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S. Teresa d'Avila (1515-1582)

Autore:
Giacometti, Giulio - Sessa, Piero
Fonte:
Mimep-Docete ©
La grande mistica carmelitana di Avila è stata fortemente impressionata dalla Passione del Signore, fino alla trasverberazione del cuore.
Non ci descrive però il momento stesso della flagellazione, benché abbia avuto più volte visioni del Christus patiens.

Ormai la mia anima si sentiva stanca e voleva riposare, ma le sue perverse abitudini glielo impedivano. Entrando un giorno in oratorio, i miei occhi caddero su una statua che vi era stata messa, in attesa di una solennità che si doveva celebrare in monastero, e per la quale era stata procurata. Raffigurava nostro Signore coperto di piaghe, tanto devota che nel vederla mi sentii tutta commuovere perché rappresentava al vivo quanto Egli aveva sofferto per noi: ebbi tal dolore al pensiero dell'ingratitudine con cui rispondevo a quelle piaghe, che parve mi si spezzasse il cuore. Mi gettai ai suoi piedi in un profluvio di lacrime, supplicandolo a darmi forza per non offenderlo più.
Il secondo giorno di quaresima, nel monastero di San Giuseppe di Malag-n, appena fatta la comunione, mi si mostrò nostro Signore in una di quelle visioni immaginarie che mi sono solite. Stando io a contemplarlo, vidi che in luogo della corona di spine, ne aveva un'altra assai splendente, i cui raggi dovevano partire dalle piaghe che quella di spine gli aveva fatto intorno alla testa.
Devotissima come sono di questo mistero, mi consolai grandemente e mi posi a considerare lo spasimo atroce che il Signore dovette soffrire, per esser le ferite assai numerose. Già cominciavo a sentirne pena, quando il Signore mi disse di non compiangerlo per quelle ferite, ma per le molte altre che gli uomini gli facevano.
Una volta, appena fatta la comunione, mi parve chiarissimamente che nostro Signore mi si sedesse accanto, cominciandomi a consolare con molte attestazioni di bontà, e dicendomi fra l'altro: Eccomi qui, figliuola: sono io. Mostrami le tue mani. E parve che me le prendesse. Poi, portandosele al costato, aggiunse: Guarda le mie piaghe! Tu non stai senza di me. La vita passa rapidamente.
Ho compreso da certe sue espressioni che, dopo la sua ascensione al cielo, non è più disceso sulla terra per comunicarsi agli uomini altro che nel SS. Sacramento.
Mi disse inoltre che, appena risorto, si era mostrato a nostra Signora perché ne aveva gran bisogno. Il dolore la teneva così assorta e alienata, che non riusciva a tornare in sé neppure per godere di quella gioia. E da ciò capii qualche cosa di quella mia trafittura, benché assai diversa da quella della Vergine. - Come sarà stata la sua? Il Signore stette con lei molto tempo, essendo ciò necessario per consolarla.