Che veniate da destra o da sinistra, vagliate tutto, trattenete ciò che vale
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Bisogna riconoscere ai Radicali un merito. La loro ostinazione nel portare avanti il referendum abrogativo sulla legge 40, ha provocato un acceso ed interessante dibattito culturale ed antropologico. Dopo anni di silenzio, di politica politicante, di propaganda e slogan elettorali, gli italiani si sono dovuti confrontare su un tema importante come quello della procreazione. Si è stati costretti a parlare di libertà, di limite del diritto e, cosa più importante, di uomo.
Quella sulla fecondazione non è stata una battaglia laici-cattolici, è stata una battaglia culturale nella quale la ragione ha avuto un ruolo predominante. La sensazione è quella di avere assistito al disvelamento di quel vaso di Pandora sotto il quale il mondo progressista ha nascosto per anni la propria contraddizione. Dico tutto ciò con rammarico. Da marxista non credente ho subìto la demagogia e la deriva scientista della sinistra con profonda difficoltà. Paradossalmente l’abbraccio al liberismo radicale ha, in un sol colpo, destrutturato le intere fondamenta dell’identità progressista. L’azzeramento culturale ha dissolto ogni forma di cauta analisi per confluire in slogan che hanno snaturato il concetto stesso di femminismo e di libertà.
Man mano che la campagna referendaria ha preso corpo e le dichiarazioni si sono moltiplicate, una sorta di fastidio ha pervaso proprio il popolo della sinistra. Le litanie che ridondavano negli appelli, chiedevano “sì” per la libertà, “sì” per la donna, “sì” per il diritto di cura. Ognuna di queste rivendicazioni però prescindeva dal contesto e dall’oggetto della discussione. La mercificazione umana, tanto analizzata e messa alla berlina da K. Marx, nel giro di pochi mesi è stata adottata proprio da coloro che hanno ereditato il suo pensiero, come motivo di liberazione. Il concetto di libertà ha subìto l’affondo più terrificante. Non più un’impresa comunitaria nella quale la persona in relazione con le altre ha l’opportunità di sviluppare in tutti i sensi le sue disposizioni, ma un ripiegamento solitario ed egoistico con l’unico scopo del soddisfacimento solipsista.
Gli embrioni nel vaso di fiori
Ai tanti compagni che si avvicinavano alla tematica referendaria, ad un certo punto, ho deciso di suggerire la strada più ovvia: non ascoltare le mie osservazioni o gli inviti all’astensione, ma il confronto diretto con gli abrogazionisti. è bastato poco, per coloro che volevano capire, rendersi conto dell’aberrante disegno referendario. Le sedi della Cgil erano ricoperte da enormi manifesti dove non si capiva se la Ferilli stesse sponsorizzando un nuovo reggiseno, o invitasse al tesseramento annuale. Chi prestava attenzione però, capiva che alla prosperosa attrice, era stato affidato il compito di sostituire la pasionaria Rosa Luxemburg, ovviamente per conquistare la libertà femminile contro l’oscurantismo Vaticano! Questa tristezza visiva, è stata ben poca cosa rispetto agli sproloqui ascoltati.
Luciana Castellina, prestigiosa figura de il Manifesto e femminista d’antan, ha esordito in un dibattito pubblico dicendo: «Molti anni fa speravo che le donne potessero un giorno mettere gli embrioni in un vaso di fiori e farli crescere lì, per poter togliersi la fatica di una gravidanza lunga nove mesi». Se questa è una speranza progressista, non ho dubbi oggi nel preferire l’ascolto e il dialogo con un cattolico che rivendica il Cristo come principio di libertà! Nel corso della mia personale campagna referendaria, un militante di Cl, dopo che avevo spiegato perché marxisticamente non potevo far altro che difendere il principio di precauzionalità astenendomi da questo referendum, mi ha sorriso dicendomi: «Gli unici veri materialisti rimasti in circolazione siamo noi cattolici». Al di là della provocazione che la frase potrebbe suscitare, ho dovuto convenire sulla veridicità dell’affermazione. Chi ha il coraggio e la fermezza di affermare che l’embrione è vita, che l’embrione è il principio dell’uomo, è sicuramente più realista e concreto di un professor Flamigni che cincischia «l’embrione è qualcosa di molto importante». Una dichiarazione assurda che la scienza dovrebbe rigettare a priori. O l’embrione è nulla e allora è possibile riprodurlo in serie come un tondino di ferro, oppure è qualcuno e quindi devo, per forza di cose, far valere su di esso il principio di precauzione.
Parafrasando la Fallaci
Reiteravano la frase: «Conquistiamo il diritto, conquistiamo la libertà». Ma cos’è la libertà per costoro? Il desiderio di onnipotenza che ha ispirato i liberisti della vita umana, potrebbe spiegarsi attraverso le parole della giurista franco-argentina Marcela Iacub (nota per L’empire du ventre, Flammarion) che sostiene una nuova forma di «genitorialità senza corpo» attraverso la creazione di un utero artificiale in grado di separare l’identità femminile dalla procreazione, unica via per ottenere la definitiva eguaglianza con l’uomo. Secondo la Iacub «è padre o madre non chi ha fornito il suo corpo per una nascita, bensì chi ha avuto l’idea e la volontà di far nascere un essere umano come figlio o figlia». Al cospetto di questa disumanizzazione della società, mi schiero apertamente con i cosiddetti “oscurantisti”! Dico questo da non credente perché, se la ragione perde il senso con la realtà, smarrisce la concretezza dell’uomo. Non siamo più al cospetto del laicismo ma unicamente della barbarie.
L’accusa di clericalismo è talmente infantile da non meritarsi neppure una replica. Parafrasando Oriana Fallaci (The Wall Strett Journal, 23.06.05) dico, a chi mi accusa di aver svenduto l’anima ai preti, che, se su questa tematica un ateo la pensa nella stessa maniera del Papa, ci deve essere qualcosa di vero. Ci deve essere qualche verità umana che va al di là della religione! La stessa verità che mi ha fatto marciare simbolicamente a Madrid assieme ai vescovi e alle famiglie cattoliche contro il matrimonio e le adozioni gay.
Un’altra battaglia che viene sbandierata come una lotta di liberazione, che, con il pretesto di soddisfare un desiderio, nega la necessità e il diritto per i figli adottati di avere un padre e una madre e non semplicemente due tutori dello stesso sesso. Libertà loro van cercando. Teorizzano la dissoluzione dell’uomo, negando la ragione.