Maria Gaetana Agnesi (1718-1799)
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La grande matematica e mistica nella sua opera Il Cielo Mistico esprime la progressiva ascensione dell'anima che contempla la Passione del Redentore e passa attraverso cinque gradi di dolore: dolore diffusivo, ammirativo, concentrato, desideroso, trasformativo. E' sempre più stupefatta davanti alle piaghe del Signore, affascinata dalla sua maestosa bellezza che traspare dal suo volto piagato.
Non descrive il momento della flagellazione, ma i suoi effetti sul corpo devastato del Signore e nel contempo la partecipazione dell'anima, elevata dallo Spirito Santo a condividere il suo dolore fino alle stimmate, in alcuni casi.

Secondo grado. Il dolore ammirativo
...più che mai sospesa in quell'Enfasi Sic Deus dilexit mundum, ut Filium suum Unigenitum daret (Jo. 3.16). Sollevata sull'apice sublimissimo di questo (Sic dilexit), vi sta pendente, senza speranza di poterne capire il significato. E ben vede, ciò che non può abbastanza comprendersi da Intelletto creato, ed è riserbato a quel solo Dio, che ne fu l'Autore. Quindi la piena delle meraviglie non trovando sfogo per la parte dell'inteletto, rigurgita sopra la volontà con una inondazione totale di dolore. Attendite et videte si est dolor similis sicut dolor meus (Jer. Lam. 1-12) ed oh che immenso naufragio di pene la sommerge! Non vi ha alcuno che lo possa esprimere, né essa è capace di udire alcun conforto. Alcune voci passano fra lei e il Diletto, che portano e riportano da un cuore all'altro novelle dolorosissime. Quid sunt plage, iste, in medio manuum tuarum? Et dicet: His plagatus sum in domo eorum qui diligebant me (Zacc 13-6) aspicient ad me, quem confixerunt et plangent eum planctu quasi super Unigenitum, et dolebunt super eum, ut doleri solet in morte Primogeniti (Zacc. 12- 10). Così la Sposa de' Cantici sbalordita, attonita e come stupefatta per eccesso della pena se ne va in questo secondo grado di dolore ammirativo.
Terzo grado. Il Dolore Concentrato
Il Terzo grado della contemplazione dolorosa è quello del Dolore Concentrato. E ben si chiama concentrato, perché non è diffuso come nel primo grado... finalmente arriva a conoscere e ponderare il gran segreto della Perfezione Cristiana, cioè che la Croce è il Trono Reale delle mistiche Regine, ed il letto florido delle Spose de' Cantici. Questo segreto quanto è più nascosto alla maggior parte de' Cristiani, tanto più penetra la sua mente, ed il suo cuore con lume straordinario. Ella dunque in primo luogo forma un'altissimo concetto de' patimenti, e disonori di Cristo allorché li vede sollevati come tante stelle al più sublime posto de' Cieli, anzi sopra tutti li Angeli nella sfera infinita del Verbo Incarnato. E chi è che possa abbastanza stimare, e misurare il pregio di quelle Pene, che furono accolte nel seno di Dio paziente? Le Piaghe una volta erano marche d'infamia, ora sono divenute segni di Gloria e di Trionfo; e per tali appunto le mostrò l'istesso Signore risorto Ostendit eis Manus et Pedes (Luc. 24-40) La Croce era l'orrendo supplizio dei Rei; ora è fatta lo Stendardo Glorioso de' valorosi, e per tale la diede ai suoi eletti seguaci Si quis vult post me venire, tollat Crucem suam quotidie, et sequatur me (Luc. 9, 2 e 3) Se un vile metallo acquista prezzo e pregio perché battuto in moneta porta l'imagine di un Principe terreno; orsù dice l'anima ostendite mihi numisma census mostratemi i patimenti, li affanni li obbrobrj del mio Redentore che furono le monete d'infinito valore, con cui Egli pagò per tutti gli uomini il grande Censo alla Giustizia Divina Cujus est imago haec et superscriptio (Matt. 22-20) Di chi è questa sovrana Imagine, e questo augusto nome che portano? Ah non già d'un Imperatore, di un Cesare, ma di Dio medesimo. Oh dunque quanto