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Luisa Piccarreta (1865-1947)

Autore:
Giacometti, Giulio - Sessa, Piero
Fonte:
Mimep-Docete ©
La grande terziaria domenicana di Corato (Bari), con la sua teologia trinitaria di grande respiro e le sue opere sulla volontà di Dio, è una autrice mistica di primo piano.
Tutta la sua vita è colma di fenomeni mistici, dall'incapacità di nutrizione fino al corpo flessibile e arcuato della morte.
Le sue opere erano lette e stimate da Padre Pio.
Traduce le sue contemplazioni-visioni in preghiera per il nostro coinvolgimento nel mistero della Passione e ci fa ascoltare anche le stesse preghiere di espiazione e di impetrazione che il Figlio di Dio, nello strazio dei tormenti, rivolge al Padre per la nostra salvezza, nella linea di Cecilia Baij.
Nella flagellazione due carnefici lo battono con le funi e dopo altri due lo scarnificano con catene di ferro uncinate.
E' sua caratteristica la descrizione del particolare seguente: Pilato, prima di dire Ecce Homo, solleva i due lembi della porpora per mostrare alla folla il petto e le spalle sanguinanti di Gesù.

Dalle 8 alle 9 Gesù flagellato

Mio purissimo Gesù, già sei vicino alla colonna, i soldati inferociti Ti sciolgono per legarTi a questa; ma non basta, Ti spogliano dalle Tue vesti per fare crudele strazio del tuo ss.mo Corpo. Amor mio e Vita mia, mi sento venir meno per il dolore nel vederTi nudo. Tu tremi da capo a piè, e il tuo ss. Volto si tinge di verginal rossore, ed è tanta la confusione e il tuo sfinimento, che non reggendoTi in piedi, stai per cadere per terra; ma i soldati sostenendoTi, non per aiutarTi, ma per poterti legare, non Ti fanno cadere. Già prendono le funi, Ti legano le braccia e tanto strette che subito si gonfiano e dalla punta delle dita spruzza sangue! Poi Ti legano alla colonna, e facendo scorrere le funi fino ai piedi, Ti legano così stretto, da non poter Tu fare neppure un movimento, e per poter essi più liberamente sfrenarsi su di Te!… Mio nudato Gesù, come? Tu che vesti tutte le cose create, il sole di luce, il cielo di stelle, le piante di foglie, gli uccelli di piume, Tu spogliato? !… Che ardire! Ed il mio amante Gesù con la luce che tramanda dagli occhi, mi dice: "Taci, o figlio, era necessario che fossi spogliato per riparare per tanti che si spogliano di ogni pudore, di ogni candore e di ogni innocenza, che si spogliano di ogni bene e virtù della mia grazia, e si vestono di ogni bruttura, vivendo a modo di bruti. Col mio verginal rossore riparo le tante disonestà, le mollezze, e i tanti piaceri brutali, perciò attento a ciò che faccio, e prega e ripara insieme con Me".
Flagellato Gesù, il tuo amore passa di eccessi in eccessi. Vedo che i carnefici prendono le funi, ti battono senza pietà, e tanto da illividire tutto il tuo ss.
corpo. Ed è tanta la ferocia, il furore nel batterTi, che subito dal tuo ss. Corpo incomincia a scorrere a rivi il sangue! Battono ancora e lacerano la tua purissima carne! Ma non basta, altri due sottentrano e con catene di ferro uncinate continuano la dolorosa carneficina… ai primi colpi quelle tenerissime carni peste e piagate si quarciano di più ed a brandelli cadono per terra, restano scoperte le ossa, il sangue diluvia, tanto da formare un lago intorno alla colonna. Mio Gesù, denudato amor mio, mentre Tu sei sotto a questa tempesta di colpi, io mi abbraccio ai tuoi piedi, affinché possa prendere parte alle tue pene, e resti tutto coperto del tuo preziosissimo Sangue! O Gesù, flagellami la mente e metti in fuga tutti i pensieri che potrebbero allontanarmi da Te. Flagellami gli occhi, e se si volgeranno a guardare cose di terra, fa che un colpo dei tuoi flagelli li attiri a mirare soltanto Te. Il rumore dei tuoi flagelli giunga alle mie orecchie, o Gesù! Gesù mio, quando mi vedrai intento ad ascoltare cose che mi distraggono da Te, fa che un colpo dei tuoi flagelli mi tiri ad ascoltare solo la tua voce. O Gesù, flagellami il volto, e se qualche atto di compiacenza o di stima propria potesse impressionarmi, i colpi dei tuoi flagelli mi stacchino dalla terra e mi spingano a guardare soltanto il cielo. O Gesù, flagella la mia lingua e le mie labbra, e se ardissero pronunziare parola che non sia amore, gloria tua, fa che i tuoi flagelli, battendomi, mi gettino fuoco e fiamme da farmi bruciare d'amore.
