Lo sguardo della verità in Giovanni e Grünevald
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In Bosch il dito del Precursore è puntato con discrezione perché l’agnello è ancora nascosto e l’ora del sacrificio lontana, ma un altro autore – noto sopratutto per la crocifissione che ora andremo a vedere –, mette maggiormente in risalto il dito del Battista e un agnello che – come vuole l’Apocalisse – è ritto e insieme sgozzato.
Si tratta della crocifissione dell’altare di Isenheim realizzata da Mathias Grünewald. L’altare, ad ante mobili, si apriva in tre tempi mutando completamente la raffigurazione scenografica. Sono state fatte da parte degli studiosi innumerevoli proposte di ricostruzione, ma la più attendibile, per l’accuratezza dell’interpretazione e la capacità di accordare i numerosi fattori riguardanti l’opera, è quella dell’Hayum (1989). In un’analisi molto minuziosa egli illustra tutti i passaggi simbolici presenti nelle varie tavole ponendole in correlazione con le pratiche terapeutiche dell’ospedale degli Antoniti che sono all’origine della committenza dell’opera.
Il vedere della verità
Illum oportet crescere. Me autem minui (Gv 3,30): ”Egli deve crescere e io diminuire” è il testo che campeggia sopra l’indice del Battista puntato sopra un Cristo sfigurato dal dolore che domina la scena per la sua grandezza e la drammaticità della sua condanna.
Il cielo oscuro dice l’impassibilità della storia di fronte a un simile dolore, ma dice anche il rimando cosmico della scritta latina. Lo studioso Vetter (”SHA” 1968) attingendo ai discorsi di sant’Agostino e alla grande tradizione medioevale spiega così la popolare frase giovannea: le nascite del Battista e di Gesù corrispondono ai due solstizi: il percorso del sole cala (diminuisce) dalla festa di san Giovanni (24 giugno) a Natale e cresce da Natale a san Giovanni. Nel percorso del sole viene ad essere simboleggiato anche il passaggio dei due Testamenti: nel Battista abbiamo l’ultimo profeta dell’Antico e in Gesù il divino Fondatore del Nuovo. Tutto il dipinto di Grünewald può essere interpretato in chiave cosmica, infatti Maria, Giovanni l’evangelista e la Maddalena (di dimensioni più piccole rispetto a Gesù e il Precursore) rappresentano rispettivamente: la luna (diafana e ricurva nel cielo del dolore) circondata da un alone rosseggiante (la tunica di Giovanni) e la terra (la Maddalena) che attende da Cristo di essere riscattata dalla schiavitù del peccato e della morte (il vasetto di profumi per la sepoltura).
Tutto il polittico, vera biblia pauperum, fu commissionato dagli Antoniti, ordine religioso che si occupava di quanti erano affetti da varie malattie infettive come la sifilide e la peste, ma anche il cosiddetto «fuoco di sant’Antonio», una malattia che tra i sec IX e XIII assunse proporzioni devastanti. I santi protettori di questi malati erano considerati san Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista, mentre san Sebastiano (che compare nel polittico insieme a sant’Antonio) era patrono degli appestati.