è superiore a tutte le grandezze della terra la stima che meritano le Pene del Salvatore. Ah felice chi può arricchire d'un tanto tesoro! Felice chi è chiamato a bevere al medesimo Calice della Passione. Felice chi può gustare il medesimo fiele, il medesimo aceto, il medesimo dolore. Così sfogano i loro desiderj l'anime estatiche a mirare il pregio de' patimenti di Cristo, la bellezza della sua deformità, il decoro de' suoi disonori, la Maestà delle sue pene: e perciò ne vorrebbero esser partecipi, ne vanno avide, e sitibonde. Con tale eccesso di gaudio tripudiarono li Apostoli esultando fra le battiture, e le contumelie. Ibant gaudentes a conspectu Concilii, quoniam digni habiti sunt pro nomine Iesu contumeliam pati (Act. 5-41) Per questo il Dottore delle Genti si gloriava cotanto de' patimenti, e delle tribulazioni de' novelli fedeli fatti degni di patire con Cristo, e per Cristo: Ita ut et nos ipsi in vobis gloriemur, et in omnibus persecutionibus et tribulationibus vestris quas sustinetis (I Tessal. 1-4) E per questo tante anime amanti ebbero ad esclamare aut pati, aut mori; anzi di più pati et non mori per vivere più lungamente nel patire. Basti per fine il dire, che a chi conosce l'altissimo pregio della Croce di Cristo scompajono dalli occhi tutte le grandezze e pompe del mondo, e mentre quella apparisce tanto desiderabile, queste compaiono tanto vili, che bene spesso è sforzata ad esclamare con l'Apostolo Mihi autem absit gloriari nisi in Cruce Domini nostri Iesu Christi (Gal. 6-14) Da questo giusto e sublime concetto, che lo Spirito Santo infonde all'anima favorita de' patimenti del Redentore, nasce un'ardentissimo amore dei medesimi, onde alla stima, che fece l'intelletto, succede l'impeto della volontà.Dissi impeto, perché questa potenza, con tutto lo sforzo, ardore e moto de' suoi atti, si porta ad amare e desiderare la partecipazione de' dolori del Salvatore Non est Ei species neque decor: et vidimus Eum et non erat Aspectus. Mira l'anima innamorata il suo Bene cosi deformato, e guasto dai Patimenti, che ogni bellezza, e decoro resta coperto dalle lividure, e dal Sangue, e sembra che Egli abbia perduto per fin l'aspetto. E pure chi lo crederebbe? Et desideravimus eum. Ma come, e perché ella in sì fatta guisa lo desidera? Eccone la ragione Vere languores nostros ipse tulit, et dolores nostros ipse portavit. Vulneratus est propter iniquitates nostras, attritus est propter scelera nostra (Isai. 53. 4 e 5) Ah che al vedere le pene da noi meritate trasferite nell'Innocentissimo Gesù, e scontati i nostri delitti nella Sua Santissima Umanità; ah che ciò rapisce ogni cuore amante a bramare una parte di tanti dolori; sì per rendere gratitudine e corrispondenza come per acquistare somiglianza e fargli compagnia Come? Il mio Amor amabile tutto gronda a sangue per eccesso di Carità. A Planta pedis usque ad verticem Capitis non est in Eo sanitas: Vulnus et livor et plaga tumens (Isaie, 1-6) Tutto il mio Bene è una piaga d'innumerabili piaghe, ed io, che ho il cuore trafitto dal suo amore, non lo avrò ferito dal suo dolore? Dunque l'amore divino non saprà rassomigliare gli amanti fra loro, e con vincoli di pene stringere la diletta al suo Diletto? Mentre con questi e molti altri più infuocati sospiri la Sposa desidera i dolori del suo Amore Crocifisso Egli con un sottile interno susurro d'aura celeste le fa quel dolcissimo invito a mettere un dito nelle sue Piaghe: Infer digitum tuum huc et vide Manus meas Ma replicando ella tutta languida per l'amoroso desiderio la Sposa: Un dito solo metterò nelle Piaghe? Ode di più: et affer manum tuam, et mitte in latus meum (Joan. 20-27) Il dito che la Sposa mette nelle Piaghe divine significa un piccol assaggio de' suoi dolori, che le fa gustare quasi colla sommità del tatto il suo Dio. La mano poi che