O Gesù, flagellami le mani, affinché nessun movimento io faccia, né opera io compia, che non sia segnata col suggello del tuo amore. O Gesù, i tuoi flagelli colpiscano i miei piedi, che Ti prego di legare stretti ai tuoi, affinché io resti impedito di far qualunque passo che non sia per Te, e tiri gli altri ad amarTi. O Gesù, flagellami il cuore con le sue tendenze, i suoi affetti e desideri, affinché ogni colpo che riceverò sia una ferita al mio cuore, e questi colpi facciano rinascere in me la vita d'amore.
Mio Gesù, già sento i tuoi gemiti non uditi dai tuoi nemici, perché la tempesta dei colpi assorda l'aria d'intorno, e in quei gemiti Tu dici: "Voi tutti che mi amate, venite a imparare l'eroismo del vero amore; venite a smorzare nel mio Sangue la sete delle vostre passioni, la sete di tante ambizioni, di tanti fumi e piaceri, di tante sensualità… in questo mio sangue troverete il rimedio a tutti i vostri mali. GuardaMi, o Padre, sotto questa tempesta di colpi tutto piagato; ma non basta, voglio formare tante piaghe nel mio corpo per preparare stanze sufficienti nel Cielo della mia Umanità a tutte le anime, perché trovino in Me la loro salvezza, e così farle passare nel Cielo della Divinità. Padre mio, ogni colpo di questi flagelli ripari innanzi a Te una ad una ogni specie di peccato; e come colpiscono Me, così scusino quelli che li commettono, flagellino i cuori delle creature, parlino loro del mio amore, tanto da forzarle ad arrendersi a Me".
E mentre ciò dici, è tanto l'amore con cui soffri, sebbene con sommo tuo dolore, che quasi aizzi i carnefici a batterTi di più. Mio Scarnificato Gesù, il tuo amore mi schiaccia, mi fa impazzire, e mentre esso non è stanco ancora, i carnefici sono sfiniti di forze, e non possono più continuare la tremenda carneficina; già Ti tagliano le funi, e Tu quasi morto, cadi nel Tuo stesso Sangue; e nel vedere i brandelli delle tue carni, Ti senti morire dal dolore nel mirare in quelle carni strappate da Te, la perdita delle anime riprovate; ed è tanto il dolore, che quasi stai boccheggiando nel tuo Sangue! Mio Gesù, lascia che Ti prenda fra le mie braccia per ristorarTi alquanto col mio amore: bacio tutte le tue piaghe e col mio bacio chiudo tutte le anime in Te. Così più nessuna si perderà, e Tu mi benedici!


Riflessioni e Pratiche

Dalle 8 alle 9 Gesù è spogliato nudo e sottoposto a crudeli battiture. E noi siamo spogliati di tutto? Gesù è legato alla colonna e noi ci facciamo legare dall'amore? Gesù è legato alla colonna mentre noi coi nostri peccati e attacchi, alle volte anche a cose indifferenti, o buone in sé stesse, aggiungiamo le nostre funi, non contenti delle funi con cui Lo hanno legato i Giudei. Intanto Gesù col suo sguardo pietoso ci chiama per farsi slegare; non vediamo in quello sguardo che c'è anche un rimprovero per noi, avendo contribuito anche noi a legarLo? Per sollevare l'afflitto Gesù dobbiamo togliere prima le nostre catene per poter giungere poi a togliere le catene delle altre creature; queste nostre piccole catene molte volte non sono altro che piccoli attacchi alla nostra volontà, al nostro amor proprio un po' risentito, alle nostre piccole vanità che, formando intreccio, legano dolorosamente l'amabile Gesù. Talvolta poi, Gesù, preso d'amore per la nostra povera anima, vuol toglierci Lui queste catene per non farsi ripetere da noi il doloroso legamento. Ah, quando ci lamentiamo perché non vogliamo stare legati soli con Gesù, Lo costringiamo, quasi contristato, a ritirarsi da noi.
