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S. Margherita da Cortona (1247-1297)

Autore:
Giacometti, Giulio - Sessa, Piero
Fonte:
Mimep-Docete ©
Nasce a Laviano, sul lago Trasimeno. La madre muore quando lei ha otto anni. A sedici anni fugge da casa col nobile giovane Arsenio da cui ha un figlio. Alla morte di Arsenio dopo nove anni di convivenza, è accolta a Cortona dalle nobili Moscari. Si dedica alle opere di carità ospedaliera ed entra nel Terzo Ordine francescano. Vive in una cella. Porta anche la pace nella sua città, unendo vita mistica e carità profetica. Vede aprirsi la ferita nel petto di Cristo e apparire il suo cuore. Margherita chiede ed ottiene di compiere la stessa esperienza di Gesù nella sua passione e crocifissione. Così avviene: di fronte a tutti i fedeli la donna sperimenta gli atroci dolori e la stessa morte di Cristo, non solo con una partecipazione spirituale ma con una vera e propria identificazione fisica.

La passione del nostro re e la compassione della vergine Maria avevano riempito tanto l'anima di Margherita, che non v'era cosa aspra e dura che non potesse sopportare dolcemente e facilmente. Una notte, mentre chiedeva con lacrime insistenti al Signore che le concedesse, nella sua generosità e in quanto possibile alle sue forze, parte di quel dolore che la madre sua aveva provato presso la croce, udì queste parole di Cristo: - All'ora prima, come al solito, va al convento dei miei frati; là sentirai l'acerbità, l'amarezza, il dolore della visione della mia pena, quale mai hai sentito o sperimentato -.
All'ora predetta giunse al convento, cercò umilmente di me, suo confessore e indegno servitore, e chiese per speciale favore che per nessun motivo uscissi di convento, giacché il Signore le aveva rivelato che in quel giorno sarebbe stata mentalmente confitta sulla croce.
Terminata la celebrazione della messa, verso l'ora terza, quell'anima devota a Dio fu rapita in estasi e, abbeverata nel fiele della passione, ebbe la visione del fatto del tradimento, dell'assalto dei giudei, udì le loro grida e i loro feroci consigli che preparavano il martirio di Cristo. Vedeva Cristo salutato col bacio del tradimento; condotto, legato, fra fiaccole e lanterne; rinnegato da Pietro e abbandonato dagli apostoli; il volto livido. Lo contemplava flagellato impietosamente alla colonna, deriso, velato, sputacchiato, schiaffeggiato, i capelli strappati, adorato per ironia. Poi vedeva in rapida successione la croce, i chiodi, la lancia, i testimoni falsi e prezzolati contro Cristo.
Quando giunse a udire le grida: "Ecco il vostro re", e : "Non abbiamo altro re che Cesare", e "Io non trovo nessun motivo di condanna a morte in lui"; o "Prendetelo voi e crocifiggetelo", per il dolore lanciò un grido e venne meno, tanto che tutti quelli che erano attorno credettero veramente che essa stesse morendo.


Allora, alla sua anima trapassata dalla spada del dolore, fu mostrata la vergine madre mentre seguiva il figlio suo angariato, assieme alle donne, alle Marie, a Maddalena, tra la calca dei giudei accorrenti e bestemmianti. E diceva: "Lo vedo portato fuori dal palazzo; condotto fuori la porta, vedo Simone costretto a portare la croce; lo vedo inchiodato; vedo i ladroni da una parte e dall'altra presso il mio Signore". "Ora - diceva - il ladrone di sinistra lo insulta; ora quello buono lo giustifica e gli chiede il regno; sento il Signore che promette la gloria; che raccomanda sua madre al discepolo e il discepolo alla madre; i giudei che bestemmiano e imprecano; e le tenebre che avvolgono tutta la terra. Adesso il mio Signore ha sete. Gli viene data una bevanda di fiele. Ora perdona ai suoi crocifissori e con voce altissima raccomanda a Dio, padre suo, lo spirito. Adesso - aggiungeva - la mia anima vede il cieco Longino condotto alla croce, gli si mette una lancia nelle mani ed ecco riacquista la vista per virtù del sangue prezioso del mio Dio". Per concludere in breve, essa non omise alcun episodio della passione.
Questo spettacolo, così nuovo e compassionevole, commosse tanto i cittadini di Cortona, che interrotti i loro uffici e mestieri, uomini e donne, lasciati a casa i bambini e i malati nelle loro cune o giacigli, in quel giorno accorsero più volte all'oratorio del nostro convento, costruito ad onore del beato nostro padre Francesco, e lo riempirono di pianti. Infatti vedevano Margherita colpita da feroci dolori non come fosse presso la croce ma quasi posta sopra la croce. In essa apparvero così ammirabili segni di dolore che noi tutti la credevamo già in punto di morte; per la violenza del dolore batteva i denti, si torceva come un verme e come una serpe, prendeva il colore della cenere, il polso rallentava, veniva meno la parola, diventava tutta gelida; e la gola si fece così rauca da non potersi capire, quando ritornò ai sensi. Fino all'ora nona infatti aveva perduta ogni sensibilità e capacità visiva esterna, tanto che non s'accorse della gente accorsa e piangente, né riconobbe il volto o la voce delle donne che l'assistevano e la tenevano.
Non credo di dover omettere una cosa non ancora raccontata: perciò ascolta anche quanto segue. Quando giunse l'ora nona, cioè della morte del nostro Signore e salvatore, nella quale egli, chinato il capo, spirò, anch'essa chinò lateralmente il capo sul petto e perse parimenti ogni movimento e sensibilità delle sue membra e noi tutti la credemmo morta. Rimase così davanti ai frati e a tutti i presenti che piangevano dall'ora nona fino al vespro.
Giunta l'ora del vespro, come se risorgesse da morte, sollevò il viso mostrando una singolare letizia, e levò gli occhi al cielo con gioia. Poi come avesse ricevuto nuovi meravigliosi doni, cominciò a ringraziare colui dal quale tutti i beni derivano. […] Noi eravamo ammirati dal fatto che avesse recuperato così presto le forze fisiche, ma essa confessò che si sentiva adesso più forte che non il mattino presto.