio circostante tutto lo spazio della tela è occupato dai due interlocutori. Gesù, aureolato, è il Kyrios, il Signore, eppure è totalmente sbilanciato verso la donna. Nel gesto impetuoso e spontaneo il mantello rosso della sua umanità scivola via e viene a rivelarsi la sua divinità: il Cristo sono io che ti parlo. La donna è ormai vinta dallo sguardo penetrante del suo interlocutore. Ha lasciato le sue difese, adesso vede:«Signore vedo che sei un profeta». L’anfora è dimenticata, ad essa si appoggia indifferente concentrando tutta l’attenzione nel dialogo con Cristo.
Il Moretto coglie bene la naturalezza e lo slancio dello straordinario dialogo di Cristo con la Samaritana, un dialogo in cui per la prima volta nel Vangelo giovanneo Cristo rivela qualcosa di sé e del suo mistero trinitario. Non è né Garizim, né Gerusalemme il luogo dove adorare Dio. Il Luogo dell’adorazione al Padre è Cristo e il modo dell’adorazione è l’amore che lega i due: lo Spirito Santo.
È una rivelazione unica nel Vangelo. La samaritana ha ormai abbandonato tutte le resistenze. Nessuno le aveva mai parlato così, forse nessuno le aveva mai dato questo credito. Anche lei come Nicodemo aveva tentato di innalzare un ultima barriera: So (oido tanto simile all’oidamen di Nicodemo) che deve venire il Messia, ma quel: «Sono io» cioè «Ego eimi» Io sono, l’impronunciabile nome di Dio sulle labbra di Cristo l’ha vinta.