Il nostro straziato Gesù, mentre soffre, ripara tutti i peccati contro la modestia, e noi siamo puri nella mente, nello sguardo, nelle parole, negli affetti, in modo da non aggiungere altri colpi su quel Corpo innocente? Siamo sempre legati a Gesù, in modo da trovarci pronti a difenderLo quando le creature Lo colpiscono con le loro offese? Mio incatenato Gesù, le tue catene siano le mie in modo che io senta sempre Te in me, e Tu sempre me in Te.

Dalle 9 alle 10 Gesù coronato di spine, ricondotto a Pilato Ecce homo!

Condannato a morte Mio Gesù, Amore infinito, più Ti guardo e più comprendo quanto soffri. Già sei tutto lacero, non c'è parte sana in Te; i carnefici sono inferociti nel vedere che in tante pene li guardi sempre con amore e il tuo sguardo amoroso, formando un dolce incanto, quasi come tante voci di preghiera, cerca più pene, e nuove pene; e quelli non solo perché inumani, ma pur forzati inconsapevolmente dal tuo amore, Ti mettono in piedi per infliggerTi nuovi e più atroci tormenti. Ma Tu non reggendoTi, cadi di nuovo nel tuo proprio Sangue; e i carnefici irritati, con calci e con spinte Ti fanno giungere al luogo ove Ti coroneranno di spine. Amor mio, se Tu non mi sorreggi col tuo sguardo d'amore io non potrò continuare a verderTi soffrire. Già mi sento i brividi nelle ossa, il cuore mi batte, mi sento morire! Gesù, Gesù, aiutami! E Tu, par che mi dica: "Figlio mio, coraggio, non perdere nulla di quanto ho sofferto, sii attento ai miei insegnamenti: Io debbo rifare in tutto l'uomo. La colpa lo ha coronato di obbrobri e di confusione, sicché, innanzi alla mia Maestà non può comparire; la colpa lo ha disonorato, facendogli perdere qualunque diritto agli onori ed alla gloria, perciò voglio essere coronato di spine, per rimettere sulla fronte dell'uomo la sua corona, e restituirgli tutti i diritti, e qualunque onore e gloria. Le mie spine saranno innanzi al mio Padre riparazioni e voci di discolpa per i tanti peccati di pensieri, specie di superbia; saranno voci e luce ad ogni mente creata, voci di supplica perché non Mi offendano; perciò tu unisciti a Me e prega e ripara insieme con Me".
Coronato Gesù, i tuoi nemici incrudeliti Ti fanno sedere, Ti mettono uno straccio di porpora, prendono una corona di spine e con furia infernale la mettono sul tuo capo adorabile; a colpi di bastone poi Ti fanno penetrare le spine nella fronte, e parte Ti giungono negli occhi, nelle orecchie, nel cranio, e fin dietro la nuca. Amor mio, che strazio, che pene inenarrabili! Quante morti crudeli non subisci! Già il Sangue Ti scorre sul Volto in modo che non si vede che Sangue; ma di sotto a quelle spine e a quel Sangue si vede il tuo SS. Volto raggiante di dolcezza, di pace e di amore. Ed i carnefici, volendo finire la tragedia, Ti mettono una canna in mano per scettro, ed incominciano le loro burle. Ti salutano re dei Giudei; Ti battono la corona, Ti danno schiaffi, e Tu taci, e ripari così le ambizioni di chi aspira ai regni, alle dignità, e di quelli che trovandosi in queste cariche, non comportandosi bene, formano la rovina dei popoli e delle anime ad essi affidate! Con questa canna che stringi in mano, dolce Gesù, Tu ripari tante opere, buone sì, ma vuote di spirito interno, e fatte anche con intenzioni cattive. Negl'insulti e nelle beffe, Tu ripari per quelli che mettono in ridicolo le cose più sante screditandole e profanandole.