ella inserisce nel Sagro Costato, dinota maggior favore, che Egli le comparte, coll'accostarla più vicino alla fornace del suo immenso amore. Ma in questo grado non le concede Iddio di più, che brevi assaggi, che tocchi passagieri delle sue pene. Onde la sete amorosa dell' anima, invece di sminuirsi s'accresce sempre più, ed i suoi desiderj di patire col suo penante Amore, al trovare per un poco aperte le piaghe divine, corrono e volano più infuocati per entrare a saziarsi a pieno della Passione del Redentore Ecco però, che lo Sposo chiama la Sposa al grado seguente per compiacere il suo dolore desideroso, e seco crocifiggerla con ammirabile trasformazione. Opera perfetta, e sublimissima dello Spirito Santo, che chiarifica e glorifica la Passione del Verbo Umanato in questo modo di contemplarla più perfetto Ille me clarificabit
Quinto Grado. Il dolore trasformativo
Il quinto grado della Contemplazione dolorosa è il Dolore trasformativo. Cristo morendo dichiarò, che la sua Passione era consummata: Consumatum est (Jo. 19) Come dunque disse l'Apostolo adimpleo ea que, desunt Passionum Christi? (Coloss. 1-24) Forse Cristo non bevette fino all'ultima stilla tutto l'amarissimo Calice che il Divin Padre gli presentò? Forse alla Passione del Redentore mancò qualche pena, o qualche obbrobrio? Ah no. Alla Passione dell'amorosissimo Amor nostro Gesù questo manca, che le anime fedeli si trasformino in quella per dolore e per amore. E se alcuna ve ne à frà queste più favorita, certamente è quella Diletta, che lo Spirito Santo solleva all'ultimo grado della Contemplazione dolorosa. Essa tutta trasformata nel suo Diletto Adimplet ea, que, desunt Passionum Christi Cristo amò, usque ad mortem, sino a morire per amore: Spalancò le Braccia sulla Croce, e le piaghe nel corpo per invitare le anime amanti a languir seco, e ricopiare da lui la sua medesima Passione. Egli si compiace di attraere lo Spirito della sua Diletta dentro i forami della Pietra angolare, e la caverna amorosa del suo Corpo disfatto Columba mea in foraminibus petre, in Caverna Macerie, (Cant. 2.14) Ed ahi come questa Colomba quivi geme, sospira, si duole per le pene del suo Bene! Allorche lo Spirito dello Sposo si unisce allo Spirito della Sposa ogni dolore trapassa dall'uno all'altra; ogni piaga si raddoppia; un cuore toccando l'altro lo ferisce; i nodi dell'amore sono nodi di Sangue; gli amplessi delli amanti sono comunicazioni di duolo. I bacii delli Sposi sono impressioni di tristezza. Muore l'uno, e l'altra sviene. Pena l'uno e l'altra languisce. La Croce sostiene il Diletto, ed il Diletto è la Croce della Diletta. Ah qui sì che l'anima trasformata nel Crocifisso conosce a prova quia fortis est, ut mors dilectio (Cant. 8-6) che l'amore è crudele in lei, come la morte è crudele in Cristo, secondo la proporzione de' Soggetti; e che quanto opera in Cristo la morte di pene, tanto opera in lei la dilezione di affanno. Quindi alla vista dolorosa del suo Bene ella esclama: replevit me amaritudinibus, inebriavit me absynthio (Jer. Iam. 3-15) Le amarezze della Passione divina inondano e riempiono tutta la mia capacità, ed il mio spirito se ne va ebrio del dolore del mio Bene. Patisce perché patisce il suo Dio che è la sua Vita, e vorrebbe patire tutto ciò che patisce Dio, acciò egli nulla patisse. Cristo penante occupa tutto il suo spirito; onde ella respira e vive delle pene divine; ed a guisa di nube, che sospesa nell'alto de' cieli prende tutte le apparenze e tutti i colori, che in essa forma il Sole, così ella elevata all'alto di questa contemplazione riceve tutte le dolorose impressioni, e meste sembianze del contraposto moribondo Sole di Giustizia. Quindi questo dolore quasi non potendo capire nel solo interno delI'anima, talvolta sovrabbonda ad inondare anche nelle potenze materiali, e perfino