Mio Re Gesù, i tuoi nemici continuano i loro insulti, ed il Sangue che scorre dal tuo SS. Capo è tanto, che, giungendoTi fin nella bocca, T'impedisce di farmi udire chiaramente la tua dolcissima voce. Voglio mettere la mia testa sotto a quelle spine, per sentire le loro punture. O Gesù, come è bello stare con Te anche in mezzo a mille tormenti! E Tu par che mi dica: "Figlio mio, queste spine dicono che voglio essere costituito Re d'ogni cuore; a Me spetta ogni dominio. Tu prendi queste spine, e pungi il tuo cuore, fanne uscire tutto ciò che a Me non appartiene, e lascia una spina dentro al tuo cuore come suggello che Io sono il tuo Re, per impedire che nessun'altra cosa entri in te. Gira per tutti i cuori, e pungendoli, fa uscire tutti i fumi di superbia, il marciume che contengono, e costituisciMi Re di tutti". Amor mio, mi si stringe il cuore nel lasciarTi, perciò Ti prego di pungere le mie orecchie con le tue spine, perché possano sentire solo la tua voce; i miei occhi per poter guardare Te solo, la mia bocca perché la mia lingua resti muta a tutto ciò che possa offenderTi, e sia libera per lodarTi e benedirTi in tutti. O mio Re Gesù, circondami di spine, e queste spine mi custodiscano, mi difendano e mi tengano tutto intento in Te. Ed ora voglio asciugarTi il Sangue e baciarlo, perché vedo che i tuoi nemici Ti conducono a Pilato, il quale Ti condannerà a morte!… Amor mio, aiutami per continuare la tua via dolorosa.
Mio coronato Gesù, il povero mio cuore, ferito dal tuo amore e trafitto dalle tue pene, non può vivere senza di Te, perciò Ti cerco e Ti trovo di nuovo innanzi a Pilato.
Ma quale spettacolo commovente! I Cieli inorridiscono, e l'inferno trema di paura e di rabbia! Vita del mio cuore, il mio sguardo non può sostenere la tua vista senza sentirmi morire; ma la forza rapitrice del tuo amore mi costringe a guardarTi per farmi ben comprendere le tue pene; ed io, fra lacrime e sospiri, Ti contemplo.
Mio Gesù, sei nudo, ed invece di vesti, Ti veggo vestito di sangue, le carni squarciate, le ossa denudate, il tuo Volto SS. irriconoscibile; le spine infisse nella tua SS. testa Ti giungono negli occhi, nel Volto, ed io non vedo che sangue, che, scorrendo fino a terra, forma un sanguigno ruscello dietro i tuoi piedi.
Mio Gesù, non Ti riconosco più come sei ridotto! Il tuo stato è giunto agli eccessi più profondi delle umiliazioni e degli spasimi! Ah, io non posso più sostenere la tua vista sì dolorosa, mi sento morire; vorrei strapparTi dalla presenza di Pilato per chiuderTi nel mio cuore e darTi riposo; vorrei sanare le tue piaghe col mio amore, e col Tuo Sangue vorrei allagare tutto il mondo per chiudervi tutte le anime e condurle a Te, come conquista delle tue pene! E Tu, o paziente Gesù, a stento par che mi guardi attraverso le spine, e mi dici: "Figlio mio, vieni fra queste mie braccia legate, poggia il tuo capo sul mio seno e vedrai dolori più intensi ed acerbi perché quello che vedi al di fuori della mia Umanità non è altro che lo sbocco delle mie pene interne. Fa attenzione ai palpiti del mio cuore, e sentirai che riparo le ingiustizie di chi comanda, le oppressioni de' poveri, degl'innocenti posposti ai rei, la superbia di quelli che per sostenere le dignità, le cariche, le ricchezze, non si curano di rompere qualunque legge e di far male al prossimo, chiudendo gli occhi alla luce della verità. Con queste spine voglio frantumare lo spirito di superbia delle loro signorie, e coi fori che formano nella mia testa, voglio farmi via nelle loro menti, per riordinare in esse tutte le cose secondo la luce della verità. Con lo starMi così umiliato innanzi a questo ingiusto giudice, voglio fare a tutti comprendere che la sola virtù è quella che costituisce l'uomo re di sé stesso, e insegno a chi comanda, che la sola virtù, unita al retto sapere, è sola degna e capace di governare e di reggere gli altri, mentre tutte le altre dignità, senza la virtù sono cose pericolose e da deplorarsi. Figlio mio, fa eco alle mie riparazioni, e continua a far attenzione alle mie pene".