nelle parti esterne del corpo. Deh angeli della pace, che poteste ben piangere, ma non già portare le stimmate della Passione di Cristo, mirate ed invidiate a questa Sposa crocifissa, se pur d'Invidia siete capaci Ella porta in sé medesima le Stimmate del suo Signore: Ego Stigmata Domini Jesu in corpore meo porto (Ad Gal. 6.17) Ella sviene nell'Orto col suo Agonnizante Bene. Ella prova il tormento delle funi, con cui il suo amore è legato; sente le battiture della flagellazione, le punture della Corona di spine, il peso della Croce, le trafitture de' Chiodi, gli spasimi della Passione. Questi e tant'altri dolori ella riceve in se dall'Appassionato Redentore, nel quale è trasformata in due maniere; altre volte nello spirito, ed altre ancora nel corpo. La passione Divina le viene comunicata allo spirito solo allorché contemplando in se medesima il Crocifisso e nel Crocifisso se stessa, come di due oggetti fatto un'oggetto solo, e l'amante unita all'amato per forza di Carità infusa non può avvenire che si dolga l'uno, senza che pur l'altra si addolori, né può la Diletta vivere colla vita del Diletto se insieme non ispasima e agonizza col medesimo: Ego (dice la Sposa de' Cantici 6-2) Ego Dilecto meo et Dilectus meus mihi. Io sono specchio al mio Diletto, ed il mio Diletto specchio a me. Ed ah quale specchio di acerbissima rappresentazione, e di mestissime imagini! In quella guisa, che stando due specchj posti di rincontro non può rappresentarsi cosa alcuna in uno, che tosto non apparisca anche nell'altro; così stando la Sposa amante non solamente di rincontro, ma intimamente unita allo Sposo divino risalta, e trapassa da questi a quella, secondo la capacità di grado in grado la Passione del Crocifisso Ego Dilecto meo, et Dilectus meus mihi. Ciò che fa l'amore, lo stesso fa il dolore, essendo questo dolore figlio dell'amore Ego Dilecto meo Ella per amore sta rivolta al Diletto, et Dilectus meus mihi ed il Diletto si specchia nel dolore di Lei. Egli la stringe a se nel più intimo dello spirito, e l'abbraccia con forte amplesso: Leva eius sub capite meo, et dextera illius amplexabitur me (Cant. 2-6) Ma che? la sinistra, e la destra, che formano i castissimi stringimenti ed amplessi sono traforate da' Chiodi e confitte sopra la Croce. Come dunque non sentirà ella le ferite di quelle punte, ed i dolori di quelle piaghe? Né solamente resta piagata e trafitta nello spirito, ma la Passione del suo Amore Crocifisso passa talora anche nel corpo con opera stupenda dello Spirito Santo, che in ogni maniera chiarifica e glorifica il Verbo Umanato.Questa comunicazione è più rara, e più privilegiata della prima, perché l'una dura insieme coll'altra, e l'una accresce l'altra, onde oltre le sue proprie contiene tutte le grazie della Passione puramente Spirituale. Quindi l'anima favorita talvolta sente e sperimenta nel dorso del suo corpo la crudeltà delle battiture della Flagellazione, nel Cranio l'acutezza delle Spine, sopra le spalle il peso dell'infame patibolo, nelle Mani e ne' Piedi la trafittura de' Chiodi, nel Costato il colpo della lancia, nelle fauci l'atrocità della sete, ed in tutte le membra l'estensione della passione del suo penante Bene. E sebbene passa immensa distanza fra le sue pene, e le pene del Redentore, non è però, che non sia una copia assai viva del Crocifisso, onde dir possa anch'essa coll'Apostolo Christo confixus sum Cruci (Gal 2.19) per opera e per trasformazione di quell'amore, per cui vive essa non già essa, ma in lei vive Cristo addolorato Vivo autem iam non ego; vivit vero in me Christus (ib.) che più? Queste Stimmate passano per fino al di fuori, e compajono con segni visibili, ed ammirandi ora sulla fronte, ora nelle mani, ne' piedi, e nel Costato della Diletta! Favore altissimo, che contrassegna le spose più care del Re de' dolori.