Amor mio, veggo che Pilato nel vederTi sì malamente ridotto, si sente rabbrividire, e tutto impressionato esclama: Possibile tanta crudeltà in petti umani? Ah, non era questa la mia volontà nel condannarLo alle battiture! E volendo liberarTi dalle mani dei tuoi nemici, per poter trovare ragioni più convenienti, tutto dimesso, distogliendo il suo sguardo, perché non può sostenere la tua vista troppo dolorosa, torna ad interrogarTi: Ma dimmi, che hai fatto? La tua gente mi Ti ha dato nelle mani, dimmi, sei tu Re? Quale è il tuo regno? Alle domande tempestose di Pilato, Tu, o mio Gesù, non rispondi, e racchiuso in Te stesso pensi a salvare la povera anima mia a costo di tante pene! E Pilato, non vedendosi risposto, soggiunge: Non sai Tu che sta in mio potere il liberarTi o il condannarTi? Ma Tu, o Amor mio, volendo far splendere nella mente di Pilato la luce della verità, rispondi: Non avresti nessun potere su di Me se non ti venisse dall'alto; però quelli che Mi hanno dato nelle tue mani hanno commesso un peccato più grave del tuo. Allora Pilato, quasi mosso dalla dolcezza della tua voce, irrisoluto come sta, col cuore in tempesta, credendo che i cuori dei Giudei fossero più pietosi, si decise di mostrarTi dalla loggia, sperando che si muovessero a compassione nel vederTi sì straziato, e così poterTi liberare.
Addolorato Gesù, il cuore mi vien meno nel vederTi seguire Pilato; a stento cammini, e curvo sotto quella orribile corona di spine; il Sangue segna i tuoi passi, e come esci fuori, senti la folla tumultuante che ansiosa aspetta la tua condanna. Pilato imponendo silenzio per richiamare l'attenzione di tutti, e farsi da tutti ascoltare, prende con ribrezzo i due lembi della porpora che Ti copre il petto e le spalle, la solleva, per FarTi da tutti vedere come sei ridotto, e ad alta voce dice: Ecce Homo! GuardateLo, non ha più figura di uomo, osservate le sue piaghe, non più si riconosce; se male ha fatto, ha già sofferto abbastanza, anzi troppo, io son già pentito d'averLo fatto tanto soffrire, lasciamoLo perciò libero.
Gesù, Amor mio, lascia che Ti sostenga, perché veggo che non reggendoTi in piedi sotto il peso di tante pene, vacilli. Ah, in questo momento solenne si decide la tua sorte; alle parole di Pilato si fa silenzio profondo in Cielo, in terra e nell'inferno! E poi, come in una sola voce sento il grido di tutti: CrocifiggiLo, crocifiggiLo, a qualunque costo Lo vogliamo morto! Vita mia Gesù, veggo che tremi… il grido di morte scende nel tuo Cuore, ed in queste voci scorgi la voce del tuo caro Padre che dice: "Figlio mio, Ti voglio morto, e morto crocifisso! Ah, senti pure la tua cara Mamma, che sebbene trafitta, desolata, fa eco al tuo caro Padre: Figlio, Ti voglio morto! Gli Angeli, i Santi, l'inferno, tutti ad unanime voce gridano: crocifiggiLo, crocifiggiLo!